Design italiano 2026: l’evoluzione dal tessile alle luci tra digitale e analogico

Design italiano 2026: l'evoluzione dal tessile alle luci tra digitale e analogico

Design italiano 2026: l'evoluzione dal tessile alle luci tra digitale e analogico

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

Milano, 3 febbraio 2026 – Il design italiano apre il 2026 con un approccio più fluido e trasversale. I confini tra gli ambienti di casa si fanno meno netti e il Made in Italy resta protagonista, vero motore di innovazione. In un momento segnato da nuove esigenze abitative e da una crescente attenzione alla sostenibilità, aziende e designer raccontano come stanno interpretando le tendenze dell’anno appena iniziato.

Bagno 2026: essenzialità, modularità e comfort al centro

Nel mondo dell’arredo bagno la direzione è chiara. “Gli spazi devono essere semplici ma avanzati, capaci di integrarsi con il resto della casa e garantire prestazioni di alto livello”, spiega Riccardo Gava, designer e Art Director di Ideagroup. L’azienda, uno dei nomi di riferimento per il bagno, ha appena lanciato Wall, un sistema d’arredo che supera i limiti classici della stanza da bagno. “Wall punta sull’architettura della parete, unendo estetica e funzionalità in un’unica soluzione”, racconta Gava. Il sistema si distingue per la sua modularità e per le tante finiture disponibili, che lasciano ai progettisti grande libertà di composizione, senza perdere equilibrio e coerenza nel design.

Secondo Gava, oggi progettare il bagno significa mettere davvero al centro il benessere delle persone, trovando un equilibrio tra funzionalità, materiali di qualità e cura dei dettagli. “Con Wall abbiamo voluto creare un progetto che si integra con la casa e accompagna la vita di tutti i giorni, senza rinunciare a eleganza e innovazione”, aggiunge.

Spazi contemporanei: tra digitale e fisico serve equilibrio

Il cambiamento nel design del bagno rispecchia una trasformazione più ampia nel modo di vivere la casa. “Le nostre vite sono sempre più digitali, viviamo in case connesse e frequentiamo spazi pieni di tecnologia invisibile”, osserva Nicola De Pellegrini, architetto olistico e fondatore dello studio Anidride Design. Eppure, proprio questa crescita del digitale fa emergere un bisogno opposto: “Più il digitale entra nella quotidianità, più si cerca un ambiente che restituisca una sensazione concreta, fisica, quasi rassicurante”.

Nel design e nell’arredo, spiega De Pellegrini, si nota un ritorno a materiali caldi e a superfici imperfette, che raccontano una storia. Allo stesso tempo, però, resta forte l’attenzione alla pulizia delle forme e alla praticità. “Metalli e superfici performanti si bilanciano con elementi più morbidi e naturali. È un linguaggio contemporaneo ma più umano”.

Questa idea si riflette anche nell’architettura: gli spazi non sono più pensati per una funzione rigida, ma per essere vissuti in modi diversi. “C’è più attenzione al rapporto tra dentro e fuori, ai passaggi graduali, agli spazi intermedi che aiutano a rallentare”, spiega De Pellegrini. Cresce anche il valore di ambienti raccolti, dove poter stare da soli o concentrarsi. E la durata diventa un tema chiave: “Non tutto va sostituito, molte cose possono evolvere”.

Cucina italiana, patrimonio Unesco e nuovi orizzonti

Il 2026 è anche l’anno in cui la cucina italiana è stata riconosciuta patrimonio Unesco. Un risultato che spinge i marchi storici a guardare avanti. Tra questi c’è Scic-Super Cucine Italiane Componibili, nata a Parma nel 1948. Lorenzo Marconi Fornari, Ceo dell’azienda, sottolinea come oggi il design della cucina non sia più solo prodotto, ma un sistema di valori. Le sfide? Integrare sostenibilità concreta, tecnologia e identità di marca per rispondere a consumatori sempre più attenti.

Scic punta su innovazione e qualità progettuale, senza perdere la forte cultura del design italiano. “Il 2026 segna una nuova fase per il settore”, dice Marconi Fornari.

Tessile per la casa: trasparenza e filiera corta al centro

Anche il tessile guarda al futuro con occhio attento. Il Gruppo Gabel, realtà familiare nata nel 1957, conferma che le tendenze 2026 puntano su comfort, sostenibilità e trasparenza nelle filiere. Francesca Moltrasio, direttore Marketing e Comunicazione, spiega: “I consumatori chiedono prodotti che funzionano bene ma vogliono anche sapere come sono fatti”.

Gabel ha scelto di tenere tutta la produzione in Italia: nello stabilimento di Rovellasca (Como) si trovano stamperia e tintoria, mentre a Buglio in Monte si svolge la tessitura. Una scelta che assicura qualità e controllo diretto sulla filiera.

Mercati globali e dazi, la sfida italiana

Il 2026 si apre anche con nuove sfide sul fronte internazionale. Tra dazi dagli Stati Uniti e cambiamenti negli equilibri commerciali con Cina e Sud America, le aziende italiane devono sapersi muovere in fretta. Gianni Bolzan, Ceo di Linea Light Group, spiega che “capire queste dinamiche è fondamentale per trasformarle in occasioni”. L’azienda ha messo a punto produzioni dedicate in Usa e Cina, oltre a una rete globale di filiali per supportare i progettisti in modo rapido.

“Il mercato chiede soluzioni mirate e competenze specifiche”, aggiunge Bolzan. Linea Light Group risponde con marchi come I‑LèD, Linealight Collection e Stilnovo, ognuno con una propria identità. Per Stilnovo la sfida è rafforzare la presenza nei progetti di alto livello, portando il suo patrimonio verso il futuro.

In sintesi, il design italiano entra nel 2026 tra innovazione, sostenibilità e sfide globali. Un percorso che mette al centro persone, materiali e identità.