Iran apre al dialogo con gli Stati Uniti per tutelare gli interessi nazionali

Iran apre al dialogo con gli Stati Uniti per tutelare gli interessi nazionali

Iran apre al dialogo con gli Stati Uniti per tutelare gli interessi nazionali

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

Teheran, 3 febbraio 2026 – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha annunciato questa mattina di aver incaricato il ministro degli Esteri Abbas Araghchi di esplorare la possibilità di aprire un dialogo con gli Stati Uniti, a patto che ci siano condizioni di rispetto reciproco e che gli interessi nazionali dell’Iran siano salvaguardati. La notizia è arrivata poco dopo le 9, tramite un post sul profilo ufficiale X del presidente.

Iran valuta l’ipotesi di negoziati con Washington

Pezeshkian ha spiegato che la decisione nasce “in risposta alle richieste dei governi amici della regione”, che hanno spinto per una reazione alla proposta di negoziati avanzata dal presidente statunitense Donald Trump. L’incarico dato ad Araghchi è chiaro: cercare “negoziati equi e imparziali, guidati da dignità, prudenza e senso del tempo”, ma solo se ci sarà “un clima adatto, senza minacce né condizioni irragionevoli”.

Il riferimento ai “governi amici” sembra puntare ai recenti contatti tra Teheran e alcune capitali del Golfo, come Doha e Muscat. Negli ultimi giorni, fonti diplomatiche hanno confermato una serie di incontri riservati tra rappresentanti iraniani e mediatori regionali, con l’obiettivo di abbassare la tensione e riaprire il canale del dialogo tra Iran e Stati Uniti.

Le condizioni di Teheran

Il presidente ha ribadito che qualsiasi apertura verso Washington dovrà rispettare “i nostri interessi nazionali”. Anche il portavoce del ministero degli Esteri ha sottolineato: “Non accetteremo pressioni o imposizioni. Il rispetto della sovranità iraniana è un punto non negoziabile”.

Questa mossa arriva in un momento delicato per la regione. Da settimane le tensioni tra Iran e Stati Uniti sono in crescita, complici l’aumento delle tensioni militari in Medio Oriente e le nuove sanzioni statunitensi contro alcune aziende iraniane. Solo due giorni fa, il segretario di Stato americano aveva ribadito che “la porta del dialogo resta aperta”, ma ha chiesto a Teheran “gesti concreti” per dimostrare la volontà di distensione.

Il ruolo chiave dei mediatori regionali

Dietro le quinte, secondo fonti occidentali, sono in movimento Qatar e Oman, storici facilitatori nei rapporti tra Iran e Stati Uniti. Negli ultimi giorni, il ministro degli Esteri qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha avuto almeno due colloqui telefonici con Araghchi, mentre da Muscat arrivano voci su una possibile visita di una delegazione iraniana nelle prossime settimane.

Un diplomatico europeo a Teheran ha raccontato ad alanews.it: “C’è una finestra di opportunità, ma tutto dipenderà dalla capacità di evitare provocazioni e costruire almeno un minimo di fiducia”. Al momento, però, non sono in programma incontri ufficiali né sono stati fissati calendari per negoziati.

Le reazioni nel mondo

L’apertura di Teheran è stata accolta con cautela dalle principali cancellerie occidentali. A Bruxelles, un portavoce dell’Unione Europea ha detto che “ogni passo verso il dialogo è positivo”, ma ha invitato tutti a “un atteggiamento responsabile”. Più prudente Israele, dove fonti governative riferiscono che il premier ha mostrato “scetticismo” sulla reale volontà iraniana di trovare un accordo.

A Washington, la Casa Bianca non ha ancora commentato ufficialmente. Ma alcuni analisti americani vedono nella mossa di Pezeshkian un tentativo di tirare il fiato, allentare la pressione internazionale e guadagnare tempo in vista delle prossime elezioni interne.

Futuro incerto, possibilità concrete

Resta da vedere se questa apertura si trasformerà davvero in un nuovo giro di negoziati tra Iran e Stati Uniti o se sarà solo una mossa tattica. Negli ultimi anni, diversi tentativi di dialogo si sono spenti sul tema delle sanzioni e del programma nucleare iraniano.

Per ora, come ha scritto Pezeshkian su X, “tutto dipenderà dall’esistenza di un ambiente adatto”. Solo allora, forse, si potrà parlare di una vera svolta tra Teheran e Washington.