New York, 3 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha chiuso ieri in forte calo alla Borsa di New York, lasciando sul terreno il 5,21% e fermandosi a 61,81 dollari al barile. Un risultato che ha preso alla sprovvista molti operatori, specie considerando le tensioni geopolitiche delle ultime settimane e le previsioni, fino a pochi giorni fa, che parlavano di una possibile stabilizzazione sopra i 65 dollari.
Petrolio giù: cosa ha fatto scattare la caduta
Dietro questo calo, spiegano gli analisti di Goldman Sachs, c’è un mix di fattori. Da una parte, l’aumento delle scorte negli Stati Uniti, confermato ieri pomeriggio dai dati dell’Energy Information Administration. Dall’altra, il rallentamento della domanda globale, soprattutto quella cinese. “Le ultime cifre sulle importazioni cinesi mostrano una contrazione inattesa”, ha detto Mark Evans, senior analyst della banca d’affari newyorkese. “Questo ha inciso molto sulle aspettative degli investitori”.
A Wall Street la reazione è stata immediata. Già nelle prime ore del mattino il prezzo del greggio WTI ha iniziato a scendere, anche a causa della forza del dollaro e delle incertezze sulle prossime mosse della Federal Reserve. Il calo si è accentuato nel pomeriggio, con la pubblicazione dei dati sulle scorte.
Petrolio giù, borse in rosso: il colpo alle compagnie energetiche
Il ribasso del petrolio ha fatto sentire il suo peso anche sui titoli delle grandi compagnie energetiche. ExxonMobil e Chevron hanno chiuso in perdita, rispettivamente con un -2,8% e un -3,1%. “Il settore sta attraversando un momento delicato”, ha ammesso un trader di Wall Street, che ha preferito restare anonimo. “Molti temono che questa tendenza possa andare avanti nelle prossime settimane”.
Non solo negli Stati Uniti: anche in Europa la discesa del prezzo del greggio ha pesato sulle borse. A Londra, il titolo BP ha perso il 2%, mentre TotalEnergies a Parigi ha segnato un -1,7%. Gli occhi ora sono puntati sulle prossime mosse dell’OPEC+, che potrebbe intervenire per cercare di riequilibrare il mercato.
Che cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Le previsioni raccolte da Reuters indicano che il prezzo del petrolio potrebbe restare sotto pressione almeno fino alla fine del primo trimestre. “La domanda globale non dà segni di una ripresa solida”, ha sottolineato l’economista Sarah Lin dell’Università di Chicago. “Intanto l’offerta resta alta e i produttori americani non sembrano intenzionati a ridurre la produzione”.
Da tenere d’occhio anche il fronte geopolitico in Medio Oriente. Negli ultimi giorni ci sono stati nuovi scontri tra milizie in Iraq e Siria, ma, secondo fonti diplomatiche, al momento non ci sarebbero rischi immediati per le forniture. “La situazione resta instabile”, ha detto un funzionario del Dipartimento di Stato americano. “Tuttavia, il mercato sembra aver già incorporato questi rischi”.
Cosa significa per l’economia e per i consumatori
Il calo delle quotazioni del petrolio potrebbe tradursi, nelle prossime settimane, in un leggero calo dei prezzi dei carburanti alla pompa. In Italia, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina è scesa in media di 2 centesimi al litro nell’ultima settimana. Ma le associazioni dei consumatori invitano alla prudenza: “I ribassi internazionali non sempre si riflettono subito nei prezzi al dettaglio”, ha ricordato Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori.
Per le imprese che consumano molta energia – trasporti, logistica, industria pesante – un periodo con prezzi più bassi potrebbe essere un sollievo dopo mesi di rincari. Ma, come sottolineano gli esperti, molto dipenderà da come si muoverà la domanda globale e dalle decisioni dei grandi produttori.
Mercati in attesa: tra cautela e nervosismo
In questo clima incerto, gli operatori mantengono la prudenza. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il calo di ieri segna l’inizio di una nuova fase ribassista o è solo una pausa momentanea. A New York si guarda già ai dati sulle scorte della prossima settimana e alle parole dei vertici OPEC+. “Il mercato è teso”, ha confidato un broker della Fifth Avenue. “Basta poco per cambiare direzione”.
Per ora resta il dato: 61,81 dollari al barile, il livello più basso delle ultime sei settimane. Un segnale chiaro che il mercato del petrolio continua a muoversi su un terreno instabile, tra spinte contrapposte e aspettative in bilico.
