Petrolio in crescita a New York: raggiunti i 62,62 dollari

Petrolio in crescita a New York: raggiunti i 62,62 dollari

Petrolio in crescita a New York: raggiunti i 62,62 dollari

Matteo Rigamonti

Febbraio 3, 2026

New York, 3 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha messo a segno un nuovo balzo questa mattina a New York, con il barile che ha guadagnato lo 0,80%, chiudendo a 62,62 dollari. Il movimento, registrato nelle prime ore della seduta americana, nasce da una miscela di tensioni geopolitiche e dinamiche di mercato che stanno spingendo le materie prime energetiche in questo inizio di settimana.

Petrolio in rialzo: cosa sta succedendo davvero

Gli addetti ai lavori a Wall Street spiegano che il prezzo cresce sia per le tensioni in alcune zone chiave del Medio Oriente, sia per l’attesa dei dati sulle scorte statunitensi, in arrivo domani dal Dipartimento dell’Energia. “Gli investitori sono cauti”, dice Mark Evans, analista di Energy Markets Consulting. “La situazione in Iraq e Iran è molto instabile e potrebbe pesare sull’offerta globale”. Solo ieri, fonti locali hanno segnalato rallentamenti nei terminal petroliferi vicino a Bassora.

L’effetto sulle borse e le reazioni degli operatori

Il rialzo del greggio ha subito fatto sentire il suo peso anche in Borsa. A Wall Street, i titoli del settore energia – come ExxonMobil e Chevron – hanno aperto in leggero vantaggio, mentre il settore dei trasporti ha mostrato più oscillazioni. “Ogni volta che il petrolio si muove così, il mercato si chiede cosa significhi per l’inflazione e i costi delle aziende”, confida un trader di New York poco dopo l’apertura. In Europa, invece, il Brent di Londra ha seguito il trend americano, ma senza scossoni evidenti.

Scorte Usa sotto la lente, cosa aspettarsi

Tutti gli occhi restano puntati sulle scorte di greggio negli Stati Uniti. Bloomberg parla di un calo di circa 2 milioni di barili nell’ultima settimana, secondo stime preliminari. Se il dato verrà confermato, i prezzi potrebbero spingersi ancora più in alto. “Il mercato aspetta conferme”, sottolinea Jennifer Lee, economista di BMO Capital Markets. “Se davvero le scorte scendono, potremmo vedere nuovi rialzi già nei prossimi giorni”.

Tensioni geopolitiche che pesano sul mercato

Non sono solo i numeri a muovere il prezzo del petrolio, ma anche le tensioni internazionali. Negli ultimi giorni, il Golfo Persico è tornato sotto i riflettori dopo le parole di Abdulaziz bin Salman, ministro dell’Energia saudita, che ha ribadito l’impegno dell’OPEC+ a tenere sotto controllo la produzione. “Siamo pronti a intervenire, se serve”, ha detto durante una conferenza stampa a Riyadh. Nel frattempo, restano bloccate le trattative tra Stati Uniti e Venezuela su possibili allentamenti delle sanzioni.

Prezzi in salita per famiglie e imprese

L’aumento del petrolio si riflette anche sulle tasche di consumatori e aziende. Negli Stati Uniti, secondo l’AAA (American Automobile Association), il prezzo medio della benzina è salito a 3,27 dollari al gallone nelle ultime 24 ore. In Italia, le associazioni dei consumatori parlano di un lieve aumento alla pompa nelle grandi città: a Milano e Roma, questa mattina, la benzina self service si aggirava intorno a 1,82 euro al litro.

Mercati in attesa, ma con prudenza

Gli esperti restano cauti sulle prossime mosse del mercato. “Il petrolio è molto sensibile sia ai dati sulle scorte sia agli sviluppi geopolitici”, ricorda Evans. “Basta poco per cambiare rotta”. Per ora, la soglia dei 63 dollari sembra un punto di equilibrio temporaneo. Solo nei prossimi giorni, con la pubblicazione dei dati ufficiali e l’evoluzione delle crisi internazionali, si potrà capire se la corsa continuerà o se arriveranno correzioni.

Intanto, operatori e investitori restano con gli occhi incollati ai monitor delle sale trading di New York e Londra. E anche alle pompe di benzina, perché ogni variazione del prezzo del barile si riflette, spesso in poche ore, sulla vita di milioni di persone.