Kiev, 3 febbraio 2026 – L’Ucraina ha trovato un’intesa con i principali alleati europei e americani su un piano a più livelli per controllare e far rispettare un possibile cessate il fuoco con la Russia, secondo quanto riportato nelle ultime ore dal Financial Times. L’idea, discussa nelle ultime settimane tra Kiev, Bruxelles e Washington, prevede una serie di passaggi graduali: all’inizio ci sarebbero le forze europee, mentre solo in caso di violazioni ripetute entrerebbe in gioco il supporto militare diretto degli Stati Uniti.
Un piano a tappe per tenere sotto controllo il conflitto
Fonti diplomatiche citate dal quotidiano britannico spiegano che il piano partirebbe con il dispiegamento di una forza di deterrenza guidata dall’Europa. Si tratterebbe di un contingente limitato, formato da militari di diversi Paesi Ue, incaricati di osservare e monitorare la linea del fronte. La parte logistica e l’intelligence sarebbero affidate agli Stati Uniti, che almeno all’inizio non metterebbero truppe direttamente sul campo.
L’obiettivo, dicono funzionari vicini al dossier, è garantire una presenza internazionale visibile e credibile nelle zone più calde del conflitto. “Si vuole evitare una nuova escalation e dare a Kiev garanzie concrete”, ha confidato un diplomatico europeo che segue da vicino i negoziati. La presenza di osservatori stranieri dovrebbe scoraggiare eventuali violazioni da parte delle truppe russe o delle milizie filorusse.
Se il cessate il fuoco salta: entra in scena il gruppo dei ‘Volenterosi’
Se il cessate il fuoco venisse ignorato più volte – uno scenario che a Bruxelles molti non scartano – si passerebbe alla seconda fase. Qui entrerebbero in gioco i cosiddetti ‘Volenterosi’, un gruppo ristretto di Paesi europei pronti a dare un sostegno militare più diretto all’Ucraina. Non è ancora chiaro chi siano esattamente, ma circolano nomi come Polonia, Francia e Paesi baltici.
Questa seconda fase segna un salto nell’impegno occidentale: “Sarebbe un segnale chiaro per Mosca: la comunità internazionale non accetterà altre aggressioni”, ha spiegato un funzionario della Commissione europea. Tuttavia, decidere di attivarla richiederà un accordo politico tra i partner e la conferma di violazioni oggettive.
Gli Stati Uniti: dietro le quinte, ma pronti a intervenire
Gli Stati Uniti rimangono un pilastro del piano, anche se all’inizio con un ruolo più nascosto. Washington si occuperebbe di logistica, intelligence satellitare e coordinamento strategico. Solo se la situazione dovesse peggiorare davvero, con una nuova escalation russa, scatterebbe la terza fase: un intervento militare coordinato, con le forze americane direttamente al fianco di quelle europee.
Fonti vicine all’amministrazione Biden hanno chiarito che “l’opzione militare è l’ultima spiaggia”, ma non è esclusa. Il Pentagono tiene d’occhio la situazione sul terreno e resta in continuo contatto con gli alleati europei. “Non vogliamo uno scontro diretto con la Russia – ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato – ma non possiamo lasciare Kiev da sola”.
Reazioni: prudenza a Mosca, speranza a Kiev
A Kiev, la notizia del piano è stata accolta con un misto di speranza e cautela. Il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che “la sicurezza dell’Ucraina è una priorità comune” e ha ringraziato i partner occidentali per il loro sostegno. Nei corridoi del potere si sottolinea come la presenza internazionale possa davvero frenare nuove offensive.
A Mosca, invece, prevale la prudenza. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha avvertito che “qualsiasi presenza militare straniera nei territori contesi sarà vista come una provocazione”. Le autorità russe non hanno ancora commentato nel dettaglio il piano, ma alcuni osservatori prevedono una reazione dura.
Resta da capire se e quando il piano partirà davvero. Molto dipenderà da come andranno i negoziati e dalla volontà delle parti di mantenere gli impegni. Nel frattempo, sul terreno si continua a combattere: solo ieri mattina, nella regione di Kharkiv, si sono registrati nuovi scontri tra l’esercito ucraino e le forze filorusse. Un equilibrio fragile, che chiede risposte rapide, ma anche molta attenzione sul piano diplomatico.
