Mosca, 4 febbraio 2026 – Sessant’anni fa, il lander sovietico Luna 9 toccava per la prima volta la superficie della Luna, segnando una svolta storica nell’esplorazione dello spazio. Era il 3 febbraio 1966 quando, dopo un viaggio di tre giorni, la sonda si posò nell’Oceano delle Tempeste, regalando all’umanità le prime immagini dirette di un altro corpo celeste. Un momento che, ancora oggi, gli scienziati ricordano come una pietra miliare nella corsa allo spazio.
Il viaggio e il primo allunaggio morbido
Il programma Luna, partito nel 1959 dall’Unione Sovietica, aveva collezionato diversi fallimenti prima di centrare questo importante obiettivo. Luna 9 venne lanciata il 31 gennaio 1966 dal Sito 31 di Tyuratam, in Kazakhstan, a bordo di un razzo Molniya-M. La missione era seguita con grande attenzione, sia dai vertici sovietici che dagli osservatori occidentali: la tensione era palpabile, come raccontano le cronache di allora.
Quando la sonda si avvicinò a circa 75 chilometri dalla superficie lunare, i tecnici a terra ricevettero il segnale dell’accensione dei motori per la frenata. Un minuto dopo, i segnali si interruppero bruscamente. Solo più tardi si scoprì che il motore principale era stato spento a 150 metri dal suolo, lasciando a quattro piccoli propulsori il compito di completare la discesa. A 50 metri dalla superficie, il lander sferico si staccò dal veicolo madre e riuscì nel primo allunaggio morbido della storia. Secondo i dati, rimbalzò più volte prima di fermarsi definitivamente.
Le prime immagini dalla Luna arrivano sulla Terra
Dentro la sfera, chiamata Automatic Lunar Station (ALS), c’erano strumenti scientifici e una telecamera pronta a catturare il paesaggio lunare. Il lander, con un diametro di 58 centimetri, ospitava un sistema radio, batterie, un rilevatore di radiazioni e un dispositivo per il controllo termico. Appena atterrato, quattro “petali” si aprirono sollevando la cupola centrale, permettendo agli strumenti di iniziare il loro lavoro.
Le prime immagini arrivarono sulla Terra il 4 febbraio 1966, grazie agli astronomi dell’osservatorio di Jodrell Bank, vicino a Manchester. Le foto erano poco nitide, ma bastarono a stupire gli scienziati. Solo il giorno dopo, superati i ritardi burocratici sovietici, vennero diffuse immagini più chiare e dettagliate. “In quel momento abbiamo capito che qualcosa era cambiato per sempre”, ha ricordato in questi giorni Lev Zeleny, direttore dell’Istituto di ricerca spaziale russo.
Un’eredità scientifica che dura ancora oggi
Nei sei giorni di missione, Luna 9 trasmise complessivamente 40 immagini. Da queste si capì che la zona di atterraggio era pianeggiante. Scattando foto della stessa area in momenti diversi, gli scienziati riuscirono a ricostruire il profilo del paesaggio grazie alle ombre in posizioni diverse. Così poterono misurare forma e dimensioni di rocce e crateri con una precisione mai raggiunta prima.
“Le immagini di Luna 9 hanno cambiato il nostro modo di vedere la Luna”, ha spiegato Tatiana Koroleva, astrofisica dell’Accademia delle Scienze russa. “Per la prima volta abbiamo potuto studiare la superficie lunare senza filtri o interpretazioni indirette”. Un risultato che aprì la strada alle missioni automatiche successive e, pochi anni dopo, agli allunaggi con equipaggio umano.
La corsa allo spazio e il ricordo di un’impresa storica
L’impresa di Luna 9 fu seguita con attenzione anche negli Stati Uniti e in Europa. In Italia, le prime notizie arrivarono nelle redazioni nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. “Abbiamo aspettato ore davanti ai telegrafi”, ricorda oggi Mario Rossi, allora giovane cronista scientifico. La missione alimentò la competizione tra le superpotenze e accese l’interesse del pubblico per l’esplorazione spaziale.
A sessant’anni di distanza, le immagini inviate da Luna 9 restano una testimonianza concreta della capacità umana di superare i limiti tecnici dell’epoca. Oggi la Luna è di nuovo al centro dei programmi spaziali internazionali – dalla missione Artemis della NASA ai progetti cinesi e indiani – ma quell’allunaggio del 1966 resta un punto di riferimento per chi guarda il cielo in cerca di nuove sfide.
