Roma, 4 febbraio 2026 – Da oggi, le imprese con un fatturato sotto i 500 milioni di euro possono entrare nella cooperative compliance per gli anni 2026 e 2027. Lo prevede un nuovo decreto firmato dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone. Una mossa molto attesa dal mondo delle imprese, che apre la strada a un rapporto più stretto tra contribuenti e fisco, anche per realtà più piccole.
Cooperative compliance: ora anche per le aziende più piccole
Il decreto, pubblicato stamattina sul sito dell’Agenzia delle Entrate, stabilisce le regole e il modello per aderire. Finora, la cooperative compliance – nata con l’articolo 7-bis del Dlgs n. 128/2015 – era riservata solo alle grandi imprese. Da oggi, anche chi non arriva a 500 milioni di fatturato potrà accedere, a patto di avere un sistema di controllo del rischio fiscale.
L’Agenzia ha spiegato che l’obiettivo è “favorire la trasparenza e il confronto preventivo”, dando alle imprese la possibilità di discutere con il fisco su questioni fiscali complesse prima di prendere decisioni che potrebbero creare problemi. Un cambiamento che, secondo il legislatore, dovrebbe ridurre i contenziosi e diffondere una cultura di rispetto delle regole.
Vantaggi concreti per chi sceglie di aderire
Chi entra nel regime ottiene benefici reali: per esempio, non rischia sanzioni amministrative o penali per errori fiscali segnalati all’Agenzia tramite interpello. Ma c’è una condizione importante: il contribuente deve mantenere un comportamento coerente con quanto dichiarato e non deve aver fatto irregolarità fraudolente.
“È un passo avanti verso una fiscalità più moderna e dialogante”, ha detto un funzionario della Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale. “Le imprese trasparenti saranno premiate con una riduzione del rischio di sanzioni”. Un incentivo che potrebbe spingere molte aziende medio-grandi a dotarsi di strumenti più efficaci per gestire il rischio fiscale.
Come fare domanda: tempi e procedure
Il modello di adesione, disponibile online sul sito dell’Agenzia, va compilato, firmato digitalmente e inviato via Pec all’indirizzo della Direzione centrale Grandi contribuenti e internazionale (dc.acc.cooperative@pec.agenziaentrate.it). Alla domanda bisogna allegare documenti specifici, tra cui la Mappa dei rischi e dei controlli fiscali adottata dall’azienda.
Dopo aver ricevuto la domanda, l’ufficio competente avvia l’istruttoria. La risposta arriva entro 120 giorni. Una volta scelta, l’adesione vale per due anni e non si può revocare prima della scadenza. Alla fine del periodo, il regime si rinnova automaticamente per altri due anni, salvo rinuncia espressa da comunicare con lo stesso modello.
Un segnale atteso da imprese e consulenti
L’estensione della cooperative compliance alle imprese con fatturato sotto i 500 milioni era stata richiesta da tempo da associazioni di categoria e consulenti fiscali. “È un’occasione per rafforzare il rapporto di fiducia tra aziende e fisco”, spiega un commercialista romano che segue diverse società interessate. “Molte imprese hanno già investito in sistemi di controllo interno e ora potranno far valere questi sforzi anche nei rapporti con l’amministrazione”.
Rimane da vedere quanti aderiranno davvero. Secondo le prime previsioni, il numero dovrebbe crescere nei prossimi mesi, man mano che le aziende si abitueranno alle nuove regole e ne valuteranno i vantaggi.
Cosa succederà adesso
Per ora, l’Agenzia invita le aziende interessate a leggere con attenzione le istruzioni operative online e a preparare bene tutta la documentazione. Questo nuovo regime sarà una prova importante sia per i contribuenti sia per il fisco, chiamato a gestire un dialogo più ampio e strutturato.
In attesa dei primi dati sulle adesioni, il mondo delle imprese resta in attesa. “Solo allora – avvertono alcuni esperti – si potrà capire davvero l’impatto di questa misura sulla cultura fiscale in Italia”.
