Stoccolma, 4 febbraio 2026 – È la frequenza delle onde cerebrali alfa a decidere quanto il cervello riesca a combinare segnali visivi e tattili, permettendo di sentire il corpo come parte di sé e distinto dal resto del mondo. A svelarlo è uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma, guidato dal neuroscienziato Mariano D’Angelo e pubblicato oggi su Nature Communications. Secondo i ricercatori, questa scoperta apre la strada a protesi avanzate più funzionali, esperienze di realtà virtuale più coinvolgenti e potrebbe aiutare a capire meglio alcune malattie psichiatriche.
Onde alfa, il segreto del senso di sé
Il gruppo svedese ha puntato l’attenzione sulle cosiddette oscillazioni alfa, onde elettriche del cervello che oscillano tra 8 e 12 Hz. “Abbiamo messo a fuoco un meccanismo chiave che regola la nostra esperienza continua di essere incarnati”, ha spiegato D’Angelo, sottolineando che la ricerca può gettare luce su disturbi come la schizofrenia, dove il senso di sé si perde o si altera.
Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati hanno coinvolto circa 100 volontari in un esperimento ormai classico delle neuroscienze cognitive: il test della mano di gomma. In pratica, si nasconde la mano vera del partecipante e si mette davanti a lui una mano finta. Se entrambe vengono toccate allo stesso tempo e nello stesso modo, molti finiscono per sentire la mano di gomma come parte del proprio corpo. Un’illusione che ha permesso di capire come il cervello costruisce il senso di appartenenza corporea.
Frequenze cerebrali e senso del tempo
I dati raccolti mostrano che chi ha onde alfa più veloci nella corteccia parietale percepisce con più precisione il tempo che passa tra il tocco sulla mano finta e la sensazione sulla propria pelle. In altre parole, il loro cervello funziona con una “risoluzione temporale” più alta, dando un senso di corpo più definito. Chi invece ha onde alfa più lente fa più fatica a distinguere questi stimoli e sente meno netta la linea tra sé e ambiente.
“Abbiamo visto che la velocità delle onde alfa incide direttamente sulla capacità di separare stimoli interni ed esterni”, ha aggiunto D’Angelo. Questo potrebbe spiegare perché alcune persone sono più soggette a esperienze di “distacco dal corpo” o a confondere i limiti tra sé e il mondo intorno.
Stimolare il cervello per cambiare la percezione
Per approfondire il ruolo delle onde alfa, i ricercatori hanno usato una tecnica di stimolazione elettrica non invasiva. Modificando leggermente la frequenza delle oscillazioni, sono riusciti a influenzare la precisione con cui i volontari sentivano la mano finta come parte del proprio corpo. Il risultato è stato confermato anche da modelli al computer sviluppati parallelamente.
Le applicazioni sono tante. Da una parte, poter regolare le onde alfa potrebbe aiutare a creare protesi artificiali che si integrano meglio con il corpo, migliorando la vita di chi ha subito amputazioni. Dall’altra, potrebbe rendere le esperienze di realtà virtuale più realistiche, adattandole alle differenze individuali nelle onde cerebrali.
Un passo avanti per la salute mentale
Ma non si parla solo di tecnologia. D’Angelo vede in questi risultati uno spunto importante per capire disturbi come la schizofrenia, dove spesso si perde il senso di identità corporea. “Capire come il cervello costruisce il senso di sé può aiutarci a creare terapie più mirate”, ha confidato il neuroscienziato.
Per ora, lo studio è un passo avanti nella comprensione di come funziona l’incarnazione e la percezione del corpo. Resta da vedere come tutto questo si tradurrà in soluzioni pratiche. Nel laboratorio del Karolinska, però, l’atmosfera è carica di entusiasmo: “Stiamo solo cominciando a capire quanto è complessa la macchina cerebrale che ci fa sentire… noi stessi”, ha concluso D’Angelo.
