Coreve avverte: i nuovi standard Ue sul riciclo del vetro mettono a rischio le bottiglie italiane

Coreve avverte: i nuovi standard Ue sul riciclo del vetro mettono a rischio le bottiglie italiane

Coreve avverte: i nuovi standard Ue sul riciclo del vetro mettono a rischio le bottiglie italiane

Giada Liguori

Febbraio 4, 2026

Milano, 4 febbraio 2026 – Se le nuove regole europee sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio dovessero seguire le proposte di Paesi come Germania e Danimarca, molte bottiglie italiane tradizionali – soprattutto quelle di prosecco e altri vini spumanti – rischierebbero di sparire dal mercato. A lanciare l’allarme è Gianni Scotti, presidente del Consorzio Recupero del Vetro (Coreve), che commenta uno studio tecnico della Stazione Sperimentale del Vetro (Ssv). Secondo lui, le conseguenze sarebbero pesanti non solo per i produttori di vetro, ma per tutto il settore enologico italiano.

Nuove regole Ue, rischio concreto per il made in Italy

Al centro della questione c’è il nuovo Regolamento europeo sugli imballaggi (Ppwr), in fase di dibattito a Bruxelles. Le proposte più dure, spinte da Berlino e Copenaghen, puntano a criteri molto rigidi sulla riciclabilità del vetro. In pratica, se una bottiglia contiene più del 30% di vetro con una trasmittanza inferiore al 10%, sarà considerata “non riciclabile” e non potrà più essere venduta. “Se la Commissione Europea va avanti con queste norme – spiega Scotti – molte bottiglie oggi usate per prosecco e spumanti verrebbero vietate”.

I dati tecnici e il punto di vista degli italiani

Il problema non è solo normativo, ma anche tecnico. Lo studio della Stazione Sperimentale del Vetro, commissionato da Feve (la federazione europea dei produttori di contenitori in vetro) e realizzato con il supporto dei membri Ferver, mostra che le tecnologie usate negli impianti europei riconoscono e riciclano senza problemi anche il vetro più scuro e opaco. “Abbiamo dimostrato – sottolinea Scotti – che gli impianti riescono a considerare riciclabile il vetro con trasmittanza molto più bassa del limite del 10% previsto dalle proposte più restrittive”.

Bottiglie spesse e scure: una necessità, non un problema

Le bottiglie di prosecco e altri vini frizzanti hanno vetro più spesso e scuro per motivi ben precisi: devono proteggere il contenuto dalla luce e sopportare la pressione interna. “Non è una questione di estetica – dice ancora Scotti – ma una vera necessità tecnica”. I dati della Ssv confermano che i sistemi ottici oggi usati nei centri di trattamento del rottame di vetro (Ctp) individuano e riciclano frammenti con trasmittanza superiore al 2,5%. Un valore ben al di sotto delle soglie messe sul tavolo dalle nuove regole.

L’allarme degli operatori: “Così si penalizza l’industria italiana”

Gli operatori italiani temono che norme troppo rigide possano colpire duramente produzioni che sono un vero fiore all’occhiello del made in Italy. “Si rischia uno tsunami che travolgerebbe non solo i produttori di vetro, ma tutto il settore enologico”, ribadisce Scotti. Il timore è che si creino problemi anche sull’occupazione e sull’export: le bottiglie italiane sono infatti riconosciute e apprezzate in tutto il mondo.

La partita europea è ancora aperta

La discussione sul regolamento europeo è lontana dalla chiusura. Gli operatori italiani chiedono che si tenga conto delle prove scientifiche e delle reali capacità degli impianti industriali. “Non si può ignorare – conclude Scotti – che oggi la tecnologia permette di riciclare bene anche i vetri più scuri”. La sfida è aperta: nei prossimi mesi si vedrà se Bruxelles sceglierà la strada della flessibilità o quella delle regole rigide, con tutte le conseguenze che ne derivano per il vetro e per il vino italiani.