Cuba accusa: l’embargo degli Stati Uniti è una guerra genocida

Cuba accusa: l'embargo degli Stati Uniti è una guerra genocida

Cuba accusa: l'embargo degli Stati Uniti è una guerra genocida

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

L’Avana, 4 febbraio 2026 – Nel giorno in cui si celebra il 64° anniversario dell’embargo statunitense su Cuba, il presidente Miguel Díaz-Canel non ha usato mezzi termini per attaccare la politica di Washington contro l’isola. “Un blocco genocida, una vera guerra economica”, ha detto ieri, affidando il suo messaggio ai canali ufficiali del governo. La data non è casuale: fu il 3 febbraio 1962 quando il presidente John F. Kennedy firmò il provvedimento che ha segnato i rapporti tra i due Paesi.

Díaz-Canel punta il dito: “Guerra economica contro Cuba”

Nel suo discorso, Díaz-Canel ha ricordato che in più di sessant’anni ben dodici amministrazioni statunitensi hanno mantenuto e stretto le maglie delle restrizioni commerciali e finanziarie. “Hanno trasformato un assedio economico in uno strumento di pressione durissima”, ha detto il presidente, evidenziando l’impatto quotidiano sulla vita dei cubani. Secondo L’Avana, le misure hanno causato danni per oltre 150 miliardi di dollari dal 1962 a oggi.

Non è la prima volta che i vertici cubani usano parole dure per parlare dell’embargo, ma in questo momento, con nuove tensioni in gioco, le parole di Díaz-Canel pesano ancora di più. “Non è solo una questione politica – ha aggiunto – è un attacco diretto alle condizioni di vita del nostro popolo”.

Nuove sanzioni e crisi energetica: la morsa di Trump

La denuncia arriva a pochi giorni dall’ultimo ordine esecutivo firmato da Donald Trump. Il 29 gennaio scorso, l’ex presidente americano – tornato protagonista nella politica estera repubblicana – ha deciso di bloccare le forniture di petrolio a Cuba, minacciando sanzioni anche contro i Paesi che dovessero aggirare il divieto. Una mossa che, secondo fonti diplomatiche, potrebbe aggravare una situazione energetica già molto fragile sull’isola.

Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, ha definito la decisione “un tentativo disumano di coinvolgere il mondo in una crisi senza precedenti”. In una nota diffusa ieri sera, Rodríguez ha accusato Washington di voler “prendere alle risorse energetiche vitali la popolazione civile”, con effetti immediati su trasporti, sanità e servizi fondamentali.

La crisi si sente in strada, reazioni dall’estero

Tra le vie di Centro Habana e Vedado, l’aria è carica di preoccupazione. Da settimane si vedono lunghe file ai distributori e blackout sempre più frequenti, dicono i residenti. “Non sappiamo come andrà avanti”, racconta Ana María, insegnante di 47 anni, incontrata vicino al Malecón. “Ogni giorno è più difficile trovare benzina o far funzionare i frigoriferi”.

Le organizzazioni internazionali hanno più volte chiesto di togliere le sanzioni. L’ONU sostiene che l’embargo viola i diritti fondamentali dei cubani e limita l’accesso a beni essenziali come medicine e cibo. Lo scorso novembre, l’Assemblea Generale ha approvato per la trentunesima volta una risoluzione che invita gli Stati Uniti a chiudere questa pagina. Ma Washington resta ferma sulle sue posizioni.

Un anniversario che riapre ferite profonde

Il 3 febbraio resta una data simbolo per Cuba. Ogni anno la ricorrenza riporta al centro il tema delicato delle relazioni tra L’Avana e Washington. Quest’anno, però, la tensione è più alta del solito. “Non ci arrenderemo”, ha detto Díaz-Canel nel suo discorso serale trasmesso dalla tv nazionale. “Il nostro popolo ha già dimostrato di saper resistere”.

Mentre il governo cubano chiede sostegno dalla comunità internazionale, la gente si prepara a settimane difficili. Le prospettive restano incerte: tra blackout improvvisi e mercati con gli scaffali vuoti, la crisi energetica si sta trasformando nel nuovo fronte caldo di un lungo braccio di ferro tra Cuba e Stati Uniti.