Torino, 4 febbraio 2026 – Nei giorni prima del corteo del 31 gennaio contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna a Torino, le forze dell’ordine e l’opinione pubblica si sono concentrate su un documento che ha fatto molto parlare: un cosiddetto “kit di sopravvivenza anti-gas”. Il materiale, diffuso su social network e cartelle condivise raggiungibili con un semplice link, conteneva consigli pratici e istruzioni rivolte agli attivisti pronti a scendere in strada. Per molti osservatori, era il segnale di una preparazione allo scontro che, come poi si è visto, non è mancato: la manifestazione si è chiusa con scontri e diversi feriti, confermando i timori iniziali.
Manuali e istruzioni prima della manifestazione
Tra i documenti più diffusi tra gli attivisti spicca un testo del 2012, intitolato “Prima, durante e dopo un corteo”, ancora disponibile sul sito “Bibliotecaanarchica”. Qui si trovano suggerimenti concreti come l’uso di Maloox, aceto o limone per alleviare gli effetti dei lacrimogeni, ma anche indicazioni tecnologiche: “Staccare la batteria del cellulare per impedire alle forze dell’ordine di ascoltare le nostre conversazioni”, si legge testualmente. Il tono è quello di chi dà per scontata la possibilità di cariche, arresti e perquisizioni. Tuttavia, il manuale non spiega come attaccare la polizia: si rivolge piuttosto a chi partecipa a manifestazioni “dove possono esserci scontri e tensioni”, senza però invitare direttamente alla violenza.
Secondo la Digos, questi materiali sono circolati già nei giorni prima della manifestazione, con particolare attenzione a come proteggersi in caso di gas lacrimogeni o interventi della polizia. “Non è un testo pacifista – ha spiegato un funzionario della Questura – ma nemmeno un manuale di attacco”.
La guida antisfratto e la normalizzazione dello scontro
Nella stessa cartella online, raggiungibile da chiunque avesse il link, c’era anche una guida antisfratto. Si tratta di un vademecum legale e organizzativo pensato per chi vuole opporsi agli sfratti: si spiegano pratiche come i picchetti antisfratto, la disobbedienza passiva, i barricamenti e la resistenza fisica contro le forze dell’ordine. Non ci sono istruzioni esplicite su come colpire gli agenti, ma il testo dà per scontato il confronto diretto con le autorità. “È importante essere pronti a tutto”, si legge in uno dei passaggi più discussi.
Alcuni attivisti, intervistati dopo il corteo, hanno definito questi materiali “strumenti di autodifesa collettiva”, utili a prepararsi a situazioni che – dicono – “non dipendono solo dalla volontà dei manifestanti”. Una posizione che però non convince gli inquirenti: “La presenza di questi manuali contribuisce a creare un clima di tensione”, ha commentato una fonte investigativa.
Manuali sull’occupazione: tra politica e conflitto
Sempre nella stessa cartella c’era un manuale sull’occupazione, pensato come strumento di formazione politica e militante. Qui lo scontro con lo Stato è descritto come parte integrante della lotta sociale: illegalità e conflitto sono presentati come aspetti da affrontare durante le occupazioni. Non mancano consigli su come ridurre l’intervento della polizia e gestire le crisi all’interno degli spazi occupati.
“Non ci sono ricette magiche – si legge all’inizio – ma solo esperienze da condividere”. Un approccio pratico, che però lascia poco spazio all’idea di una soluzione pacifica.
Il manuale più radicale: la traduzione di “Molotov & Confetti”
Tra i materiali più discussi c’è infine una traduzione italiana di testi pubblicati a Parigi nel 1984 sulla rivista “Molotov & Confetti”. Qui la violenza è esplicitamente rivendicata come strumento di lotta politica: si raccontano attacchi armati contro pattuglie di polizia, con spranghe e molotov. Un salto rispetto agli altri documenti, che si fermavano alla preparazione difensiva.
Gli stessi attivisti presentano questi testi come guide per “prepararsi e proteggersi al meglio in caso di repressione”. Ma per gli investigatori il rischio è che vengano letti come un invito allo scontro fisico e violento, non solo come idee.
Autodifesa o incitamento? Un quadro complicato
La diffusione di questi manuali – dal kit anti-gas ai testi più estremi – mostra una galassia militante pronta allo scontro su più fronti. Da un lato, la voglia dichiarata di difendersi da possibili abusi; dall’altro, la normalizzazione del conflitto come parte della strategia politica. Un equilibrio delicato, che nei fatti del 31 gennaio ha avuto una drammatica conferma.
