Dipendente vince la battaglia per turni di lavoro adeguati alla sua disabilità

Dipendente vince la battaglia per turni di lavoro adeguati alla sua disabilità

Dipendente vince la battaglia per turni di lavoro adeguati alla sua disabilità

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Rimini, 4 febbraio 2026 – Ieri il tribunale di Rimini ha dato ragione a una dipendente con disabilità, stabilendo che un’azienda non può negarle di modificare l’orario di lavoro se la richiesta nasce da motivi di salute e di recupero psicofisico. A seguire il caso è stata la consigliera di parità della Provincia di Rimini, Adriana Ventura, che ha ottenuto il riconoscimento del diritto della lavoratrice a un’organizzazione dei turni su cinque giorni alla settimana. Una sentenza che, secondo Ventura, segna una svolta importante nella tutela delle persone con disabilità sul posto di lavoro.

Rifiutata la richiesta di turni flessibili: scatta la battaglia legale

Tutto è cominciato qualche mese fa, quando una dipendente di un’azienda riminese – il cui nome resta riservato per privacy – ha chiesto di poter rivedere i propri turni di lavoro. L’idea era semplice: lavorare cinque giorni a settimana per poter garantire un “adeguato recupero psicofisico”, come si legge negli atti.

Ma l’azienda ha detto no. Un diniego che ha spinto la donna a rivolgersi alla consigliera di parità provinciale, Adriana Ventura. “Quel rifiuto è una chiara discriminazione legata alla disabilità”, ha commentato Ventura. Da lì la decisione di andare avanti per vie legali, con l’assistenza dell’avvocata Francesca Brusoni.

La legge e il diritto a un lavoro senza barriere

La legislazione italiana e la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità impongono ai datori di lavoro di adottare “accomodamenti ragionevoli”. In pratica, misure concrete per permettere a chi ha disabilità di lavorare alle stesse condizioni degli altri, senza ostacoli che ne limitino autonomia o sicurezza.

Nel caso in questione, il giudice ha riconosciuto che la richiesta della lavoratrice era giustificata e reale. “Per le persone con disabilità – ha ricordato Ventura – lavorare in modo inclusivo non è solo una questione economica, ma una questione di dignità”.

Il tribunale boccia l’azienda: illegittimo il rifiuto

Il tribunale di Rimini ha dato ragione alla lavoratrice, dichiarando illegittimo il comportamento dell’azienda. Nella sentenza si sottolinea come il rifiuto del datore di lavoro violi il principio di parità e le norme sugli accomodamenti ragionevoli. Una decisione che, secondo gli esperti, potrebbe aprire la strada a casi simili.

La consigliera Ventura ha scelto di diffondere la notizia proprio in vista della Giornata internazionale delle donne, sottolineando il valore simbolico della vicenda. “Questa lavoratrice ha ottenuto un risultato importante per sé e per tutti quelli che vivono una situazione simile”, ha detto.

Reazioni e solidarietà: diritti e dignità al centro

La sentenza ha fatto rumore anche fuori dal tribunale. Diverse associazioni che si occupano di diritti delle persone con disabilità hanno espresso soddisfazione per l’esito. “Bisogna garantire a tutti un lavoro fatto in libertà e sicurezza”, ha ribadito Ventura.

Secondo fonti sindacali locali, casi del genere non sono rari a Rimini. Spesso, spiegano i rappresentanti dei lavoratori, le richieste di adattamento degli orari vengono accettate solo dopo lunghe trattative o interventi esterni. Questa sentenza potrebbe diventare un precedente importante anche per altre vertenze.

Uno sguardo avanti: più attenzione ai diritti

Questa vicenda riporta l’attenzione su un tema cruciale: l’inclusione lavorativa e la necessità di garantire pari opportunità a chi si trova in condizioni di fragilità. “Solo così – ha concluso Ventura – potremo dire di avere un mondo del lavoro davvero aperto e rispettoso dei diritti di tutti”. Intanto, la lavoratrice potrà finalmente organizzare i propri turni come serve a lei, senza dover scegliere tra salute e lavoro.