Niscemi, 4 febbraio 2026 – Marcello Di Martino, geometra in pensione di ottant’anni, è da giorni al centro dell’attenzione a Niscemi, il paese del Nisseno duramente colpito da frane e dal ciclone Harry. La sua Ford Fiesta, sospesa sul bordo di uno strapiombo dopo il cedimento della collina, è diventata il simbolo di una tragedia che ha travolto centinaia di famiglie. Ma per Di Martino la beffa non finisce qui: vuole sospendere l’assicurazione dell’auto, ma non può, perché i documenti sono andati distrutti nel disastro.
Burocrazia e frana: un ostacolo in più
«Mi dicono che servono i documenti», racconta Di Martino, seduto su una sedia di plastica davanti alla casa di un’amica che lo ospita da tre giorni. La sua voce tradisce stanchezza e incredulità. La compagnia assicurativa non accetta una semplice dichiarazione di smarrimento: vogliono i documenti originali, andati persi insieme al garage crollato.
Il figlio di Marcello però non si è dato per vinto. «Ha trovato una foto del precipizio dove si vede la targa», spiega il pensionato. «Vediamo se può bastare». Un piccolo dettaglio, ma per chi ha perso tutto può fare la differenza. Nel frattempo, la Ford Fiesta – una 1.400 diesel del 2002 con 97 mila chilometri – resta lì, sospesa tra cielo e terra, mentre la polizza scadrà solo ad agosto.
Il giorno della frana: fuga e paura
La mattina della frana, Marcello e sua moglie stavano finendo di pranzare. «Qualcuno ha bussato urlando: “uscite, c’è la frana!”», ricorda. La prima preoccupazione è stata mettere in salvo la moglie, che ha problemi di salute e si muove con difficoltà. «L’ho caricata sulla Seicento, ho preso qualche coperta e quello che avevo a portata di mano». Solo dopo si è ricordato di staccare gas e luce: «C’era puzza nell’aria, meglio non rischiare».
Quando è uscito in strada, la scena era surreale. Una crepa si allargava sull’asfalto di via Angelo d’Arrigo, la strada panoramica che costeggia il paese. Il garage dove era parcheggiata la Fiesta era già mezzo sprofondato. «Ho capito subito che non c’era più nulla da salvare», confida.
Casa da abbattere, vita da ricostruire
Dopo la fuga, Marcello e sua moglie hanno trovato rifugio da un’amica poco distante. Sono rimasti lì tre giorni, in attesa di capire se avrebbero potuto tornare a casa almeno per recuperare qualcosa. Ma la risposta è arrivata presto: «La mia casa? Se non crolla da sola, la demoliranno», dice con un filo di voce. «Abbiamo perso tutto».
Intanto, la sua auto in bilico è diventata una presenza fissa nei servizi tv e sui social. Ogni volta che le immagini scorrono sullo schermo, Marcello si blocca: «Mi viene un nodo alla gola», confessa. Non è solo una questione di soldi: quella macchina è stata per vent’anni parte della sua vita, dei viaggi fuori città, delle abitudini di ogni giorno. «In città usavo la Seicento», precisa, quasi a voler sminuire l’importanza dell’auto. Ma il dolore resta.
La Ford Fiesta, emblema di una comunità ferita
La storia di Marcello Di Martino si intreccia con quella di un’intera comunità in ginocchio. A Niscemi, secondo le prime stime della Protezione Civile, sono oltre cinquanta le case dichiarate inagibili dopo il passaggio del ciclone Harry e le frane che hanno devastato il centro tra venerdì e sabato scorsi. Decine di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case, molte ancora ospitate da parenti o nelle strutture messe a disposizione dal Comune.
«Qui la tragedia è enorme», ripete Marcello. E la sua Ford Fiesta sospesa nel vuoto è diventata, suo malgrado, l’immagine più forte di questi giorni difficili. Una beffa nella beffa: oltre alla casa e ai ricordi, anche la burocrazia sembra non voler dare tregua a chi ha perso tutto.
