Eni e Q8: una partnership innovativa per la bioraffineria di Priolo

Eni e Q8: una partnership innovativa per la bioraffineria di Priolo

Eni e Q8: una partnership innovativa per la bioraffineria di Priolo

Giada Liguori

Febbraio 4, 2026

Siracusa, 4 febbraio 2026 – Eni e Q8 Italia hanno annunciato oggi, in una nota congiunta, l’avvio della costruzione di una nuova bioraffineria a Priolo, in provincia di Siracusa. Il progetto riguarda la trasformazione del sito industriale Versalis di Priolo e arriva dopo l’ok dei consigli di amministrazione delle due società, a seguito dell’offerta vincolante presentata da Q8. Le aziende prevedono di chiudere l’iter autorizzativo e definire gli accordi operativi entro fine 2028.

Una bioraffineria da mezzo milione di tonnellate l’anno

L’impianto sorgerà nell’area industriale di Priolo e avrà una capacità produttiva di 500 mila tonnellate all’anno. La struttura sarà pensata per lavorare con flessibilità: potrà produrre sia HVO-diesel (olio vegetale idrotrattato) sia SAF-biojet, il carburante sostenibile per l’aviazione. Questa scelta punta a coprire le diverse esigenze del mercato dei trasporti — su strada, via mare e negli aeroporti — e a rispettare le nuove regole europee sulla sostenibilità.

Produrre biocarburanti è una delle armi principali per ridurre le emissioni che provocano i cambiamenti climatici. Secondo le stime di Eni e Q8, la nuova bioraffineria riuscirà a tagliare le emissioni di gas serra di almeno il 65% rispetto ai carburanti fossili tradizionali. Un risultato che si inserisce nel quadro degli obiettivi fissati dall’Unione Europea per la decarbonizzazione dei trasporti.

Un investimento che punta sul futuro del polo siciliano

Il progetto ha ricevuto il plauso delle istituzioni. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, lo ha definito “una scelta industriale strategica di grande valore per il polo di Priolo e per tutta la Sicilia”. Urso ha sottolineato come questa iniziativa poggi su basi finanziarie solide e abbia una prospettiva chiara e a lungo termine, mettendo in evidenza il ruolo di Eni e Q8 come realtà già ben radicate nel territorio.

“La nuova bioraffineria darà una spinta all’occupazione, alla competitività e alla riconversione sostenibile di un sito industriale storico, trasformandolo in una risorsa preziosa per il futuro energetico e produttivo del Paese”, ha aggiunto il ministro. Un messaggio che sembra voler dare conforto anche ai lavoratori del polo petrolchimico siracusano, da tempo in attesa di segnali concreti sulla trasformazione dell’area.

Tempi certi e prospettive di lavoro

Il calendario prevede che entro il 2028 si concludano le autorizzazioni e gli accordi tra le parti. Solo dopo potranno partire i lavori veri e propri per costruire la bioraffineria. Al momento non sono stati comunicati dati precisi sull’impatto occupazionale diretto, ma fonti sindacali locali parlano di centinaia di posti di lavoro tra la fase di costruzione e quella di gestione dell’impianto.

La zona industriale di Priolo, storicamente legata alla raffinazione del petrolio, sta attraversando una fase di grande cambiamento. Tra crisi del settore e pressioni ambientali, è diventato urgente riconvertire i siti produttivi verso attività meno inquinanti. L’investimento di Eni e Q8 si inserisce proprio in questo scenario: un tentativo concreto di rilanciare l’economia locale puntando su tecnologie più pulite.

La sfida della transizione energetica italiana

La bioraffineria di Priolo è un pezzo importante della più ampia strategia nazionale ed europea per la transizione energetica. L’Italia, secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, dovrà aumentare molto l’uso di biocarburanti nei trasporti entro il 2030 per rispettare gli obiettivi climatici fissati da Bruxelles.

La scelta del sito non è casuale: Priolo è uno dei principali poli energetici italiani e ha già le infrastrutture necessarie per un impianto di queste dimensioni. La presenza storica di Eni e Q8 aiuta a gestire meglio le operazioni logistiche e burocratiche, anche se restano alcune questioni da risolvere, tra autorizzazioni ambientali e il confronto con la comunità locale.

Per ora le due società si mostrano fiduciose sui tempi: “L’obiettivo è avviare la produzione entro il 2029”, dicono fonti interne. Ma molto dipenderà da come si svilupperanno nei prossimi mesi le procedure tecniche e i dialoghi con enti e cittadini.