Il mistero dei file scomparsi su Salvini nel caso Epstein: cosa nasconde la verità?

Il mistero dei file scomparsi su Salvini nel caso Epstein: cosa nasconde la verità?

Il mistero dei file scomparsi su Salvini nel caso Epstein: cosa nasconde la verità?

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Roma, 4 febbraio 2026 – Il caso Epstein continua a far parlare anche in Italia, dopo che il Dipartimento di Giustizia americano ha reso pubblica un’altra tornata di documenti. Da ieri, infatti, si susseguono segnalazioni sulla sparizione di alcuni file che menzionano Matteo Salvini, leader della Lega, all’interno di questo enorme archivio online. Un dettaglio che ha acceso nuove ombre e sospetti su possibili manovre nascoste.

Il mistero dei file spariti dal database Usa

Ieri, diversi giornali hanno riportato – e la verifica sul sito ufficiale del Dipartimento di Giustizia Usa lo conferma – la presenza di oltre 90 documenti in cui compare il nome di Salvini. Stamattina, però, quei numeri sono già scesi a 89. E la sera del 3 febbraio, intorno alle 22 ora italiana, il conto è calato ancora, fermandosi a 87. Una differenza che non è passata inosservata tra gli osservatori più attenti.

A mancare, confrontando il materiale scaricato e quello disponibile ora, è il file EFTA00508556. Un documento che sembra avere un peso particolare: contiene una conversazione che getta nuova luce sul ruolo di Jeffrey Epstein come figura chiave nelle strategie del cosiddetto “sovranismo globale”.

Dentro il file EFTA00508556

Il documento – ancora raggiungibile tramite un link diretto e archiviato online – è un registro di iMessage risalente a ottobre 2018. In particolare, il 12 ottobre alle 11:26, Epstein (identificato come “Self” o con l’email jeevacation@gmail.com) scrive a qualcuno che sta tornando da un viaggio. Secondo le ricostruzioni, si tratterebbe di Steve Bannon, allora impegnato tra Stati Uniti ed Europa a tessere la rete dei movimenti sovranisti.

Nel messaggio si legge: “on your flight home. Take time to assess YOUR position on the board. You need to rest. ! bolsonaro , le pen , salvini, Wilbur, I don’t like the momentum. – recall I think Icarus was jet lagged. You can’t afford a mistake , and you are running very very hard and fast. . yellow flag !”. Un passaggio che mostra Epstein non come un semplice spettatore, ma come un attore attivo e influente nelle dinamiche politiche internazionali.

Il nome di Salvini, accostato a Bolsonaro e Le Pen, compare in un discorso sulle strategie e i rischi di un’accelerazione troppo veloce del fronte sovranista. “Può bruciarli come Icaro”, sembra avvertire Epstein, invitando alla prudenza chi stava guidando quella stagione politica.

Rimozione: privacy o insabbiamento?

La sparizione del file dal database pubblico ha subito fatto nascere ipotesi su un possibile tentativo di “insabbiamento” politico. Ma una spiegazione alternativa arriva dallo stesso sito del Dipartimento di Giustizia Usa. Nella sezione dedicata alla privacy si legge: “In view of the Congressional deadline… this website may nevertheless contain information that inadvertently includes non-public personally identifiable information or other sensitive content… In the event a member of the public identifies any information that should not have been posted, please notify us…”.

In pratica, la rimozione potrebbe essere legata alla presenza – nelle altre 18 pagine del file – di messaggi privati o dati sensibili riguardanti terze persone, magari vittime o soggetti estranei ai fatti principali. Non è escluso che qualcuno abbia segnalato la presenza di queste informazioni, spingendo il Dipartimento a intervenire.

Reazioni e domande aperte

Al momento, né il Dipartimento di Giustizia né i diretti interessati hanno spiegato la sparizione del file. In Italia, la notizia è stata accolta con prudenza negli ambienti politici: nessun commento da parte di Matteo Salvini, che nei giorni scorsi aveva già escluso ogni coinvolgimento personale nelle vicende legate a Epstein.

Resta il fatto che questa storia aggiunge un nuovo pezzo a un mosaico già complicato: le relazioni internazionali che Epstein ha costruito negli anni prima della sua morte. E riapre il dibattito su come si gestiscono trasparenza e privacy nei grandi archivi digitali della giustizia americana. Per ora, l’unica certezza è che la vicenda non si chiude qui: potrebbero emergere altri documenti nei prossimi giorni, sollevando nuove domande su uno dei capitoli più oscuri della cronaca internazionale recente.