Il mistero dei tartufi: il 70% proviene dall’estero alle fiere di Alba

Il mistero dei tartufi: il 70% proviene dall'estero alle fiere di Alba

Il mistero dei tartufi: il 70% proviene dall'estero alle fiere di Alba

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Alba, 4 febbraio 2026 – Il tartufo bianco di Alba, fiore all’occhiello delle Langhe e star indiscussa delle fiere autunnali, finisce ancora una volta sotto i riflettori per la sua provenienza. Un’inchiesta di Report ha fatto emergere che circa il 70% dei tartufi venduti alle fiere di Alba potrebbe arrivare da fuori, dall’estero o da altre regioni italiane. Se fosse vero, si metterebbe in discussione l’immagine tradizionale di uno dei prodotti più amati del Piemonte.

Clima che cambia, mercato che corre

Gli addetti ai lavori spiegano che negli ultimi anni il clima più caldo e la siccità hanno ridotto di molto la quantità di tartufi raccolti nelle Langhe storiche. “La domanda cresce, ma quello che si trova qui non basta più”, confida un commerciante che ha preferito non farsi riconoscere. Così, per soddisfare i tanti visitatori che arrivano ad Alba tra ottobre e novembre, si ricorre a tartufi provenienti da fuori. “La mia azienda ha delle tartufaie in affitto e produce da sé, ma spesso il tartufo arriva da altrove”, racconta davanti alle telecamere un operatore. In pratica, il tartufo raccolto altrove può essere venduto come prodotto locale grazie a una documentazione che, sulla carta, ne certifica la provenienza.

Alla Fiera di Alba, la qualità prima di tutto

Chi organizza la Fiera Internazionale del Tartufo Bianco d’Alba però difende a spada tratta la qualità dei tartufi esposti. Mauro Carbone, direttore del Centro Nazionale Studi Tartufo, dice chiaro: “Alla Fiera di Alba si trovano i tartufi migliori, selezionati con cura e garantiti da una commissione di esperti di analisi sensoriale”. E ammette che da più di vent’anni nessuno sostiene più che ogni tartufo venduto ad Alba sia stato raccolto proprio lì. “Più che la provenienza – spiega – contano la qualità e la soddisfazione di chi compra”. Una posizione che riflette le difficoltà oggettive nel seguire con precisione l’origine di un prodotto spontaneo come il tartufo.

Tracciare il tartufo? Non è mai semplice

Il nodo della tracciabilità resta aperto. Antonio Degiacomi, presidente del Centro Studi Tartufo, ricorda che la legge impone una filiera documentata: “Chi raccoglie deve rilasciare una ricevuta, così come chi coltiva e chi vende”. Ma, ammette Degiacomi, collegare la tartufaia al tartufo è complicato: “È un prodotto naturale, che cresce libero, e questo vale anche per altri prodotti come il pesce pescato”. Insomma, la normativa c’è, ma non basta sempre a garantire una trasparenza totale.

Tartufi dall’estero: Slovenia, Serbia e Romania in prima fila

Per i raccoglitori piemontesi, i tartufi stranieri sul mercato locale non sono una novità. “Da anni arrivano da regioni dove ce ne sono in abbondanza: Abruzzo, Basilicata, ma soprattutto Slovenia, Serbia, Romania e Turchia”, spiega il presidente di un’associazione di cavatori. Un tempo si organizzavano viaggi all’estero per comprarli direttamente; oggi le regole doganali sono più severe. “Chi ha la fattura in regola paga e passa – racconta il presidente – ma chi prova a farli passare per italiani rischia multe salate e il sequestro dei mezzi”. Alcuni colleghi ancora non hanno recuperato i furgoni confiscati durante i controlli.

Il 70% dei tartufi non arriva da Alba

Oggi, secondo quanto raccolto da Report, i tartufi arrivano in Italia già confezionati e pronti per il mercato. “Passano la frontiera senza grandi controlli – racconta un commerciante – poi vengono trasferiti da un furgone all’altro e diventano italiani”. A quel punto, chi li compra può dichiarare qualsiasi provenienza. Non si tratta di un caso raro: “Credo proprio che il 70% dei tartufi che circola in Piemonte durante le fiere venga da altre regioni o dall’estero”, conclude un cavatore.

Tra mito e realtà: i consumatori al bivio

Per chi viene ad Alba in autunno – turisti italiani e stranieri attratti dal profumo inconfondibile del tartufo bianco – la questione della provenienza resta spesso in secondo piano. La qualità viene garantita dagli organizzatori della fiera, ma la trasparenza sulla filiera continua a lasciare dubbi. Mentre le Langhe si confermano capitale mondiale del tartufo, il mercato globale spinge verso regole nuove e sfide sempre più complesse.