Il modello repressivo italiano: un’analisi del controllo dei migranti secondo Hrw

Il modello repressivo italiano: un'analisi del controllo dei migranti secondo Hrw

Il modello repressivo italiano: un'analisi del controllo dei migranti secondo Hrw

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Roma, 4 febbraio 2026 – L’Italia nel mirino di Human Rights Watch. Nel rapporto annuale pubblicato oggi, l’organizzazione denuncia un modello repressivo nella gestione dell’immigrazione adottato dal governo. Tra le criticità più gravi, la detenzione di migranti in Albania in attesa di espulsione e gli ostacoli ai soccorsi umanitari nel Mediterraneo. Il documento, che passa in rassegna la situazione dei diritti umani in oltre cento Paesi, mette sotto accusa anche il mancato rispetto di un mandato di arresto internazionale contro un funzionario libico e le nuove misure di sicurezza che, secondo HRW, rischiano di limitare la libertà di espressione e di associazione.

Human Rights Watch punta il dito: “Italia adotta un modello duro sull’immigrazione”

Nel rapporto diffuso alle 9.30 ora italiana, Human Rights Watch sottolinea la linea dura scelta dall’Italia verso i migranti. Viene definita “preoccupante” la pratica di trattenere persone in Albania in attesa di espulsione. Si tratta dell’accordo firmato a novembre 2025 tra Roma e Tirana, che prevede centri per migranti fuori dal territorio italiano. Una scelta già contestata dalle associazioni umanitarie e ora ribadita nel dossier. “Si rischia di aggirare le tutele garantite dal diritto europeo”, spiega Judith Sunderland, vicedirettrice per l’Europa di HRW.

Non è tutto. L’organizzazione denuncia anche le restrizioni ai soccorsi in mare, con le navi delle ONG spesso bloccate o rallentate da provvedimenti italiani. Nel 2025, secondo HRW, sono stati almeno 32 gli interventi umanitari ostacolati. “Queste misure mettono a rischio vite umane”, aggiunge Sunderland.

Il caso del funzionario libico e il nodo delle nuove regole di sicurezza

Altro punto caldo è il mancato rispetto di un mandato di arresto internazionale per un funzionario libico ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità. Secondo Human Rights Watch, l’Italia ha fatto finta di niente, lasciando passare o addirittura collaborando con persone accusate di gravi violazioni. Il nome non viene fatto, ma fonti diplomatiche confermano che si tratta di un alto esponente delle milizie che gestiscono i centri di detenzione in Libia.

Sul fronte interno, il rapporto si concentra sulle nuove regole di sicurezza varate dal governo Meloni negli ultimi mesi. HRW parla di “serie preoccupazioni” riguardo alla libertà di espressione e di associazione. In particolare, si segnalano limitazioni alle manifestazioni pubbliche e sanzioni più dure per chi partecipa a cortei non autorizzati. “Si rischia di creare un clima di intimidazione nei confronti della società civile”, commenta Sunderland.

Profiling razziale e violenza sulle donne: le altre ombre

Non mancano le accuse di profiling razziale da parte della polizia. Il rapporto parla di pratiche discriminatorie nei controlli d’identità, soprattutto a Milano e Roma. Episodi documentati da associazioni locali e riportati dalla stampa nazionale. “Serve una formazione mirata per gli agenti e un controllo indipendente”, suggerisce HRW.

Infine, l’attenzione si sposta sulla violenza contro le donne. Nel 2025, secondo i dati Istat citati nel rapporto, in Italia si sono registrati oltre 110 femminicidi. Human Rights Watch sottolinea che le misure finora adottate non bastano a proteggere le vittime o a garantire giustizia. Un tema che continua a tenere banco, anche dopo le recenti manifestazioni nelle piazze italiane.

Governo e associazioni a confronto

La risposta del Viminale non si è fatta attendere: “L’Italia rispetta pienamente i suoi obblighi internazionali sui diritti umani”, ha detto una fonte del Ministero dell’Interno. Il governo difende la linea dura sull’immigrazione, definendola “necessaria per sicurezza e legalità”. Diversa è la voce delle ong. “Serve un cambio di passo”, ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Il dibattito resta aperto. Mentre Human Rights Watch chiede all’Italia “un impegno concreto per i diritti fondamentali”, il tema promette di occupare un posto centrale nell’agenda politica dei prossimi mesi.