Madri tardive: oltre il 20% delle donne affronta l’ansia durante la gravidanza

Madri tardive: oltre il 20% delle donne affronta l'ansia durante la gravidanza

Madri tardive: oltre il 20% delle donne affronta l'ansia durante la gravidanza

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Milano, 4 febbraio 2026 – In Italia, le donne diventano madri sempre più tardi. E durante la gravidanza, più di una su cinque si trova a fare i conti con ansia e preoccupazioni. A dirlo è il nuovo report della Fondazione Onda, l’osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere, che mette a fuoco una realtà in rapido cambiamento: l’età media della prima gravidanza è arrivata a 34 anni, mentre cresce sia la consapevolezza sia la pressione sulle scelte legate alla maternità.

Maternità tardiva e ansia in gravidanza: il quadro che emerge

Dall’indagine si capisce subito che l’attesa della nascita non è mai semplice. Disturbi legati alla gravidanza, come le preoccupazioni per la salute del bambino o per il corso della gestazione, riguardano fino al 14% delle donne. Ma il dato più allarmante riguarda forme più pesanti di disagio: attacchi di panico, ansia diffusa o fobie colpiscono tra il 5% e il 37% delle future mamme. In media, oltre il 20% di loro vive stress e preoccupazioni importanti.

«La salute mentale e quella fisica camminano insieme», spiega Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda Ets. Non sono solo numeri: dietro ogni percentuale ci sono storie di donne che, tra visite, esami e attese, cercano un equilibrio che spesso sembra lontano. «La prevenzione, sia fisica sia psicologica, deve andare di pari passo per assicurare una maternità più sicura e tranquilla», sottolinea Claudio Mencacci, copresidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia (Sinpf).

Vaccinazioni in gravidanza: dubbi e informazioni confuse

Un altro punto chiave del report riguarda la prevenzione. Nonostante le raccomandazioni degli esperti, le vaccinazioni durante la gravidanza sono ancora poco diffuse: solo il 47% delle donne le vede come un modo per proteggere se stesse e il bambino. Tra i vaccini consigliati ci sono quelli contro pertosse, influenza, Covid-19 e il virus respiratorio sinciziale (Vrs), quest’ultimo somministrato nel terzo trimestre per difendere il neonato da infezioni respiratorie nei primi mesi.

«La prevenzione durante la gravidanza protegge mamma e bambino, riducendo il rischio di problemi», ricorda Merzagora. Ma dubbi e informazioni incomplete – spesso raccolte online o tramite il passaparola – aumentano l’incertezza. Secondo gli esperti, questa mancanza di chiarezza può far salire lo stress nelle future mamme, già sotto pressione per le tante aspettative.

Tra difficoltà pratiche e la necessità di una rete più vicina

Non è solo questione di informazione. L’indagine mostra che una donna su tre fatica a conciliare visite, esami e indicazioni preventive. Orari rigidi dei consultori, liste d’attesa lunghe, spostamenti tra specialisti diversi: piccoli dettagli che pesano nella vita di tutti i giorni. «La prevenzione in gravidanza è fondamentale per la salute di mamma e bambino», spiega Vito Trojano, presidente della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia.

Secondo Trojano, molte complicazioni si possono evitare con controlli regolari e un sistema di assistenza più organizzato. «Prevenire significa ridurre i rischi durante la gravidanza e il parto, migliorando la salute di entrambi», aggiunge. Visite prenatali costanti, stili di vita sani, vaccini e screening sono strumenti indispensabili. Ma serve anche un sostegno psicologico continuo.

Il ginecologo di oggi: non solo medico, ma anche guida

Negli ultimi anni il ruolo del ginecologo è cambiato. Non è più solo un tecnico o un medico, ma diventa anche educatore e coordinatore. «Il ginecologo deve essere educatore, clinico, coordinatore e una guida empatica», conclude Trojano. L’obiettivo è creare una corretta educazione prenatale, lavorando con altri professionisti e istituzioni.

Solo così, dicono gli esperti, si potrà garantire una gravidanza più sana e serena. Un percorso che parte dalla prevenzione fisica e psicologica, passa per informazioni chiare e arriva a un’assistenza capillare sul territorio. Perché dietro ogni numero c’è una donna che aspetta. E che ha bisogno di essere ascoltata.