Riforma dell’ordinamento dei commercialisti: la memoria depositata alla commissione giustizia

Riforma dell'ordinamento dei commercialisti: la memoria depositata alla commissione giustizia

Riforma dell'ordinamento dei commercialisti: la memoria depositata alla commissione giustizia

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Roma, 4 febbraio 2026 – Ieri il presidente dell’Istituto nazionale tributaristi (Int), Riccardo Alemanno, ha inviato una memoria alla Commissione Giustizia della Camera dopo l’audizione sulla riforma della professione di dottore commercialista ed esperto contabile. Il documento, consegnato tramite la segreteria dell’Int, si concentra sulla giurisprudenza e sul ruolo del tributarista secondo la Legge 4/2013, rispondendo ad alcune affermazioni emerse nelle audizioni recenti.

Tributaristi e riforma: il nodo da sciogliere

“La riforma della professione di dottore commercialista e di esperto contabile AC 2628 coinvolge anche i professionisti della legge n.4/2013, in particolare i tributaristi”, ha sottolineato Alemanno nella memoria. Per il presidente dell’Int, ogni cambiamento normativo deve “tutelare le specificità e il libero esercizio delle professioni già esistenti”. Un punto che, come ribadito nel testo della delega, resta fondamentale per la categoria.

Nel documento si fa anche riferimento alle norme europee sulle professioni e alla relazione introduttiva del ddl 2628, che spiega come il legislatore non debba assegnare nuove competenze ai commercialisti, ma semplicemente registrare quelle già previste da altre leggi. “Non si possono tralasciare riferimenti giurisprudenziali citati in modo parziale durante le audizioni”, scrive Alemanno, aprendo così un’analisi delle sentenze più importanti.

Sentenze decisive: Corte Costituzionale e Cassazione al centro

Tra i punti chiave della memoria c’è la sentenza n. 144 del 2024 della Corte Costituzionale. La Consulta ha respinto le questioni di illegittimità costituzionale sull’art. 35, comma 3, del decreto legislativo 241/1997, che riguarda il rilascio del visto di conformità sulle dichiarazioni dei redditi. Come ricorda Alemanno, questo visto non è riservato solo agli iscritti agli ordini professionali: anche i tributaristi registrati nel Ruolo dei periti esperti in tributi al 30 settembre 1993 possono apporlo.

La memoria precisa che non si tratta di una sentenza sul libero esercizio della professione, ma di una norma specifica. Il principio generale della libertà di lavoro autonomo o di impresa nei servizi rimane valido per tutte le attività non riservate a chi è iscritto ad albi o ha abilitazioni particolari. La Corte Costituzionale lo aveva già stabilito con la sentenza n. 418 del 1996.

Sul fronte della Corte di Cassazione, l’ordinanza n. 3495 del 7 febbraio 2024 ha condannato una società per abuso della professione in campo fiscale e contabile. La Cassazione ha ribadito che chi opera in questo settore deve sempre chiarire le proprie qualifiche e riferimenti normativi, evitando confusione tra figure ordinarie e associative. “Una sentenza che riflette esattamente ciò che i tributaristi Int fanno da sempre”, commenta Alemanno.

Ordini e associazioni: il quadro giuridico attuale

La convivenza tra ordini e associazioni professionali ex legge 4/2013 è confermata anche dalla sentenza n. 9408/2024 del Consiglio di Stato, pubblicata il 22 novembre scorso. Il Consiglio ha ribadito che è legittimo un sistema che prevede sia ordini sia libere associazioni, in linea con il principio di concorrenza. Alemanno sottolinea che le attività tipiche dei tributaristi rientrano tra quelle libere: “Non c’è nessuna nuova funzione riservata, né tentativi di escludere altri dall’attività tipica”, si legge nella memoria.

Il presidente Int ricorda anche le mansioni svolte dai tributaristi associativi: consulenza fiscale, contabile e amministrativa; funzioni di intermediario fiscale abilitato; assistenza presso l’amministrazione finanziaria; incarichi come Ctu o periti nei tribunali. Tutte attività regolate da norme precise e soggette a obblighi come l’aggiornamento professionale, la polizza assicurativa e il rispetto delle regole deontologiche.

Chiarezza, concorrenza e riconoscimento: le richieste dei tributaristi

Alemanno insiste sulla necessità di “chiarezza nelle norme e nella giurisprudenza”, senza penalizzare nessuna categoria. “Le indicazioni sulle peculiarità della professione di tributarista ex legge 4/2013 sono state ridotte al minimo”, spiega il presidente Int, “perché sarebbe materia da libro più che da memoria”. E aggiunge: “Difendiamo i nostri diritti con il massimo rispetto dei doveri. Chi dice il contrario è in malafede”.

Il documento non entra nei dettagli degli impegni istituzionali dell’Int – dal tavolo ministeriale sull’equo compenso alle interlocuzioni con l’Agenzia delle Entrate – ma conferma la posizione della categoria: rispetto delle leggi, tutela della concorrenza e riconoscimento del lavoro dei tributaristi associativi qualificati.

In chiusura, la memoria inviata alla Camera si presenta come un appello a mantenere un equilibrio tra innovazione normativa e tutela delle professionalità già presenti. Un tema che resta aperto e caldo nel dibattito parlamentare delle prossime settimane.