Rivoluzione nei benefit: come alleggerire la busta paga e incentivare spese sanitarie e tempo libero

Rivoluzione nei benefit: come alleggerire la busta paga e incentivare spese sanitarie e tempo libero

Rivoluzione nei benefit: come alleggerire la busta paga e incentivare spese sanitarie e tempo libero

Matteo Rigamonti

Febbraio 4, 2026

Milano, 4 febbraio 2026 – In un’Italia dove il costo della vita continua a salire e i rinnovi contrattuali arrancano, il welfare aziendale si prepara a giocare un ruolo da protagonista nel 2026. Analisti e addetti ai lavori lo vedono ormai come il vero cuore delle nuove strategie salariali. A parlare senza giri di parole è Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia, che ha presentato i dati del nuovo Report sulla retribuzione 2025: “Non si tratta più di un semplice benefit extra, ma di una leva fondamentale per garantire la sostenibilità economica di lavoratori e aziende”.

Welfare aziendale, la risposta al caro-vita

Guffanti non ha dubbi: “Gli stipendi base restano fermi, mentre le esigenze dei lavoratori aumentano”. In pratica, la busta paga tradizionale non basta più. Fino a qualche anno fa, il welfare era visto come un extra, un modo per migliorare l’ambiente di lavoro con qualche servizio in più o una convenzione. Oggi la musica è cambiata. “Le aziende non possono più limitarsi a offrire solo lo stipendio classico”, spiega Guffanti. “Serve un sistema di compensazione più ampio”.

Dalla sanità alla scuola: la busta paga si trasforma

Il nuovo welfare aziendale incide direttamente sulle spese quotidiane delle famiglie. Non si parla più solo di buoni pasto o palestre convenzionate. “Si tratta di coperture per la sanità privata, aiuti per la scuola dei figli, contributi per i trasporti e persino servizi per il tempo libero”, elenca Guffanti. Insomma, l’azienda prende in carico – almeno in parte – spese che altrimenti peserebbero interamente sulla busta paga netta. Un cambio di passo importante che, secondo Coverflex, “riporta potere d’acquisto reale proprio quando la busta paga sembra aver toccato il suo limite”.

Un vantaggio doppio per imprese e lavoratori

Trasformare il welfare in una vera e propria politica salariale porta vantaggi su due fronti. I dipendenti ricevono un valore concreto e più tangibile: “Non si tratta più di semplici agevolazioni”, sottolinea Guffanti, “ma di uno strumento che incide davvero sulla vita di tutti i giorni”. Dall’altra parte, le aziende riescono a gestire meglio i costi legati alle tasse sul lavoro. Il welfare gode spesso di regole fiscali più leggere, permettendo di investire senza pesare troppo sul bilancio.

Welfare, arma per trattenere talenti e attrarre nuovi

Non è solo una questione di numeri. Il welfare aziendale diventa anche uno strumento chiave per tenersi stretti i migliori e rendere l’azienda più attrattiva sul mercato del lavoro. “Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo è ormai compiuto”, ammette Guffanti. Oggi chi investe nel welfare non lo fa solo per fare bella figura o per moda: “È una necessità per garantire la stabilità economica dei propri collaboratori”.

Nuovo equilibrio tra azienda e dipendente

Per Coverflex, il welfare è ormai la “seconda gamba” della retribuzione: uno strumento concreto, misurabile, che protegge il potere d’acquisto e rafforza il legame tra impresa e lavoratore. “Non si tratta più di dare qualcosa in più”, conclude Guffanti, “ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l’azienda trasferisce ai dipendenti”. Solo così, dicono gli esperti, si potrà affrontare un mercato del lavoro sempre più complesso e competitivo.

Mentre si attendono i prossimi rinnovi contrattuali e le decisioni del governo sul fronte fiscale, molte aziende stanno già rivedendo le proprie politiche interne. I dati del report Coverflex saranno al centro dei prossimi incontri tra associazioni datoriali e sindacati. Un segnale chiaro: il welfare aziendale sarà uno dei temi caldi del dibattito pubblico nel 2026.