Tripoli, 4 febbraio 2026 – Saif al-Islam Gheddafi, secondo figlio dell’ex leader libico Muammar Gheddafi, sarebbe stato ucciso oggi nel primo pomeriggio a Zintan, nell’ovest della Libia. A scatenare la tragedia sono stati una serie di scontri armati tra milizie locali e gruppi fedeli al vecchio regime. La notizia arriva dall’emittente Al Arabiya, che cita una fonte vicina alla famiglia Gheddafi. Da quanto si apprende, quattro uomini hanno fatto irruzione nel giardino della villa di Saif al-Islam, ferendolo gravemente prima di fuggire.
Scontri a Zintan, tensione alle stelle
L’attacco, avvenuto intorno alle 14 ora locale, resta avvolto nel mistero. La fonte di Al Arabiya racconta che gli assalitori si sono avvicinati senza essere visti, colpendo Saif al-Islam mentre si trovava fuori casa. Dopo il raid, la zona è stata teatro di violenti scontri tra milizie locali e fedelissimi dell’ex regime. I combattimenti si sono spostati anche nell’area desertica di al-Hamada, a pochi chilometri da Zintan, e sono andati avanti per ore, fino al tardo pomeriggio.
Alcuni abitanti, contattati al telefono, raccontano di aver sentito colpi di arma da fuoco ed esplosioni fino alle 18. “Si sentivano spari a raffica, la gente è rimasta chiusa in casa”, spiega un residente della periferia sud. Le autorità locali non hanno ancora fornito una versione ufficiale. Sul posto sono arrivati ambulanze e forze di sicurezza, ma al momento il numero delle vittime è incerto.
Saif al-Islam, una figura controversa
Saif al-Islam Gheddafi, 53 anni, era considerato da molti il principale erede politico del padre dopo la caduta del regime nel 2011. Una figura chiave, ma anche molto divisiva in Libia. Negli ultimi anni aveva provato a tornare sulla scena pubblica, candidandosi alle presidenziali poi rinviate a data da destinarsi. Il suo nome è legato a un passato oscuro: la Corte penale internazionale lo accusa di crimini contro l’umanità durante la repressione delle rivolte del 2011.
Dopo la morte di Muammar Gheddafi e la fine del regime, Saif al-Islam era stato detenuto proprio a Zintan da una milizia locale per diversi anni. Era stato liberato nel 2017, ma aveva mantenuto un profilo basso fino agli ultimi tentativi di rilancio politico. “Era una figura che spaccava il Paese: per alcuni un simbolo di un ordine perduto, per altri un ostacolo alla pace”, spiega un analista libico contattato da alanews.it.
La Libia reagisce con cautela
La notizia della presunta morte di Saif al-Islam si è subito diffusa sui social e tra le testate arabe. A Tripoli, la capitale, la risposta è stata di prudenza: nessuna conferma ufficiale è arrivata dal governo o dai portavoce delle principali milizie. In serata, alcuni sostenitori dell’ex regime si sono radunati davanti all’ambasciata russa, chiedendo chiarimenti.
Nel frattempo, a Zintan la tensione resta alta. Secondo fonti locali, alcune strade d’accesso alla città sono bloccate da posti di controllo improvvisati. “C’è paura che gli scontri riprendano”, racconta un commerciante del centro. Le organizzazioni internazionali presenti nel Paese stanno tenendo d’occhio la situazione.
Un futuro incerto per la Libia
La possibile uccisione di Saif al-Islam Gheddafi rischia di riaccendere vecchie divisioni tra le fazioni che si contano il controllo della Libia. Il suo ruolo, mai del tutto chiaro negli ultimi anni, continuava ad alimentare tensioni fra chi sperava in un ritorno all’ordine pre-2011 e chi invece vedeva in lui un freno alla riconciliazione nazionale.
Per ora nessuna fonte indipendente ha potuto confermare la sua morte. Le prossime ore saranno decisive per capire se la notizia verrà ufficializzata e quali saranno le conseguenze sugli equilibri già fragili del Paese nordafricano.
