Roma, 4 febbraio 2026 – Il potere d’acquisto delle famiglie italiane, che ha iniziato a riprendersi nel 2023, continuerà a salire anche nel biennio 2026-27, ma con un passo più lento. A dirlo è la nota sulla congiuntura di febbraio pubblicata oggi dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb). Le stime mostrano che, a fine periodo, i salari reali resteranno comunque più bassi di oltre due punti percentuali rispetto al 2021. Un segnale chiaro della difficoltà a rimettersi in carreggiata dopo anni segnati da inflazione e incertezza internazionale.
Salari reali ancora lontani dai livelli pre-crisi
L’Upb entra nel dettaglio spiegando che il recupero del potere d’acquisto, iniziato due anni fa, “proseguirà nel biennio 2026-27 a ritmi moderati”. Ma, avvertono, “i salari reali a fine periodo saranno più bassi di oltre due punti percentuali rispetto al 2021”. È uno specchio della situazione economica italiana: l’aumento dei prezzi, soprattutto tra il 2022 e il 2023, ha eroso il valore degli stipendi. Solo ora si vede una lenta ripresa. “Il recupero è in corso, ma non basta ancora”, ha detto un funzionario dell’Upb raggiunto telefonicamente nel primo pomeriggio.
Pil cresce lentamente: +0,5% nel 2025, +0,7% nel 2026
Sul fronte della crescita economica, l’Upb prevede un aumento del Pil dello 0,5% nel 2025 e dello 0,7% nel 2026, con un andamento simile atteso anche per il 2027. A spingere l’economia resta la domanda interna, con un ruolo fondamentale affidato al Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). “La spinta degli investimenti pubblici e privati legati al Pnrr sarà decisiva”, ha confidato una fonte vicina al Ministero dell’Economia. Ma la crescita è ancora fragile: “Non siamo fuori pericolo”, ammettono gli economisti.
Rischi al ribasso: mercati e clima sotto la lente
L’Upb mette in guardia su diversi rischi che potrebbero rallentare la ripresa. Tra questi, l’incertezza globale – dai conflitti internazionali alle tensioni commerciali – e l’instabilità dei mercati finanziari. “L’esposizione ai rischi resta alta, soprattutto per via del quadro internazionale, degli umori dei mercati e dei cambiamenti climatici”, si legge nella nota ufficiale. Non mancano i riferimenti alle crisi geopolitiche, come quella in Medio Oriente, e ai possibili effetti sulle catene di approvvigionamento.
Inflazione sotto controllo, ma consumi deboli
Gli esperti dell’Upb stimano che l’inflazione rimarrà contenuta nei prossimi mesi, ma i consumi delle famiglie restano timidi. “Le famiglie sono ancora molto caute”, ha spiegato una ricercatrice dell’istituto durante una conferenza stampa a Montecitorio. “Molte hanno tagliato le spese superflue e preferiscono mettere da parte soldi”. Lo confermano anche i dati Istat sulle vendite al dettaglio: nei primi mesi del 2026 la crescita è modesta, con gli italiani che puntano soprattutto su alimentari e prodotti per la casa.
Pnrr, una spinta decisiva ma da accelerare
Il Pnrr è visto come “un elemento chiave” dagli esperti dell’Upb. Gli investimenti previsti – tra infrastrutture, digitalizzazione e transizione ecologica – dovrebbero sostenere la domanda interna e creare posti di lavoro. Ma restano dubbi sulla velocità con cui si riuscirà a spendere queste risorse. “Siamo in un momento delicato”, ha detto un dirigente del Ministero delle Infrastrutture. “La capacità di utilizzare rapidamente e bene i fondi sarà fondamentale”.
Prospettive caute per i prossimi anni
In sintesi, l’Italia si trova davanti a una ripresa lenta e incerta. Il potere d’acquisto migliora, ma non torna ai livelli di prima della crisi; la crescita del Pil è modesta; i rischi esterni – dai mercati al clima – impongono prudenza. Tutti gli occhi sono puntati sull’attuazione del Pnrr e sulle scelte di politica economica dei prossimi mesi. “Serve costanza e attenzione”, ha concluso un funzionario dell’Upb. “Solo così si potrà davvero consolidare la ripresa”.
