Newark, 4 febbraio 2026 – Un team di ricercatori dell’Università del Delaware, guidato da Lisha Shao, ha scoperto un antico circuito cerebrale che regola il senso di sazietà e la sensazione di appagamento legata al cibo nei moscerini della frutta. Lo studio, pubblicato su Current Biology, apre nuovi scenari anche per capire meglio i disturbi alimentari nell’uomo, con possibili sviluppi terapeutici in futuro.
Un circuito cerebrale antico che dice quando smettere di mangiare
Gli scienziati si sono concentrati sul cervello dei Drosophila melanogaster, i famosi moscerini della frutta, cercando di capire come questi insetti regolano il loro comportamento alimentare. Hanno individuato un gruppo di neuroni chiamati neuroni Fox, che sembrano essere fondamentali per riconoscere quando si è sazi. “Abbiamo notato che attivando questi neuroni, i moscerini continuano a mangiare senza mai sentirsi pieni”, ha raccontato Shao, a capo del gruppo di ricerca.
Un aspetto interessante è che circuiti simili potrebbero esistere anche nei mammiferi. “Se questi meccanismi sono rimasti uguali nel corso dell’evoluzione, potrebbero spiegare perché alcune persone faticano a sentire la sazietà o trovano diverso il piacere del cibo”, ha aggiunto la ricercatrice.
Moscerini e umani: come cambia il gusto e il comportamento alimentare
Gli esperimenti hanno evidenziato che le femmine di moscerino cambiano le loro preferenze alimentari a seconda delle esigenze del momento: durante la produzione delle uova scelgono cibi più ricchi di proteine, mentre in altri momenti preferiscono gli zuccheri. Un comportamento che, secondo i ricercatori, ha qualche punto in comune anche con gli esseri umani. “Anche noi cambiamo gusti e preferenze in base alle ore del giorno o alle fasi della vita”, ha detto Shao.
Il cuore dello studio è capire come il cervello valuta il piacere e la soddisfazione che proviamo dal cibo. Se i meccanismi legati al gusto sono già abbastanza noti, molto meno si sapeva su cosa ci spinge a preferire un cibo piuttosto che un altro o cosa ci fa sentire appagati.
Verso nuove piste per combattere i disturbi alimentari
Gli autori ritengono che la scoperta dei neuroni Fox possa aprire nuove strade per affrontare i disturbi alimentari, dall’obesità all’anoressia. “Capire come funziona questo circuito potrebbe aiutarci a sviluppare trattamenti più mirati”, ha spiegato Shao. Per ora, però, si tratta solo di ipotesi: serve ancora molto lavoro per capire se lo stesso meccanismo esiste anche nell’uomo.
La comunità scientifica ha accolto con interesse i risultati. “È una ricerca che solleva domande importanti”, ha commentato un neurobiologo dell’Università di Padova, non coinvolto nello studio. “Se riuscissimo a intervenire su questi circuiti, potremmo affrontare malattie oggi molto difficili da curare”.
Cosa ci aspetta: i prossimi passi della ricerca
La pubblicazione su Current Biology segna solo l’inizio. I ricercatori americani stanno già lavorando su modelli animali più complessi per capire se i neuroni Fox sono presenti anche nei mammiferi. “Solo allora potremo pensare a possibili applicazioni cliniche”, ha chiarito Shao.
Nel frattempo, questo studio ci offre uno sguardo nuovo sul legame tra cervello e alimentazione. Un legame fatto di preferenze, sazietà e piacere, che resta in gran parte un mistero. Ma grazie ai minuscoli moscerini della frutta, un pezzo del puzzle sembra finalmente trovare posto.
