Ue pronta a difendere il divieto del gas russo in tribunale

Ue pronta a difendere il divieto del gas russo in tribunale

Ue pronta a difendere il divieto del gas russo in tribunale

Giada Liguori

Febbraio 4, 2026

Bruxelles, 4 febbraio 2026 – La Commissione europea si prepara a difendere con fermezza la propria posizione davanti alla Corte di Giustizia, dopo il ricorso presentato dall’Ungheria contro il regolamento che impone lo stop alle importazioni di gas russo. A confermarlo, questa mattina, è stata Anna-Kaisa Itkonen, portavoce per l’energia dell’esecutivo comunitario, durante un incontro con i giornalisti nella sede di Rue de la Loi.

Bruxelles non molla: “Difenderemo la nostra decisione”

“Se qualche Stato membro ha dubbi e vuole contestare la legge, ha tutto il diritto di farlo”, ha detto chiaramente Itkonen, ricordando che non è la prima volta che un provvedimento della Commissione finisce davanti ai giudici europei. “Noi ci saremo, pronti a difendere la nostra posizione”, ha aggiunto, “e nel frattempo vigileremo perché nessuno debba trovarsi in difficoltà sul fronte della sicurezza delle forniture”.

Il nodo è il nuovo regolamento europeo varato a dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 gennaio, che vieta gradualmente l’importazione di gas naturale russo via gasdotti e terminali GNL. Una mossa, secondo Bruxelles, pensata per tagliare la dipendenza energetica da Mosca e rinforzare la sicurezza del sistema europeo.

L’Ungheria sfida Bruxelles: “Così rischiamo le nostre forniture”

A impugnare il regolamento è stata l’Ungheria, guidata da Viktor Orbán, che venerdì scorso ha depositato il ricorso alla Corte di Giustizia Ue. Budapest sostiene che la norma “danneggia gli interessi nazionali” e potrebbe mettere a rischio la stabilità delle forniture. Il paese dipende per oltre l’80% dal gas russo, importato tramite il gasdotto TurkStream che passa dalla Serbia. “Non possiamo permettere che siano le famiglie ungheresi a pagare il prezzo delle sanzioni”, ha detto nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Péter Szijjártó.

Fonti diplomatiche a Bruxelles riferiscono che anche altri Paesi dell’Est Europa, come Slovacchia e Bulgaria, hanno espresso qualche riserva sulla tempistica e le modalità del divieto. Ma finora nessuno si è spinto a presentare un ricorso formale.

Il percorso della controversia e cosa succederà

Il regolamento prevede una fase di transizione di 18 mesi durante la quale gli Stati membri potranno ancora comprare gas russo, ma solo se ci sono “motivate esigenze di sicurezza nazionale”. Dopo questo periodo scatterà il divieto totale. La Commissione ha promesso che, in caso di emergenze o interruzioni improvvise, saranno previste deroghe.

Ora spetta alla Corte di Giustizia valutare se la misura è legittima, considerando sia le competenze dell’Unione sia l’impatto sui singoli Stati. I tempi saranno lunghi: esperti legali sentiti da alanews.it stimano che la decisione finale potrebbe arrivare non prima della fine del 2026.

Tra dubbi e speranze: la sicurezza energetica europea in gioco

Nel frattempo, il dibattito sulla sicurezza energetica europea si fa sempre più acceso. Secondo dati Eurostat aggiornati a novembre 2025, le importazioni di gas russo sono già scese del 60% rispetto ai livelli pre-invasione in Ucraina. Ma diversi Paesi dell’Europa centrale restano ancora molto legati alle forniture da Mosca.

“L’obiettivo è gestire una transizione ordinata”, ha ribadito Itkonen, “senza lasciare indietro nessuno”. La Commissione ha ricordato i fondi messi a disposizione per investire in nuove infrastrutture energetiche – dai terminali GNL alle interconnessioni tra Stati – e ha invitato i governi a lavorare insieme per rendere il sistema più forte e resistente.

Resta da vedere se il ricorso dell’Ungheria farà da apripista ad altri, o se prevarrà la solidarietà europea. Per ora, a Bruxelles si respira una prudente fiducia: “Siamo pronti a difendere le nostre scelte”, ha concluso la portavoce, “ma restiamo aperti al dialogo con tutti gli Stati membri”.