Pechino, 4 febbraio 2026 – Nelle ultime ore, il presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo americano Donald Trump si sono sentiti al telefono. A confermarlo è stata l’agenzia statale Xinhua. La chiamata, avvenuta lunedì mattina ora locale, cade in un momento delicato per i rapporti tra le due superpotenze e precede l’incontro previsto ad aprile in Cina. Si tratta di un seguito al faccia a faccia dello scorso 30 ottobre, quando i due leader si erano incontrati alla Gimhae Air Base di Busan, in Corea del Sud, durante il vertice dell’Apec.
Xi e Trump si parlano: la mossa prima del vertice di aprile
Secondo quanto riportato da Xinhua, il colloquio tra Xi Jinping e Donald Trump fa parte di un riavvicinamento che negli ultimi mesi ha portato a una ripresa dei contatti diretti tra Washington e Pechino. Per ora non sono stati resi noti i dettagli della conversazione. Tuttavia, fonti diplomatiche cinesi raccontano che la telefonata serviva a “preparare il terreno” per l’incontro di aprile, un appuntamento che entrambe le parti vedono come un possibile nuovo inizio nelle relazioni bilaterali.
Tra tensioni e aperture: un’agenda complicata
La chiamata arriva in un clima teso, segnato da dispute commerciali e questioni strategiche. Solo pochi giorni fa, il presidente Xi aveva parlato in videoconferenza con il leader russo Vladimir Putin. In quell’occasione, hanno sottolineato il ruolo “stabilizzante” delle loro nazioni in un mondo che, a loro dire, “attraversa una fase di instabilità”. Il dialogo con Trump si inserisce dunque in una strategia più ampia di Pechino: tenere aperti i canali con Washington, senza però trascurare la partnership con Mosca.
Il faccia a faccia di Busan e cosa resta sul tavolo
L’incontro di Busan dello scorso ottobre aveva lasciato diversi punti ancora aperti: dalla questione commerciale alle tensioni nel Mar Cinese Meridionale, fino alla cooperazione su temi globali come il clima. Secondo fonti vicine alla delegazione americana, l’atmosfera era stata “cordiale ma ferma”. Trump aveva ribadito le priorità degli Stati Uniti su sicurezza e commercio, mentre Xi aveva insistito sulla “necessità di rispetto reciproco” e “non interferenza”.
Reazioni a caldo: l’Europa e l’Asia osservano
La notizia della telefonata è stata accolta con prudenza nelle capitali europee. A Bruxelles, un funzionario della Commissione UE ha detto che “ogni segnale di dialogo tra Stati Uniti e Cina è positivo”, ma ha aggiunto che “restano molte incognite sui reali margini di accordo”. Anche a Tokyo si guarda con attenzione: il governo giapponese teme che eventuali intese bilaterali possano influire sull’equilibrio nella regione.
Cosa succederà adesso? Tutti aspettano i dettagli
Finora né la Casa Bianca né il Ministero degli Esteri cinese hanno diffuso comunicati ufficiali sui contenuti della telefonata. Alcuni osservatori a Washington ipotizzano che si sia parlato anche di sanzioni reciproche e di come gestire le crisi regionali, dalla Corea del Nord a Taiwan. Un diplomatico americano, che ha preferito restare anonimo, ha detto che “il clima resta complesso”, ma che “c’è la volontà di evitare escalation”.
Un dialogo fragile, ma indispensabile
In attesa di maggiori dettagli, che potrebbero emergere nelle prossime ore, la telefonata tra Xi Jinping e Donald Trump conferma la voglia di mantenere aperto un canale diretto. Una scelta che nasce dalla consapevolezza che, in un mondo segnato da incertezze e rivalità, solo il confronto può evitare nuove fratture. Ma, come spesso accade tra Washington e Pechino, la strada resta lunga e piena di ostacoli.
