Cinema in lutto: #siamoaititolidicoda si unisce alla lotta dell’Usb

Cinema in lutto: #siamoaititolidicoda si unisce alla lotta dell'Usb

Cinema in lutto: #siamoaititolidicoda si unisce alla lotta dell'Usb

Giada Liguori

Febbraio 5, 2026

Roma, 5 febbraio 2026 – Il movimento #siamoaititolidicoda e l’Unione Sindacale di Base (Usb) hanno ufficialmente lanciato, la sera del 31 gennaio al Nuovo Cinema Aquila, un nuovo percorso di rappresentanza sindacale per il mondo cine-audiovisivo. Dopo più di ventisei anni senza un contratto aggiornato, le lavoratrici e i lavoratori delle troupe cinematografiche hanno scelto di puntare su un modello diverso, dichiarando di non voler più aspettare risposte dai sindacati tradizionali.

Dopo ventisei anni, la rabbia delle troupe

L’assemblea, convocata in via L’Aquila alle 19.30, ha richiamato decine di tecnici, operatori e rappresentanti delle maestranze del cinema romano. “Non siamo più disposti ad aspettare”, hanno detto i portavoce di #siamoaititolidicoda, sottolineando come il lungo immobilismo abbia portato a “una marginalizzazione cronica del settore”. Il riferimento è chiaro: dal 1999, anno dell’ultimo contratto ancora considerato “dignitoso”, nessun rinnovo ha davvero migliorato le condizioni di lavoro.

Usb, il sindacato fuori dal coro

La scelta di affidarsi all’Usb nasce dalla voglia di “uscire dal modello dei sindacati confederali”, come Slc Cgil, Fistel Cisl e UilCom. Secondo il movimento, questi sindacati si sono allontanati dalla base, puntando troppo sulla concertazione permanente e su meccanismi di finanziamento giudicati poco vicini alle reali esigenze dei lavoratori. “L’Usb per noi è un modello che punta sull’autonomia politica ed economica”, hanno ribadito i promotori, “senza accordi di co-gestione con i datori di lavoro”.

L’incontro, durato più di due ore e animato da interventi anche accesi, ha visto l’approvazione della proposta di aprire una sezione Usb dedicata al settore cine-audiovisivo. Un passo che, secondo i presenti, permetterà finalmente di riconoscere le specificità di un mondo spesso trascurato nei tavoli istituzionali.

Obiettivi chiari: contratto e rappresentanza vera

Il percorso appena iniziato punta a costruire una piattaforma contrattuale partendo dalle basi dell’accordo del 1999. Tra le priorità: garantire una rappresentanza concreta, senza deleghe in bianco; rimettere al centro la partecipazione diretta di lavoratrici e lavoratori; ottenere un dialogo stabile con il Ministero della Cultura. “Vogliamo una rappresentanza che non sia solo di facciata”, ha spiegato uno dei delegati Usb, “ma che porti davvero la voce delle troupe dove si decide”.

Non sono mancati attacchi all’attuale governo. Il movimento ha parlato chiaro, sottolineando la necessità di “alzare la lotta politica contro le scelte distruttive” dell’esecutivo, accusato di aver ignorato il settore e di non aver mai aperto un tavolo serio sulle condizioni dei lavoratori.

Tesseramento e passi avanti

Il nuovo percorso prevede subito l’avvio del tesseramento Usb tra le maestranze del settore. Un passaggio considerato fondamentale per costruire una rappresentanza sindacale forte e riconosciuta ai tavoli contrattuali. “Solo con una base solida e partecipata potremo davvero cambiare le cose”, ha raccontato una giovane fonica presente all’assemblea, mentre altri tecnici hanno messo in guardia dal “perdere l’entusiasmo” scaturito durante l’incontro.

Gli organizzatori hanno annunciato che nelle prossime settimane sono in programma nuovi incontri informativi in altre città italiane, da Milano a Napoli, per allargare la partecipazione e raccogliere nuove adesioni.

Un settore che vuole essere ascoltato

Il mondo cine-audiovisivo italiano, che conta migliaia di addetti tra set, post-produzione e servizi tecnici, chiede ora di essere ascoltato dopo anni di silenzio dalle istituzioni. “Non vogliamo più essere invisibili”, ha detto una segretaria di produzione a fine assemblea. La sensazione, tra chi era al Nuovo Cinema Aquila, è che questa volta la mobilitazione possa davvero segnare una svolta. Ma la strada da percorrere, lo sanno tutti, è ancora in salita.