New York, 5 febbraio 2026 – Nel 2013 Jeffrey Epstein, noto imprenditore americano coinvolto in diverse inchieste giudiziarie, ha visto chiudere per sempre il suo account Xbox Live. La decisione, resa pubblica da Microsoft, è stata motivata con la formula “molestie, minacce e/o abusi”, come riportano i documenti resi noti dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti nei cosiddetti “Epstein files”. Ma cosa si nasconde davvero dietro questa sospensione? E quali sono le ragioni reali che hanno portato alla chiusura dell’account?
Account Xbox Live sospeso: cosa dicono i documenti
Secondo il file EFTA00634104, una mail automatica del team “Xbox Live Policy & Enforcement” ha comunicato a Epstein la sospensione definitiva del suo profilo. Il messaggio, inviato nel 2013, cita diverse possibili violazioni: “harassment, threats, and/or abuse of other players”, ovvero molestie, minacce e abusi verso altri utenti. Tra i comportamenti vietati si menzionano minacce di morte, insulti, stalking, griefing (atteggiamenti ostili durante il gioco), estorsione e diffusione di dati personali.
Ma sfogliando i documenti, non si trovano prove concrete che Epstein abbia commesso questi atti su Xbox Live. Non ci sono dettagli su conversazioni o partite incriminate. Solo una formula standard usata da Microsoft per segnalare la violazione delle regole.
La vera ragione: un accordo con le autorità
Il quadro cambia se si guarda a un secondo documento, il file EFTA01944468. In questa comunicazione – sempre del 2013 e intitolata “E-STOP: Message to Impacted Users” – Microsoft spiega il motivo vero della sospensione. L’azienda chiarisce che si tratta di una misura legata a una collaborazione con il Procuratore Generale dello Stato di New York per escludere dai servizi online tutti i “registered sex offenders” registrati in quello Stato.
Non è dunque una punizione per comportamenti scorretti su Xbox Live, ma una decisione preventiva e amministrativa legata allo status legale di Epstein. Microsoft punta così a ridurre i rischi per gli altri utenti, soprattutto i minori, impedendo l’accesso alle persone condannate per reati sessuali.
Epstein e la passione per Xbox
Nei documenti del Dipartimento di Giustizia spuntano almeno 137 file in cui compare la parola “Xbox” legata a Epstein. Non tutte le mail parlano di gioco: alcune riguardano regali o acquisti di console, altre fanno riferimento a offerte di vendita o scambi tra conoscenti. Un dettaglio che conferma l’interesse personale di Epstein per il mondo dei videogiochi.
Tuttavia, nessuna delle mail esaminate contiene elementi che facciano pensare a comportamenti illeciti o minacciosi durante le partite online. Dai documenti emerge chiaramente che la sospensione dell’account non è stata accompagnata da segnalazioni di altri utenti o da indagini interne su chat o messaggi sospetti.
Microsoft punta sulla sicurezza degli utenti
La scelta di Microsoft si inserisce in un quadro più ampio, volto a proteggere la sicurezza sulle sue piattaforme digitali. Dal 2012, l’azienda lavora con le autorità statunitensi per identificare e bloccare gli account di persone condannate per reati sessuali. Il procedimento prevede controlli incrociati tra registri pubblici e dati degli utenti Xbox Live.
“La protezione dei minori è una priorità assoluta”, ha spiegato un portavoce della società in una nota diffusa all’epoca. “Collaboriamo a stretto contatto con le forze dell’ordine per evitare ogni possibile rischio sulle nostre piattaforme”.
Nessuna prova di abusi su Xbox Live
In conclusione, anche se la formula usata nella comunicazione ufficiale lascia intendere comportamenti scorretti online, dai documenti non emergono prove concrete che colleghino Epstein a molestie o minacce su Xbox Live. La sospensione, come ha chiarito la stessa Microsoft, è stata decisa solo per ragioni preventive e amministrative.
Un caso che mostra come le grandi aziende tecnologiche debbano trovare un equilibrio tra tutela della privacy e sicurezza degli utenti, soprattutto quando si parla di piattaforme frequentate da milioni di giovani. E che, almeno in questo frangente, non aggiunge nuove ombre alle già pesanti accuse che hanno segnato la vita reale di Epstein.
