Roma, 5 febbraio 2026 – “Non c’è nessun automatismo nei controlli fiscali e l’intelligenza artificiale generativa non viene usata dall’Agenzia delle Entrate”. È stato netto questa mattina Vincenzo Carbone, direttore dell’Agenzia, parlando a Telefisco davanti a professionisti e addetti ai lavori. Una precisazione che arriva dopo settimane di discussioni sulle nuove tecnologie nella lotta all’evasione.
Controlli fiscali: i numeri dietro le verifiche
Nel 2025, l’Agenzia delle Entrate ha esaminato ben 17 milioni di posizioni tra imprese e contribuenti. Ma, ha spiegato Carbone, “questo non vuol dire che tutte sono finite sotto controllo”. Solo una parte viene davvero approfondita con accertamenti mirati. “Abbiamo scoperto 200.000 evasori totali – ha detto –. Di questi, il 57%, cioè 116.000 persone, non aveva mai presentato una dichiarazione. Il resto, 86.000 contribuenti, era completamente sconosciuto al fisco”.
Dietro a questi numeri, ha sottolineato il direttore, c’è un lavoro di selezione che non si basa su processi automatici o su intelligenza artificiale generativa. “L’IA generativa non fa parte dei nostri sistemi”, ha ribadito, rispondendo alle preoccupazioni di cittadini e operatori. I controlli restano ancorati a metodi tradizionali e verifiche incrociate sui dati disponibili.
Lettere di compliance: cosa sono e a chi vengono inviate
Per il 2026, l’Agenzia delle Entrate conta di spedire oltre 2,4 milioni di lettere di compliance. Sono, come ha spiegato Carbone, dei “promemoria” che invitano il contribuente a controllare la propria posizione fiscale. “Alcune lettere sono per chi ha dimenticato di fare la dichiarazione; altre per chi non l’ha mai presentata”.
Per quanto riguarda l’IVA, le comunicazioni arriveranno a chi non ha inviato le comunicazioni periodiche richieste dalla legge. Queste lettere, ha chiarito il direttore, non hanno un valore sanzionatorio immediato. Sono un invito a sistemare la propria situazione prima che partano eventuali controlli più severi.
Nessun automatismo: resta centrale il lavoro umano
“Non c’è nessun automatismo”, ha ribadito Carbone. La scelta dei casi da approfondire si fa ancora con un attento esame dei dati e delle anomalie, senza affidarsi a sistemi di intelligenza artificiale generativa. “Il nostro scopo – ha detto – è accompagnare il contribuente verso la correttezza fiscale, non colpirlo a caso”.
Secondo fonti interne, le lettere di compliance partono da incroci tra diverse banche dati e segnalazioni specifiche. Solo se le irregolarità persistono si passa a veri accertamenti. “Vogliamo evitare errori grossolani e controlli inutili”, ha confidato un funzionario presente all’evento.
Le reazioni: chiarimenti apprezzati, ma resta l’attesa
La precisazione di Carbone ha trovato consenso tra gli ordini professionali a Telefisco. “Era importante dire che non ci sono algoritmi che decidono automaticamente chi controllare”, ha detto un commercialista romano uscendo dalla sala poco dopo le 11.30. Alcuni contribuenti, però, aspettano ancora di capire come cambieranno i criteri nei prossimi anni, soprattutto con il progresso delle tecnologie digitali.
Per ora, l’Agenzia delle Entrate punta sulla trasparenza e sulla gradualità: prima il dialogo e la compliance, poi – solo se serve – i controlli veri e propri. Un modo per rafforzare la fiducia tra fisco e cittadini, in un momento in cui privacy e uso dei dati personali sono temi sempre più caldi nel dibattito pubblico.
