Svolta inquietante nella strage dei cacciatori: indagato e misteri nel bosco dei Nebrodi

Svolta inquietante nella strage dei cacciatori: indagato e misteri nel bosco dei Nebrodi

Svolta inquietante nella strage dei cacciatori: indagato e misteri nel bosco dei Nebrodi

Matteo Rigamonti

Febbraio 5, 2026

Messina, 5 febbraio 2026 – È passato appena una settimana dalla macabra scoperta dei tre cacciatori uccisi nei boschi di Montagnareale, nel cuore dei Nebrodi, ma l’indagine ha preso una piega inaspettata. Secondo fonti vicine agli investigatori, un quarto uomo, presente quella mattina sul luogo della battuta di caccia, è stato iscritto nel registro degli indagati. Un passo che potrebbe finalmente chiarire una vicenda finora avvolta nel mistero.

Quarto uomo nel mirino: la svolta che cambia tutto

Gli inquirenti, guidati dalla Procura di Patti, hanno puntato i riflettori su una figura rimasta finora nell’ombra. È l’uomo che accompagnava Antonio Gatani, 82 anni, uno dei tre cacciatori trovati morti insieme ai fratelli Giuseppe e Davis Pino, 44 e 26 anni, di San Pier Niceto. Il suo nome è emerso solo nelle ultime ore ed è ora tra gli indagati. Un dettaglio che, secondo chi segue il caso, potrebbe essere la chiave per far luce sulla vicenda.

I carabinieri del Ris di Messina lavorano ancora sul luogo, in contrada Caristia, un’area aspra e coperta di bosco. I rilievi balistici e scientifici, spiegano fonti investigative, saranno fondamentali per capire chi ha sparato e in che ordine. Le autopsie, finora, non hanno dato risposte definitive.

I corpi distesi in fila e il mistero del cane chiuso nell’auto

A colpire gli investigatori è stata soprattutto la disposizione dei corpi: i tre erano distanziati di una trentina di metri, allineati uno dietro l’altro. Prima Giuseppe Pino, poi il fratello Davis, infine Gatani. A scoprire i cadaveri è stato un giovane motociclista di passaggio, verso le 9 del mattino. Ma quando i carabinieri sono arrivati, dell’uomo che accompagnava Gatani non c’era traccia.

Sentito dagli investigatori, il compagno dell’82enne ha detto di aver visto l’amico alle 6 e di aver raggiunto la zona della battuta con lui, usando però due auto diverse. Poco dopo sarebbe andato via, lasciando il posto. Una versione che lascia perplessi: perché andarsene subito in un posto così isolato? E soprattutto, perché il cane di Gatani era rimasto chiuso in macchina? Dal collare gps risulta che l’animale non sarebbe mai uscito dal veicolo. Un particolare che non torna.

Fucili sequestrati e prime risposte balistiche

L’uomo sostiene di non aver sentito né visto nulla quella mattina. Eppure, i carabinieri gli hanno sequestrato i fucili trovati a casa. Stessa cosa è successa ad altri cacciatori della zona: l’obiettivo è capire chi fosse armato e con quali armi. Dai primi accertamenti, sembra che i tre siano stati uccisi intorno alle 8.

Gatani e Giuseppe Pino sono stati trovati distesi a pancia in su, ciascuno colpito al torace da un solo proiettile. Più complicata la situazione di Davis: prima ferito a distanza da un colpo al fianco, poi raggiunto da un secondo sparo da vicino. Un dettaglio che fa pensare a un’esecuzione e alla presenza di almeno un’altra persona sul posto.

Due ipotesi sul tavolo: incidente o lite tra cacciatori?

Gli investigatori stanno valutando due piste. La prima: un incidente sfociato nel dramma. Gatani, che non aveva rapporti con i fratelli Pino, potrebbe aver ferito per sbaglio Davis. Giuseppe avrebbe reagito sparando all’anziano, poi il quarto uomo – ora indagato – avrebbe risposto uccidendo Giuseppe e infine Davis, rimasto forse come unico testimone.

La seconda ipotesi parla di un litigio per questioni di territorio. Da una parte i due uomini di Patti, che consideravano la zona una sorta di “riserva personale”; dall’altra i fratelli Pino, visti come estranei o intrusi. “Non si conoscevano”, racconta una fonte vicina agli inquirenti. “Ma tra cacciatori, certe tensioni possono esplodere all’improvviso”.

L’attesa per le analisi decisive

Mentre si aspettano i risultati degli accertamenti balistici e delle analisi del Ris, previsti nei prossimi giorni, la comunità di Montagnareale resta scossa. Le voci si rincorrono e i sospetti non mancano. “Qui ci si conosce tutti”, ha detto ieri un abitante davanti al municipio. “Una cosa del genere non era mai successa”.

Gli investigatori mantengono il massimo riserbo. Solo alla fine, forse, si capirà cosa è successo davvero quella mattina nei boschi dei Nebrodi. Per ora, restano i dubbi. E il silenzio inquieto della montagna.