Roma, 6 febbraio 2026 – Da venerdì scorso l’ufficio stampa della Camera dei Deputati ha bloccato le nuove prenotazioni online della sala stampa di Palazzo Montecitorio destinate alle conferenze stampa. La decisione arriva a seguito delle polemiche scoppiate per un evento promosso dal deputato della Lega, Domenico Furgiuele, insieme a esponenti di Casapound, sul tema della remigrazione. La notizia, arrivata da fonti parlamentari questa mattina, ha subito acceso un acceso dibattito tra i gruppi politici e tra i giornalisti accreditati.
Stop alle prenotazioni dopo la bufera su Casapound
La decisione, presa venerdì 2 febbraio secondo quanto riferito da ambienti interni, segue di pochi giorni la conferenza stampa che avrebbe visto la partecipazione di esponenti di Casapound, invitati da Furgiuele per parlare di remigrazione. Un tema che ha già fatto discutere e scatenato reazioni forti, sia tra i parlamentari che tra le associazioni antifasciste. “Non si può permettere che una forza apertamente neofascista abbia spazio nelle istituzioni”, aveva detto nei giorni scorsi il deputato del Partito Democratico Emanuele Fiano, chiedendo chiarimenti alla Presidenza della Camera.
Conferenze già fissate si faranno, stop ai nuovi appuntamenti
Fonti dell’ufficio stampa assicurano che le conferenze già prenotate entro il 30 gennaio si terranno regolarmente. Nessuna cancellazione per chi aveva già il via libera. Ma da allora, per chi prova a prenotare, il sistema online è bloccato. Compare un messaggio chiaro: “Prenotazioni sospese fino a data da destinarsi”. Interpellato stamattina alle 11.30, il personale della Camera ha confermato che “non è possibile fissare nuovi appuntamenti per la sala stampa”, senza però dire quando si potrà tornare a prenotare.
Si pensa a cambiare il sistema di prenotazione
Da fonti parlamentari filtrano indiscrezioni su una possibile revisione delle regole per prenotare la sala stampa. Fino a poco fa, ogni deputato poteva fare la richiesta direttamente online per usare gli spazi per conferenze e incontri con la stampa. Una procedura che qualcuno giudica troppo semplice e poco controllata. “Serve un controllo più attento su chi organizza e sugli ospiti invitati”, spiega un funzionario della Camera, che preferisce restare anonimo. Non è escluso che venga introdotto un passaggio in più, con un esame preventivo delle richieste da parte dell’ufficio di Presidenza.
Il dibattito politico si riaccende
La vicenda ha riaperto lo scontro tra maggioranza e opposizione sul tema dell’accesso agli spazi istituzionali. Da un lato, chi chiede regole più rigide per impedire che gruppi estremisti usino il Parlamento come megafono. Dall’altro, chi parla di rischio censura e difende la libertà dei deputati di organizzare incontri pubblici. “Non si può mettere il bavaglio al dibattito politico”, ha commentato il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, mentre dal Movimento 5 Stelle si invocano “trasparenza nelle procedure e rispetto dei valori costituzionali”.
Aspettando le mosse della Presidenza
Al momento non ci sono comunicazioni ufficiali dalla Presidenza della Camera guidata da Lorenzo Fontana. Secondo alcuni parlamentari di maggioranza, nelle prossime ore potrebbe tenersi una riunione sul tema. L’obiettivo, dicono fonti vicine all’ufficio di Presidenza, è trovare un equilibrio tra la libertà parlamentare e la necessità di evitare derive propagandistiche dentro le istituzioni. Nel frattempo, i giornalisti che lavorano a Montecitorio attendono di capire quando potranno tornare a prenotare la sala stampa per le conferenze di routine.
Un precedente che fa discutere
Non è la prima volta che l’uso degli spazi della Camera finisce nel mirino delle polemiche. In passato, eventi organizzati da gruppi politici o associazioni controverse avevano già sollevato dubbi sulla gestione delle sale istituzionali. Stavolta, però, il blocco totale delle prenotazioni è una novità negli ultimi anni. “Serve chiarezza e regole uguali per tutti”, confida un deputato di lungo corso. Nei corridoi di Montecitorio si parla già di possibili modifiche al regolamento interno.
In attesa di sviluppi ufficiali, resta aperta la questione: tra sicurezza, libertà politica e trasparenza istituzionale, il Parlamento si trova di nuovo a dover trovare un punto d’incontro tra principi e prassi quotidiane.
