Milano, 6 febbraio 2026 – Il prezzo del gas naturale ha fatto un nuovo balzo stamattina sulla piazza Ttf di Amsterdam. I contratti future con scadenza marzo hanno raggiunto i 34,95 euro al megawattora, segnando un +3,6% rispetto alla chiusura di ieri. Dietro questo movimento, secondo gli operatori di mercato, ci sono sia le tensioni geopolitiche ancora vive sia le preoccupazioni per il meteo che ci aspetta nelle prossime settimane.
Gas naturale in rialzo: i numeri di oggi
Alle 10.30, nella sala trading di una grande banca milanese, il valore del future Ttf – la principale misura europea del prezzo del gas – si avvicinava ai 35 euro. Un livello che mancava da settimane. Un analista di Intesa Sanpaolo ha spiegato che il mercato “sta reagendo alle previsioni di un possibile calo delle temperature in Europa centrale e orientale”. Insomma, tra prudenza e ricerca di coperture, i volumi di scambio sono cresciuti rispetto alla media di gennaio.
Clima e geopolitica spingono i prezzi
Le fonti del settore energetico indicano due fattori chiave dietro il rialzo. Primo: le previsioni meteo parlano di un ritorno del freddo tra Germania e Polonia già dalla prossima settimana. Secondo: restano vive le tensioni nel Mar Rosso e le incertezze sulle forniture di gas naturale liquefatto (GNL) dal Medio Oriente. Un trader di Londra ha sottolineato che “il rischio di interruzioni nei trasporti via nave è ancora concreto, anche se finora non ci sono stati blocchi importanti”.
Cosa significa per famiglie e imprese
Questo nuovo aumento rischia di pesare sulle bollette energetiche di italiani e aziende. L’Unione Nazionale Consumatori ha fatto una simulazione: se i prezzi restano così per tutto febbraio, una famiglia tipo potrebbe spendere 7-8 euro in più al mese rispetto a gennaio. “Non siamo ai livelli dell’autunno 2022 – ha detto Massimiliano Dona, presidente dell’associazione – ma la volatilità resta alta e preoccupa soprattutto le piccole imprese”.
Mercati finanziari: prudenza in apertura
Le Borse europee hanno iniziato la giornata con cautela. Le azioni delle principali utility italiane, come Enel e Snam, hanno segnato un leggero rialzo nei primi scambi, mentre Eni è rimasta stabile. Gli operatori tengono d’occhio anche le riserve strategiche: ieri Gas Infrastructure Europe ha comunicato che gli stoccaggi in Italia sono al 68%, in linea con la media europea. Un portavoce del Ministero dell’Ambiente ha commentato: “La situazione è sotto controllo, ma monitoriamo continuamente l’andamento dei prezzi”.
Che succederà nelle prossime settimane?
Gli esperti sono d’accordo su una cosa: la volatilità del prezzo del gas naturale potrebbe durare almeno fino a marzo. Molto dipenderà da come si muoveranno le temperature e dalla crisi nel Mar Rosso. Un analista di Ref-E ha detto: “Se non arrivano shock improvvisi, i prezzi dovrebbero restare sopra i 30 euro fino alla fine dell’inverno”. Solo con la primavera e la diminuzione della domanda si capirà se la fase critica è passata.
Il quadro in Europa
Anche nel resto d’Europa la situazione è simile. In Francia e Germania il prezzo del gas all’ingrosso segue da vicino quello di Amsterdam. Bruxelles ha ribadito l’impegno a diversificare le fonti e a spingere sul risparmio energetico. Ma come ha ricordato ieri la commissaria europea all’Energia, Kadri Simson, “la sicurezza delle forniture resta una priorità assoluta”.
Insomma, il balzo del gas naturale sulla Ttf riporta sotto i riflettori una questione che pesa sulle tasche dei cittadini e sulle strategie delle imprese. E mentre i mercati restano in allerta, il dibattito sull’energia si riaccende anche qui in Italia.
