Roma, 6 febbraio 2026 – È stato il Vicariato di Roma, non il Vaticano, a ordinare la rimozione del volto di Giorgia Meloni dall’angelo della Cappella del Crocifisso nella basilica di San Lorenzo in Lucina. A mettere fine a giorni di confusione e polemiche è stato monsignor Daniele Micheletti, parroco della chiesa, che ha spiegato come la decisione sia stata presa per evitare tensioni nella comunità.
Il volto che ha fatto discutere: la scelta del Vicariato
Tutto è nato nelle ultime settimane, quando alcuni fedeli e visitatori hanno notato che il volto dell’angelo, restaurato dal pittore Bruno Valentinetti, assomigliava in modo evidente alla presidente del Consiglio. La notizia si è sparsa subito, scatenando dibattiti sui social e tra i banchi della chiesa. “Abbiamo seguito l’indicazione del Vicariato di Roma. Quel volto era troppo divisivo. Come spesso succede in Italia, si sono subito formate due fazioni”, ha raccontato Micheletti, raggiunto al telefono nel suo ufficio parrocchiale.
Secondo il parroco, la decisione non è stata presa alla leggera. “Diciamo che a quel volto piaceva al 48% di chi l’ha visto, ma dava fastidio al 46%”, ha detto con una punta di ironia. E il restante 6%? “Chissà cosa pensava”, ha aggiunto, lasciando intendere che la questione aveva ormai superato il semplice discorso artistico per diventare un vero caso nazionale.
Il restauro e le tensioni con l’artista
Al centro delle polemiche c’è il pittore Bruno Valentinetti, che ha firmato sia l’opera originale sia il recente restauro. Micheletti ha raccontato che Valentinetti ha sempre detto di aver rispettato l’originale. “Non gli ho chiesto di mettere il volto di Giorgia Meloni. Doveva rifare quello che c’era prima”, ha precisato il parroco. Ma la somiglianza con la premier era stata notata da molti.
Valentinetti, incalzato dai giornalisti fuori dalla chiesa, non ha nascosto il suo fastidio: “Parlo con chi voglio e non mi possono obbligare. Basta così!”. Stanco delle domande e della pressione, ha anche chiamato i carabinieri minacciando denunce: “Voglio solo essere lasciato in pace. Decido io se rispondere o meno”.
Il vuoto sull’affresco e i problemi per il ripristino
Dopo la rimozione del volto, sulla parete della cappella è rimasto un vuoto. Ora si aspetta il via libera della Soprintendenza per ridipingere l’affresco come era all’origine. Ma non sarà facile. “Non abbiamo nemmeno una foto chiara di come fosse l’affresco vent’anni fa. Solo immagini di sbieco”, ha ammesso Micheletti. Il parroco, arrivato a San Lorenzo in Lucina nel 2020, non ha mai visto l’opera integra: “Nemmeno io so bene com’era, era già danneggiata”.
Si dovrà quindi lavorare con pochi elementi certi e il ricordo dei parrocchiani più anziani. “Se potessimo, lo rifaremmo anche domani”, ha confidato il parroco, “ma aspettiamo le indicazioni ufficiali”.
Il Vicariato smentisce ordini precisi
Nel frattempo, il Vicariato di Roma – guidato da monsignor Baldo Reina – ha negato di aver dato ordini precisi per togliere il volto. “Ne abbiamo saputo solo a cose fatte”, hanno spiegato gli uffici al Corriere della Sera. Nessun conflitto aperto con il parroco: si continua a puntare sulla prudenza e su una soluzione condivisa.
San Lorenzo in Lucina e il Pantheon: un legame di peso
La vicenda si intreccia con il ruolo di Micheletti, che è anche rettore del Pantheon. Da luglio scorso, per visitare il monumento si paga un biglietto da 5 euro. Nel 2025 sono stati circa 6 milioni i turisti. La quota che spetta alla diocesi, il 30% degli incassi, si aggira tra gli 8 e i 10 milioni di euro. I dati ufficiali non sono ancora usciti, ma danno un’idea dell’importanza degli incarichi di Micheletti.
Una storia ancora aperta
Intanto, tra i fedeli e i visitatori resta un clima di attesa. Un passante, uscendo dalla basilica, ha commentato: “Comunque l’affresco era meglio prima”. Valentinetti ha risposto con un sorriso amaro: “Eh, hai visto che storia?”. La vicenda dell’angelo con il volto della premier – ora cancellato – resta un piccolo caso italiano, dove arte, politica e fede si mescolano in modo inaspettato.
