Kallas chiede l’attivazione dello strumento anti-elusione per proteggere l’economia nazionale

Kallas chiede l'attivazione dello strumento anti-elusione per proteggere l'economia nazionale

Kallas chiede l'attivazione dello strumento anti-elusione per proteggere l'economia nazionale

Matteo Rigamonti

Febbraio 6, 2026

Bruxelles, 6 febbraio 2026 – L’Unione Europea ha deciso di usare per la prima volta il suo strumento anti-elusione contro uno Stato terzo, con l’obiettivo di bloccare la circolazione di prodotti sensibili diretti verso la Russia. A confermarlo è stata l’alto rappresentante Kaja Kallas durante una conferenza stampa a Bruxelles alle 11.30. Un passo che la diplomazia europea definisce “senza precedenti” nella gestione delle sanzioni legate al conflitto in Ucraina.

L’Europa stringe la morsa sulle esportazioni verso Mosca

La misura nasce per colmare le falle che, negli ultimi mesi, hanno lasciato passare componenti elettroniche, tecnologie dual use e materiali strategici verso il mercato russo, passando attraverso Paesi terzi. “Per la prima volta – ha detto Kallas davanti ai giornalisti – vogliamo attivare il nostro strumento anti-elusione contro un Paese per fermare il flusso di prodotti sensibili verso la Russia”. Al momento, nessuna conferma ufficiale sull’identità dello Stato coinvolto. Ma fonti diplomatiche parlano di una delle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale.

Un precedente che cambia il gioco delle sanzioni

Finora, l’UE aveva puntato su misure dirette contro Mosca e su pressioni diplomatiche verso i partner commerciali. Oggi cambia rotta: si utilizza un meccanismo giuridico che blocca le esportazioni verso Paesi terzi, se c’è il rischio che le merci finiscano in Russia. “Non possiamo più lasciare spazi grigi”, spiega una fonte della Commissione. “Le nostre indagini mostrano un aumento anomalo di esportazioni di microchip e componenti elettronici verso Stati vicini alla Russia”.

Reazioni a catena: tra sostegno e preoccupazioni

La notizia ha fatto subito rumore nelle capitali europee. A Berlino, il ministro dell’Economia Robert Habeck ha parlato di “passo necessario per difendere le sanzioni”, mentre da Parigi si sottolinea l’importanza di “lavorare in sintonia con gli alleati”. Ma non mancano le voci critiche. Alcune associazioni di imprenditori temono ripercussioni sulle esportazioni legittime. “Serve chiarezza sulle procedure”, avverte Marco Cattaneo, presidente di Confindustria Est Europa. “Non possiamo rischiare che aziende italiane vengano penalizzate senza motivo”.

Come funziona lo strumento anti-elusione

Introdotto nel 2023, lo strumento anti-elusione permette all’UE di vietare l’esportazione di certi beni verso Paesi terzi quando ci sono prove che quei prodotti finiscono poi in Russia. La procedura prevede un’indagine con raccolta di dati doganali e scambi tra Stati membri, seguita da una decisione a maggioranza nel Consiglio. “Non è una misura automatica”, precisa Kallas. “Ogni caso sarà valutato uno a uno”.

Il contesto: la guerra in Ucraina e i giri strani delle esportazioni

La decisione arriva in un momento delicato della guerra in Ucraina. Un rapporto dell’Istituto per gli Studi sulla Sicurezza dell’Unione Europea rivela che nell’ultimo anno le esportazioni europee di tecnologie dual use verso alcuni Paesi dell’Asia centrale sono salite del 40%. Un dato sospetto, che Bruxelles non attribuisce solo alla domanda interna. “Abbiamo visto flussi strani soprattutto verso Kazakistan e Armenia”, ammette un funzionario europeo. “E solo allora abbiamo deciso di intervenire”.

Cosa succede adesso: i prossimi passi

Nei giorni prossimi la proposta della Commissione passerà al vaglio degli ambasciatori dei 27 Stati membri. Se ottiene l’ok, entrerà in vigore entro fine mese. Non è escluso che i Paesi interessati reagiscano: nelle settimane scorse il governo kazako aveva già chiesto chiarimenti a Bruxelles sulle nuove regole. Intanto, le imprese europee aspettano indicazioni chiare. “Ci aspettiamo linee guida precise”, insiste Cattaneo.

Il dossier resta aperto. Ma a Bruxelles si respira la convinzione che questa volta l’Europa voglia chiudere ogni porta all’elusione delle sanzioni contro Mosca.