Bruxelles, 6 febbraio 2026 – La Commissione europea ha messo sul tavolo un nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia, con l’obiettivo di aumentare la pressione economica su Mosca, dopo quasi quattro anni di guerra in Ucraina. La proposta, discussa stamattina tra i rappresentanti degli Stati membri e il Servizio di Azione Esterna guidato da Josep Borrell, introduce misure più dure su banche, petrolio e trasporti marittimi, insieme a nuove regole per bloccare le vie di fuga alle sanzioni.
Stop più duro a banche e petrolio russi
Nel dettaglio, il pacchetto aggiunge venti nuove banche russe alla lista delle istituzioni colpite dalle restrizioni finanziarie. Fonti diplomatiche spiegano che si tratta di istituti che hanno continuato a lavorare in settori chiave, nonostante i divieti precedenti. “L’obiettivo è tagliare ogni canale rimasto per finanziare il governo russo”, ha detto un funzionario europeo vicino al dossier.
Occhi puntati anche sull’energia. Le nuove misure colpiscono diverse raffinerie russe già danneggiate dai raid ucraini recenti. Bruxelles vuole evitare che aziende europee forniscano assistenza o materiali per riparare quegli impianti. In pratica, si cerca di ridurre la capacità produttiva della Russia e le sue entrate dall’export di carburanti.
Cambiano le regole sul tetto al prezzo del petrolio
Il pacchetto interviene anche sul price cap del petrolio russo, il limite massimo al prezzo fissato nel 2022 per frenare i guadagni di Mosca senza far saltare i mercati globali. La Commissione propone ora di preparare il terreno per vietare del tutto i servizi marittimi europei legati al trasporto del greggio russo. In pratica, si punta a bloccare le navi e le compagnie di assicurazione europee che portano petrolio russo verso Paesi terzi.
Un portavoce della Commissione ha spiegato che questa misura non scatterà subito. È più un “segnale politico” e una leva da usare nei negoziati. “Stiamo valutando ogni strada per aumentare la pressione sulla Russia”, ha detto la presidente Ursula von der Leyen in una nota diffusa nel pomeriggio.
Stretta su elusione e società energetiche
Altro punto chiave è la lotta contro l’elusione delle sanzioni. Negli ultimi mesi, vari rapporti – incluso uno della Banca centrale europea – hanno mostrato come alcune aziende hanno aggirato i divieti tramite triangolazioni commerciali o intermediari in Paesi terzi. Il nuovo pacchetto prevede controlli più severi sulle esportazioni e sulle transazioni sospette per chiudere queste falle.
Non solo. Vengono colpite anche “altre società coinvolte in prospezione, trivellazione e trasporto di petrolio”. Secondo le prime informazioni raccolte a Bruxelles, si tratta sia di aziende russe sia di joint venture internazionali attive nei grandi giacimenti della Siberia e dell’Estremo Oriente. La Commissione sottolinea che queste imprese “sostengono direttamente l’apparato militare russo”.
Reazioni e cosa succede adesso
Adesso la proposta passerà al vaglio del Consiglio dell’Unione europea, dove si prevede un confronto acceso tra i governi nazionali. Alcuni Paesi – come Ungheria e Slovacchia – hanno già mostrato dubbi sulle nuove restrizioni al settore energetico, preoccupati per le forniture. Altri, come Polonia e Paesi baltici, spingono invece per misure ancora più dure.
Dal Cremlino arrivano le prime risposte: il portavoce Dmitrij Peskov ha definito le sanzioni “un atto ostile” e ha avvertito che Mosca reagirà “in modo proporzionato”. Sul fronte ucraino, il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba ha accolto con favore la proposta europea, sottolineando che “ogni passo per tagliare i fondi alla guerra è un passo avanti”.
La discussione continuerà nei prossimi giorni a Bruxelles. Solo allora si capirà se il nuovo pacchetto supererà le resistenze interne e potrà entrare in vigore nelle prossime settimane.
