Salvini punta al 2026: il Ponte si farà in pochi mesi

Salvini punta al 2026: il Ponte si farà in pochi mesi

Salvini punta al 2026: il Ponte si farà in pochi mesi

Giada Liguori

Febbraio 7, 2026

Roma, 7 febbraio 2026 – Il futuro del Ponte sullo Stretto di Messina resta al centro del dibattito politico e tecnico. La Corte dei conti ha sollevato alcune questioni sull’iter amministrativo, mettendo in pausa il progetto. Oggi, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ospite a “Mattino 24” su Radio24, ha chiarito che il progetto non è stato cancellato: “La Corte dei conti ha fatto dei rilievi e noi, che li rispettiamo, abbiamo portato la questione in Consiglio dei ministri. Continueremo a confrontarci con la Commissione Ue”, ha detto. Ha poi aggiunto che l’obiettivo di aprire i cantieri nel 2025 è ormai superato e che ora si punta al 2026.

Corte dei conti e Commissione Ue: le questioni da risolvere

Salvini ha spiegato che l’iter del Ponte non si è fermato, ma ha rallentato a causa dei rilievi della magistratura contabile. “Volevamo aprire i cantieri già l’anno scorso, era questo il piano”, ha ricordato. Poi è arrivata la pausa imposta dalla Corte dei conti, che ha chiesto di fermarsi e riflettere. Ora si deve confrontare il progetto con la Commissione europea, un passaggio fondamentale per garantire trasparenza e regolarità.

Il ministro ha ribadito la volontà del governo di rispettare tutte le osservazioni degli enti di controllo. “Andremo avanti con i rilievi e il dialogo con la Commissione Ue, per poi partire con i cantieri”, ha assicurato Salvini. Un atteggiamento prudente, che punta a evitare forzature e a mantenere aperto il dialogo con Bruxelles.

Nuovi tempi: l’obiettivo è il 2026

Alla domanda se sia ancora possibile avviare i lavori nel 2026, Salvini si è mostrato ottimista: “Io sono pronto domani”, ha risposto con una battuta. Ha però precisato che restano da ottenere i pareri del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Authority dei trasporti. Due passaggi tecnici decisivi per il via libera definitivo.

“Credo sia solo questione di mesi, non di anni”, ha aggiunto il ministro, lasciando intendere che il cronoprogramma potrebbe ancora cambiare a seconda dei controlli. Fonti del ministero confermano che i dossier sono già al vaglio degli uffici e si lavora per accelerare.

Un sogno lungo mezzo secolo

Il Ponte sullo Stretto di Messina è uno dei grandi temi infrastrutturali italiani. Da più di cinquant’anni se ne parla, tra annunci, stop e ripartenze. L’ultima spinta risale al 2023, con la riapertura della società Stretto di Messina Spa e la presentazione del nuovo progetto esecutivo.

Secondo il Ministero delle Infrastrutture, l’opera dovrebbe costare circa 14 miliardi di euro e prevedere una campata unica sospesa di oltre 3 chilometri. Un collegamento pensato per unire Sicilia e Calabria, ridurre i tempi di attraversamento e dare una spinta allo sviluppo del Sud.

Le reazioni: tra speranze e dubbi

Lo slittamento al 2026 ha scatenato opinioni divise. Da una parte, i sostenitori dell’opera – tra cui molti politici siciliani e calabresi – chiedono certezze e chiarezza sulle procedure. “Non possiamo permetterci altri ritardi”, ha detto ieri sera il presidente della Regione Sicilia, Renato Schifani, durante un incontro a Messina.

Dall’altra, le associazioni ambientaliste e alcuni partiti d’opposizione continuano a mettere in dubbio la sostenibilità economica e ambientale del progetto. “Serve trasparenza sui costi reali e sugli impatti sul territorio”, ha sottolineato Legambiente in una nota.

I prossimi passi: si attendono i pareri tecnici

Nei prossimi giorni arriveranno i pareri formali del Consiglio superiore dei lavori pubblici e dell’Authority dei trasporti. Solo dopo questi passaggi si potrà fissare una data concreta per l’apertura dei cantieri. Intanto, va avanti il confronto con la Commissione europea sui rilievi della Corte dei conti.

“Stiamo lavorando per far sì che tutto sia in regola”, ha concluso Salvini a Radio24. Il destino del Ponte resta appeso a una serie di controlli tecnici e amministrativi. Ma dietro la burocrazia, la politica non smette di giocare la sua partita.