Chicago, 7 febbraio 2026 – Pilotare i sogni durante la fase Rem per stimolare la creatività e aumentare la possibilità di risolvere problemi complessi: è questa la scoperta di uno studio pubblicato sulla rivista Neuroscience of Consciousness da un gruppo di neuroscienziati della Northwestern University. Il lavoro, svolto nei laboratori dell’ateneo americano, offre nuovi spunti sul legame tra sonno, sogni e processi mentali.
Sogni lucidi e memoria: l’esperimento della Northwestern
I ricercatori hanno coinvolto 20 volontari adulti, sottoponendoli a una serie di rompicapi da risolvere in tre minuti ciascuno. Ogni enigma era legato a una specifica colonna sonora. Dopo i test, i partecipanti sono stati monitorati durante la notte con la polisonnografia, una tecnica che registra le diverse fasi del sonno tramite sensori applicati al corpo.
Quando entravano nella fase Rem – quella con i rapidi movimenti oculari e i sogni lucidi, cioè quando si è consapevoli di sognare – i ricercatori facevano ascoltare le colonne sonore associate ai rompicapi non risolti. Questa procedura, chiamata riattivazione mirata della memoria (Targeted Memory Reactivation, TMR), serve a stimolare in modo selettivo i ricordi e le conoscenze acquisite da svegli.
Dai suoni ai sogni: come cambia il contenuto onirico
Secondo il team della Northwestern, il 75% dei partecipanti ha raccontato di aver sognato immagini, frammenti o idee legate ai rompicapi proposti prima di dormire. In particolare, in 12 casi su 20, i sogni si riferivano più spesso ai problemi associati ai suoni riprodotti durante la notte rispetto a quelli non stimolati.
“Abbiamo visto che la riattivazione mirata cambia il contenuto dei sogni e aiuta a trovare soluzioni creative al risveglio”, ha spiegato la coordinatrice dello studio, la neuroscienziata Kristen LaRocque. “Non possiamo ancora dire con certezza che ci sia un legame diretto di causa-effetto, ma i dati indicano che il sonno Rem è un momento privilegiato per rielaborare informazioni complesse”.
Risolvere problemi dormendo: i numeri dello studio
I risultati mostrano una differenza netta tra i rompicapi “riattivati” e quelli lasciati in sospeso. I problemi legati agli stimoli sonori sono stati risolti nel 42% dei casi al risveglio, contro il 17% di quelli non accompagnati da suoni durante la notte. Una differenza che, secondo gli autori, dimostra come la memoria possa essere “guidata” anche mentre si dorme.
“È come se il cervello continuasse a lavorare sotto traccia, rimescolando le carte e cercando nuove soluzioni”, ha raccontato uno dei partecipanti a fine esperimento. Alcuni volontari hanno descritto sogni vividi, pieni di simboli o situazioni legate ai problemi affrontati poche ore prima.
Creatività e sogni: nuove strade per la ricerca
Gli autori sottolineano che questi risultati rappresentano un passo avanti nella comprensione del ruolo dei sogni nella creatività e nella risoluzione dei problemi. “Il nostro studio suggerisce che intervenire sui sogni può potenziare i processi creativi”, ha aggiunto LaRocque. Restano però molte domande aperte: per esempio, se questa tecnica possa funzionare anche con compiti più complessi o in altri ambiti oltre agli enigmi.
Per ora, la riattivazione mirata della memoria resta uno strumento promettente per capire i meccanismi profondi del sonno Rem. Gli studiosi della Northwestern stanno già preparando nuovi esperimenti con gruppi più ampi e rompicapi diversi.
Il futuro della ricerca sul sonno Rem
Secondo gli esperti, capire come guidare i sogni potrebbe avere ricadute pratiche in campo educativo, terapeutico e persino lavorativo. “Se riuscissimo a sfruttare il potenziale creativo del sonno Rem”, ha concluso LaRocque, “potremmo mettere a punto strategie nuove per imparare e risolvere problemi difficili”.
Per ora resta la suggestione – e la curiosità – di poter “allenare” la mente anche mentre si dorme. Un mondo ancora tutto da scoprire, tra neuroscienze e mistero.
