Hamas: la nostra lotta continua, rifiutiamo il disarmo e l’ingerenza straniera

Hamas: la nostra lotta continua, rifiutiamo il disarmo e l'ingerenza straniera

Hamas: la nostra lotta continua, rifiutiamo il disarmo e l'ingerenza straniera

Matteo Rigamonti

Febbraio 8, 2026

Doha, 8 febbraio 2026 – Nel pomeriggio di oggi, durante una conferenza stampa a Doha, Khaled Mashaal, leader di Hamas, ha ribadito con forza che il movimento non intende rinunciare alle proprie armi né accettare un governo straniero nella Striscia di Gaza. Una risposta netta alle pressioni che arrivano da Stati Uniti e Israele nelle ultime settimane.

Mashaal: “Non accetteremo un governo straniero a Gaza”

Di fronte a giornalisti internazionali e rappresentanti di organizzazioni umanitarie, Mashaal non ha fatto giri di parole. “Criminalizzare la resistenza, le sue armi e chi le porta avanti non lo possiamo accettare”, ha detto chiaramente, come riportano i principali media arabi e israeliani. Il riferimento è diretto alle richieste di Washington e Tel Aviv, che spingono per un disarmo totale delle fazioni palestinesi e per l’eventuale ingresso di una forza internazionale a Gaza.

Mashaal ha poi rivolto un appello al Board of Peace, l’organismo che media i conflitti in Medio Oriente, chiedendo un “approccio equilibrato” che consideri sia la necessità di ricostruire Gaza sia l’urgenza di mantenere aperto il flusso degli aiuti umanitari. “Serve una soluzione che non imponga dall’esterno un nuovo assetto politico”, ha aggiunto, facendo capire che ogni tentativo di commissariamento o di gestione straniera sarà respinto con decisione.

Pressioni internazionali e la risposta di Hamas

Le parole di Mashaal arrivano dopo settimane di negoziati complicati. Gli Stati Uniti, per bocca del segretario di Stato Antony Blinken, avevano chiesto “garanzie concrete” sul disarmo delle milizie palestinesi come condizione per riprendere gli aiuti e la ricostruzione delle infrastrutture civili. Israele ha ribadito che “nessuna soluzione politica sarà possibile senza la fine della minaccia armata di Hamas”, come ha detto il portavoce del governo Eylon Levy.

Fonti diplomatiche vicine alla stampa locale avvertono che la posizione espressa oggi da Mashaal potrebbe mettere ancora più in difficoltà i negoziati. Il leader palestinese ha sottolineato che “la resistenza armata fa parte dell’identità del popolo di Gaza”, lasciando intendere che nessun accordo potrà ignorare questo punto.

Ricostruzione e aiuti: il nodo ancora aperto

Sul fronte della ricostruzione, la situazione è drammatica. Secondo l’ONU, oltre 300mila persone sono ancora sfollate nella Striscia e le strutture sanitarie e scolastiche sono al collasso. Mashaal ha chiesto che il flusso degli aiuti umanitari non venga condizionato da politiche esterne, accusando la comunità internazionale di “usare la sofferenza dei civili per ottenere vantaggi militari”.

Durante la conferenza, alcuni rappresentanti delle ONG hanno espresso preoccupazione per la tenuta del cessate il fuoco. “Senza un accordo chiaro su come distribuire gli aiuti, il rischio di nuove tensioni resta alto”, ha spiegato un funzionario della Mezzaluna Rossa Palestinese, che ha preferito restare anonimo.

Disarmo e governance: nessuna apertura

Alla domanda se fosse possibile un passo indietro sul disarmo o un controllo internazionale sulla sicurezza a Gaza, Mashaal ha risposto con fermezza: “Hamas non accetterà un governo straniero”. La frase ha lasciato la sala in un breve silenzio. Alcuni osservatori hanno subito notato che la posizione del movimento non cambia rispetto agli ultimi mesi.

Secondo gli analisti regionali, questa dichiarazione è una risposta chiara alle ipotesi circolate in ambienti diplomatici su una possibile amministrazione temporanea affidata a paesi arabi o a una missione ONU. “Non c’è spazio per soluzioni imposte dall’esterno”, ha ribadito Mashaal.

Prossimi sviluppi e reazioni sul terreno

Nelle prossime ore si attendono risposte ufficiali da Israele e dagli Stati Uniti. Intanto a Gaza City la notizia delle parole di Mashaal ha fatto rapidamente il giro tra la popolazione. Alcuni residenti, raggiunti telefonicamente da alanews.it, si sono mostrati scettici su una svolta diplomatica a breve. “Finché non ci sarà fiducia reciproca, sarà difficile parlare di pace”, ha detto Ahmed, insegnante di 42 anni.

La situazione resta quindi incerta. La conferenza di Doha segna un nuovo capitolo di una crisi che sembra ancora lontana da una soluzione condivisa. Eppure, tra le macerie e le attese della gente comune, la domanda di sicurezza e normalità si fa sentire sempre più forte, giorno dopo giorno.