Sanremo, 8 febbraio 2026 – Michele Bravi torna sul palco dell’Ariston per la sua terza volta al Festival di Sanremo, presentando il brano “Prima o Poi”. Dopo quattro anni lontano dal festival, il cantautore umbro ha deciso di cambiare strada. “Questa volta ho smontato la mia visione artistica”, racconta, seduto in una saletta stampa del teatro, poco prima delle prove. “Le prime due volte avevo un mondo musicale ben definito, quello della ballata cantautorale. Ora, invece, la scrittura nasce da un’idea teatrale, c’è un approccio quasi cinematografico che si riflette sia nell’armonia che nel testo”.
“Prima o Poi”: il manifesto di un nuovo Bravi
Il pezzo, spiega Bravi, è la “testa d’ariete” di un nuovo progetto discografico che arriverà prima dell’estate, seguito da un tour. “La forza è l’esecuzione dal vivo, è da lì che è partito tutto”, sottolinea. “Prima o Poi” è un monologo interiore, una riflessione sulla sensazione di sentirsi fuori posto che accomuna tanti. “È come restare sotto la pioggia senza ricordare quale citofono suonare”, confida. “La vita è più scheggiata, più rotta di come ce la raccontiamo o di come la vediamo nei film”.
Bravi insiste su un punto: spesso ciò che vediamo attorno non rispecchia quello che proviamo dentro. “Quante volte siamo così tristi da desiderare una pioggia battente o un cielo nero, e invece fuori splende un sole sfacciato?”, si domanda. Il brano nasce proprio da questa frizione tra realtà e sentimento.
Sul palco e dietro le quinte: collaborazioni di qualità
Per la sua esibizione a Sanremo, Bravi sarà accompagnato dal maestro Alterisio Paoletti. “Pochi sanno che ha lavorato con Celine Dion e David Foster”, racconta con ammirazione. “Con lui abbiamo voluto che la teatralità si sentisse anche nell’esecuzione: quest’anno l’orchestra non è un semplice tappeto, ma dialoga con la mia voce”.
Il videoclip di “Prima o Poi” segna il debutto alla regia di Ilenia Pastorelli. “Sono riuscito a convincerla a buttarsi in questa avventura”, spiega Bravi. “Di solito controllo molto il mio lavoro, ma stavolta mi sono affidato completamente a lei. Il suo sguardo ha dato alla canzone una dimensione più diretta, meno didascalica e più violenta su un’emozione che io avevo ammorbidito”. Dopo aver visto il cortometraggio, Bravi ha perfino deciso di riregistrare il brano: “C’erano dettagli che non avevo notato e che lei mi ha fatto scoprire”.
Sul fronte visivo, continua la collaborazione con Mauro Balletti, storico fotografo di Mina. “Stiamo puntando a un registro più ironico, più pop”, anticipa il cantante.
Un dubbio iniziale e il giudizio di mamma
Bravi confessa che all’inizio non era sicuro che quella canzone potesse andare bene per Sanremo. “Armonicamente era complessa, quell’apertura in minore che non ti aspetti… Sembrava quasi un esercizio per fare il ricercato”, sorride. Ma l’entusiasmo di chi lo circonda, e soprattutto quello della madre, lo ha convinto. “Per la prima volta, nella chat di famiglia, mia madre ha scritto: ‘Hai scritto una bella canzone’”.
Duetto con Mannoia e un pensiero sull’Eurovision
Durante la serata delle cover, Bravi canterà con Fiorella Mannoia in un omaggio a Ornella Vanoni. “Fiorella è un pezzo del mio cuore”, confessa. “All’inizio la stimavo solo come artista, poi ho scoperto che condividiamo lo stesso lato grottesco, lo stesso cinismo che diventa passione”.
Sull’Eurovision, Bravi preferisce non sbilanciarsi. “Non mi faccio problemi prima che capitino”, dice. Però aggiunge: “Sono contrario alla cultura della cancellazione, credo nella democrazia. Se fossi il signor Eurovision, mi metterei le mani nei capelli…”.
Il caso Ghali e il valore del dissenso
Non si poteva evitare di parlare del caso Ghali alle Olimpiadi. Bravi riflette: “Il dissenso nasce dal fatto che lui si espone contro un genocidio, contro una guerra. Trovo assurdo che chi esprime la sua opinione venga visto come dissidente, quando sta solo parlando”. E chiude così: “Mi dispiace che venga percepito in questo modo”.
Con questo nuovo percorso, Michele Bravi si prepara a vivere un Sanremo diverso: più teatrale, più intimo, ma sempre in dialogo con chi ascolta.
