Milano, 8 febbraio 2026 – Un amministratore di condominio di Sesto San Giovanni, alla periferia di Milano, è finito sotto accusa per aver ripreso di nascosto clienti e amanti con telecamere nascoste. I video, secondo le indagini, venivano archiviati e condivisi con alcuni dipendenti della sua azienda. L’uomo, un sessantenne che gestisce uno studio di amministrazione condominiale, è stato perquisito dalla polizia giudiziaria su ordine della sostituta procuratrice di Monza, Rosamaria Iera. L’inchiesta, partita con la procedura d’urgenza prevista dal codice rosso, punta su presunti reati di violazione della privacy e diffusione non autorizzata di immagini e video a sfondo sessuale.
Un archivio di video nascosto e ben organizzato
Gli investigatori hanno trovato sul computer dell’amministratore una serie di cartelle, ciascuna con il nome di una donna. Dentro, video a contenuto sessuale e registrazioni private, ma anche filmati fatti durante incontri di lavoro o colloqui. Le telecamere erano piazzate sotto tavoli e scrivanie, così da non farsi scoprire. Il materiale, dicono fonti vicine all’inchiesta, era facilmente consultabile e, secondo l’accusa, veniva condiviso con alcuni dipendenti. Un archivio digitale ben strutturato, creato e gestito senza il consenso delle persone riprese.
Le denunce e chi sono le vittime
Tre donne hanno sporto denuncia contro il sessantenne. Due avevano avuto una relazione sentimentale con lui, una anche per diversi anni. La terza era una conoscente, con rapporti di lavoro. In nessun caso, raccontano le vittime, era stato dato il permesso di registrare o diffondere immagini intime. “Non sapevamo nulla delle riprese”, ha detto una di loro agli inquirenti. I rapporti erano consensuali, ma la raccolta e la condivisione dei video sarebbero avvenute di nascosto.
I video sequestrati: quantità e contenuti
Gli investigatori hanno messo sotto sequestro circa 150 video che riguardano una quindicina di donne. Tra queste, ci sono professioniste, fornitori e inquiline di alcuni stabili amministrati dall’uomo. I filmati mostrano atti sessuali, momenti di intimità, ma anche scene girate di nascosto durante incontri di lavoro o persino nel bagno dell’ufficio. Alcuni video sarebbero stati registrati proprio durante riunioni o appuntamenti, grazie a microcamere nascoste tra gli arredi.
La condivisione interna ai dipendenti
Secondo gli accertamenti, i file erano conservati tra i documenti dell’ufficio, in cartelle a cui avevano accesso anche i dipendenti. Dalle prime ricostruzioni, sembra che quei video fossero mostrati o scambiati con alcuni collaboratori. Un dettaglio che complica ulteriormente la posizione dell’amministratore: diffondere immagini sessuali senza autorizzazione è un reato previsto dalla legge italiana.
Indagini ancora aperte
La procura di Monza ritiene che quanto scoperto finora potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. Gli investigatori stanno cercando di capire se ci sono altre vittime e se i video sono circolati anche fuori dall’ambiente di lavoro. “Stiamo analizzando tutti i dispositivi sequestrati”, ha detto una fonte della polizia giudiziaria. L’inchiesta è aperta e non si escludono sviluppi nelle prossime settimane.
Privacy e sicurezza: un tema tornato d’attualità
Il caso ha riacceso il dibattito sulla tutela della privacy negli ambienti di lavoro. Gli esperti ricordano che l’uso di telecamere nascoste è una violazione grave dei diritti personali. “Serve più attenzione alla sicurezza dei dati e alla protezione delle persone”, ha spiegato un avvocato milanese specializzato in diritto del lavoro. Intanto, a Sesto San Giovanni, la notizia ha lasciato sgomenti i residenti e anche i condomini amministrati dall’uomo.
Le indagini proseguono nel massimo riserbo negli uffici giudiziari di Monza. Solo nelle prossime settimane si potrà capire davvero l’entità della vicenda e se l’amministratore denunciato dovrà rispondere di altri reati.
