Ermal Meta dedica una ninna nanna ai bambini di Gaza: figli di tutti

Ermal Meta dedica una ninna nanna ai bambini di Gaza: figli di tutti

Ermal Meta dedica una ninna nanna ai bambini di Gaza: figli di tutti

Matteo Rigamonti

Febbraio 9, 2026

Roma, 9 febbraio 2026 – Ermal Meta torna sul palco dell’Ariston per il Festival di Sanremo 2026 con un brano che non gira intorno al tema della guerra e dell’infanzia rubata. La sua nuova canzone, “Stella Stellina”, anticipa l’uscita del sesto album di inediti, “Funzioni Vitali”, in arrivo il 27 febbraio. Meta non nomina mai direttamente la Palestina, ma con versi che richiamano le ninna nanne e sonorità mediorientali racconta la morte di una bambina tra le macerie di Gaza. “Non ci sei più tu”, canta, mentre l’oud di Dario Dardust accompagna la melodia con un tocco profondo.

Sanremo, un ritorno tra dolore e verità

Ermal Meta, cantautore italo-albanese nato nel 1981, ha raccontato in un’intervista che avrebbe potuto scrivere una canzone per sua figlia Fortuna, nata nel 2024. “In tanti me l’hanno consigliato”, ha detto. “Ma a volte serve parlare dei figli degli altri, o meglio, dei figli di tutti”. Meta non si nasconde dietro mezze parole: “Quello che succede in Palestina è davanti agli occhi di tutti. È una tragedia umanitaria”. Ma aggiunge subito: “Non voglio fare politica. Un artista deve raccontare quello che sente, senza mettere filtri o edulcorare il dolore”.

Nel testo di “Stella Stellina”, il dolore si fa palpabile: “Ho cercato di strapparmi il cuore / Perché senza non si muore / Ma ho avuto paura nel mentre di non sentire più niente”. Meta spiega che non cerca consolazione, anzi. “Non voglio allontanarmi da quello che provo”, dice, raccontando come la paternità abbia cambiato la sua sensibilità. “Quando il cuore si allarga e la pelle si fa sottile, vedi e senti cose nuove”.

La guerra vista dagli occhi dei bambini

La canzone non parla solo dei bambini palestinesi. “Può essere una qualunque bambina innocente”, sottolinea Meta. “I bambini non devono pagare la follia degli adulti”. Il cantautore invita a chiamare le cose col loro nome: “Non è una guerra, è un massacro”. Parole nette, dette con la voce di chi conosce la violenza e la repressione sulla propria pelle.

Meta ricorda le sue radici albanesi e la storia della sua famiglia. Parla del nonno ucciso a trent’anni sotto la dittatura comunista e delle proteste studentesche del 1990 a Tirana. “Ci sono tanti modi di protestare”, spiega. “Uno è il silenzio, un altro è boicottare, un altro ancora è esserci e far sentire la propria voce”. Per questo non vuole rinunciare all’Eurovision: “Con il messaggio di Stella Stellina, sarebbe un errore non partecipare”.

Funzioni Vitali, un album tra ricordi e vita quotidiana

Funzioni Vitali” nasce da una scrittura breve ma intensa, che ha richiesto a Meta molta forza emotiva. Il disco è un viaggio tra ricordi e oggetti concreti: jeans Levi’s consumati, braccialetti portafortuna, droni, piatti di spaghetti in bianco. C’è anche un omaggio alla DeLorean di “Ritorno al Futuro”. “Non so se cambierei qualcosa del passato”, dice sorridendo. “Ogni piccolo cambiamento può cambiare il futuro. Però mi sarebbe piaciuto conoscere mio nonno”.

Le nuove sonorità sono frutto della collaborazione con Dario Dardust, che sarà con lui anche sul palco di Sanremo. L’approccio alla musica si fa più profondo, quasi intimo, senza rinunciare a una ricerca sonora che guarda lontano.

Sanremo e il calore del pubblico

Meta torna sul palco dell’Ariston dopo l’edizione del 2021, segnata dalla pandemia e dalle poltrone vuote. “Sono molto emozionato, anzi scalpito”, confessa. “L’ultima volta c’era la sala vuota per il Covid. Il pubblico cambia tutto”. L’artista ammette di sentire ancora quella stretta allo stomaco prima di salire sul palco: “Non so se mi piace o no”.

Dopo Sanremo partirà il tour nei club italiani: si comincia il 29 aprile all’Afterlife di Perugia, poi tappa a Firenze, Bologna, Milano, Padova, Torino, Roma, Molfetta e Napoli. Nel frattempo, Meta sarà anche Maestro Concertatore della Notte della Taranta.

Un ritorno che mescola ricordi personali e impegno civile. Ermal Meta, con la sua voce e le sue parole, mette di nuovo al centro i bambini e le vittime dimenticate della guerra. E lo fa senza retorica, con la forza discreta della musica.