Fondi strutturali Ue 2021-27: solo il 12% speso, la Uil lancia l’allerta

Fondi strutturali Ue 2021-27: solo il 12% speso, la Uil lancia l'allerta

Fondi strutturali Ue 2021-27: solo il 12% speso, la Uil lancia l'allerta

Giada Liguori

Febbraio 9, 2026

Roma, 9 febbraio 2026 – A dicembre 2025, l’Italia ha speso concretamente solo il 12,2% dei fondi strutturali europei previsti per il periodo 2021-2027, pari a 8,9 miliardi di euro su una dotazione totale di 72,9 miliardi. Il dato, diffuso dalla Uil basandosi sui numeri del Dipartimento Politiche di Coesione, mette in luce un utilizzo ancora molto lento delle risorse europee, a più di tre anni dall’avvio della programmazione.

Fondi europei: spesa ferma e divari che non si colmano

Il monitoraggio della Uil conferma che la spesa dei fondi strutturali procede a rilento e in modo diseguale tra le regioni. “A oltre tre anni dall’inizio del ciclo 2021-2027, il ritmo con cui si stanno spendendo i fondi europei è troppo lento per sostenere lo sviluppo del Paese e ridurre le disuguaglianze sociali, territoriali e occupazionali”, si legge nella nota del servizio Lavoro, Coesione e Territorio della Uil.

I dati ufficiali raccontano una storia chiara: la burocrazia fatica a tradurre i finanziamenti europei in progetti concreti. E il rischio, avverte il sindacato, è che questa lentezza comprometta gli sforzi per livellare le differenze tra Nord e Sud.

Programmi nazionali: pochi passi avanti e tante difficoltà

Anche i programmi nazionali, gestiti dallo Stato, non brillano. Su 24,9 miliardi disponibili, la spesa effettiva certificata si ferma al 13,1% (3,3 miliardi). Qualche programma riesce a fare meglio: il Pn Ricerca e competitività ha raggiunto il 16,7%, il Pn Giovani donne e lavoro il 15,6%, il Pn Metro Plus e Città Medie Sud il 15,2%.

Ma altri restano indietro: il Pn per la Giusta Transizione ha speso solo l’1,8%, mentre il Pn Scuola e competenze si ferma al 4,8%. Numeri che evidenziano problemi concreti nell’avvio e nella gestione dei progetti. “Raggiungere il minimo europeo non basta, è un traguardo troppo basso e di breve respiro”, avverte Ivana Veronese della Uil.

Nord e Sud: due velocità che rischiano di allargarsi

Anche nelle regioni la situazione non è omogenea. Su 47,9 miliardi di dotazione, la spesa certificata è di 5,6 miliardi, pari all’11,7%. Ma le differenze tra territori sono nette. Al Nord, il Friuli-Venezia Giulia ha speso il 22,4% dei fondi, la Liguria il 21,9%, il Piemonte il 20,7%. Anche Emilia-Romagna e Veneto superano la media nazionale con il 17%.

Il Sud, invece, resta indietro. La Sicilia ha speso solo il 7,3%, la Campania l’8,5%, Puglia e Abruzzo l’8,7%, la Calabria il 9%. Un divario che rischia di allargare ancora le distanze storiche tra Nord e Sud. “Se si continua a questo ritmo, rischiamo di dover spendere la maggior parte dei fondi all’ultimo minuto, con gravi conseguenze sull’efficacia dei progetti”, ammette Veronese.

La Uil lancia l’allarme: il governo deve muoversi

Davanti a questi numeri, la Uil chiede un’accelerazione decisa. “Serve mettere in moto tutti i processi necessari per garantire rapidità, qualità della spesa e reale aggiunta delle risorse”, spiega ancora Veronese. Il sindacato propone di aprire un tavolo di confronto con il governo per studiare misure che sveltiscano la spesa e concentrino gli investimenti su pochi obiettivi chiave.

Il rischio, avvertono, è quello di arrivare alle scadenze europee con tanti fondi ancora fermi. Una situazione che metterebbe a rischio non solo i progetti in corso, ma anche la reputazione dell’Italia presso Bruxelles.

Nel frattempo, il Dipartimento Politiche di Coesione cerca di rimuovere gli ostacoli segnalati dal monitoraggio. Ma resta la domanda: riuscirà l’Italia a cambiare passo e usare fino all’ultimo euro dei fondi europei entro la fine del settennato?