L’Avana, 9 febbraio 2026 – Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha lanciato oggi un duro attacco agli Stati Uniti, accusandoli di mettere Cuba sotto un vero e proprio “strangolamento” a causa del blocco sulle importazioni di petrolio imposto da Washington. La dichiarazione, diffusa in mattinata dall’agenzia russa Tass, arriva in un momento di tensione sempre più alta tra Mosca e Washington, mentre l’isola caraibica affronta una delle crisi energetiche più gravi degli ultimi anni.
Cuba sotto pressione: Mosca punta il dito contro Washington
Secondo Tass, Peskov ha detto che la Russia sta valutando “possibili soluzioni con i suoi amici cubani”, lasciando intendere un possibile intervento per alleviare i problemi energetici dell’isola. “La situazione è davvero complicata, Cuba è stretta in una morsa economica dagli Stati Uniti”, ha detto il portavoce durante una conferenza con i giornalisti a Mosca, poco dopo le 11 del mattino.
Il riferimento è chiaro: le restrizioni di Washington sulle esportazioni verso Cuba hanno colpito in particolare il settore energetico. Fonti cubane raccontano che i tagli al petrolio hanno causato blackout diffusi e rallentamenti nella produzione industriale. “Stiamo valutando tutte le opzioni”, ha aggiunto Peskov, senza però entrare nei dettagli.
Energia in crisi: l’impatto sull’economia cubana
Negli ultimi sei mesi la crisi energetica a L’Avana è peggiorata. Le autorità locali ammettono che la produzione di energia elettrica ha toccato il livello più basso dal 1994. I blackout, spesso annunciati all’ultimo minuto, colpiscono soprattutto le province orientali come Santiago de Cuba e Holguín. Nei primi orari del mattino, nel centro città, si vedono lunghe file di persone che aspettano davanti alle stazioni di servizio per fare il pieno.
Il Ministero dell’Energia cubano ha diffuso dati che parlano di una riduzione delle importazioni di petrolio superiore al 30% rispetto allo stesso periodo del 2025. “La situazione è dura, ma non molliamo”, ha detto un funzionario del governo locale a margine di una riunione d’emergenza tenutasi ieri sera nel quartiere Vedado.
Russia-Cuba: un rapporto che resiste
La Russia, alleata storica di Cuba dai tempi della Guerra Fredda, ha già inviato aiuti umanitari e forniture energetiche negli ultimi anni. Fonti diplomatiche citate da alanews.it riferiscono che le trattative in corso potrebbero portare a nuove forme di collaborazione nel settore petrolifero. “Stiamo lavorando per trovare una via che garantisca stabilità energetica a Cuba”, ha detto una fonte vicina al Cremlino.
Non è la prima volta che Mosca interviene a sostegno dell’isola caraibica. Nel 2023 la Russia aveva fornito circa 200mila tonnellate di greggio a prestito. Questa volta, però, la situazione sembra più complicata: le sanzioni occidentali contro la Russia limitano la sua capacità di esportare energia verso altri paesi.
Scontro globale e reazioni
La denuncia del Cremlino arriva mentre i rapporti tra Stati Uniti e Russia restano tesi su molti fronti, dalla guerra in Ucraina alle sanzioni reciproche. Il Dipartimento di Stato americano non ha ancora risposto alle parole di Peskov. Alcuni osservatori internazionali vedono in questa mossa russa un tentativo di rafforzare la propria influenza nella regione caraibica.
A L’Avana, intanto, la gente segue con attenzione gli sviluppi. “Speriamo che la situazione migliori presto”, racconta Ana María, insegnante in pensione del quartiere Centro Habana. “Senza benzina è difficile andare avanti”.
Cosa ci aspetta: incognite e speranze
Al momento non sono stati resi noti i dettagli sulle “possibili soluzioni” di cui parlano Mosca e L’Avana. Gli esperti sottolineano che ogni scelta dovrà fare i conti con il quadro internazionale e le sanzioni in vigore. Resta da vedere se la Russia riuscirà davvero a garantire un flusso stabile di petrolio verso Cuba o se si limiterà a fornire aiuti temporanei.
Nel frattempo, sull’isola cresce l’attesa per una svolta che possa alleviare almeno in parte le difficoltà quotidiane causate dalla scarsità di energia. La crisi, spiegano fonti locali, rischia di avere effetti pesanti anche sul turismo e sulle esportazioni agricole, due settori vitali per l’economia cubana.
