Roma, 9 febbraio 2026 – Il 27 dicembre 2024 su Io, uno dei satelliti di Giove, si è verificata la più grande eruzione vulcanica mai vista nel Sistema Solare, esclusa la Terra. A catturare questo spettacolo è stato lo strumento Jiram, dell’Agenzia Spaziale Italiana, montato sulla sonda Juno della Nasa. Lo studio, guidato da Alessandro Mura dell’Istituto Nazionale di Astrofisica e pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets, porta con sé nuovi elementi per capire come funzionano i processi geologici attivi su Io.
Un’eruzione gigantesca che ha illuminato Io
L’eruzione è esplosa nell’emisfero sud di Io, coprendo una zona enorme: circa 65.000 chilometri quadrati. Per farsi un’idea, è una superficie più grande di molte regioni italiane. Secondo i dati raccolti da Jiram, l’energia sprigionata è stata tra 140 e 260 terawatt. “Quello che ha davvero sorpreso – spiega Alessandro Mura – è stata l’attività simultanea di più vulcani. Non uno solo, ma tante fonti di lava che si sono accese insieme, facendo brillare il satellite mille volte più del solito”.
Gli strumenti hanno registrato un’impennata improvvisa della luce, segno che non si trattava di un singolo punto, ma di qualcosa di molto più vasto. “Questa sincronizzazione – aggiunge Mura – fa pensare a un unico grande evento che si è propagato sotto la superficie per centinaia di chilometri”. Un indizio importante che suggerisce la presenza di serbatoi di magma collegati sotto Io.
Juno e il contributo italiano al cuore della scoperta
La scoperta è il frutto di un lavoro condiviso tra Italia e Stati Uniti. Jiram, che sta per Jovian InfraRed Auroral Mapper, è uno degli strumenti principali della missione Juno, partita nel 2011 e in orbita attorno a Giove dal 2016. Nato per studiare l’atmosfera e le aurore del pianeta gigante, si è rivelato prezioso anche per osservare i satelliti.
Giuseppe Sindoni, responsabile di Jiram per l’Asi, ha sottolineato come questa scoperta “dimostri l’importanza del contributo italiano nella missione Juno”. Da anni la collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana e Nasa produce risultati che ampliano la nostra conoscenza di Giove e dei suoi satelliti più attivi.
Cosa ci dice questa eruzione su Io e cosa aspettarci
L’eruzione del dicembre 2024 è un pezzo chiave per capire il vulcanismo estremo che caratterizza Io. Gli esperti sanno da tempo che questo satellite è uno dei più attivi del Sistema Solare, con una superficie in continua trasformazione grazie a eruzioni e fiumi di lava. Ma questa volta, la portata è stata davvero eccezionale.
La sonda Juno continuerà a osservare per capire se l’eruzione ha lasciato nuovi flussi di lava o depositi di cenere visibili. “Solo allora – spiegano gli scienziati – potremo valutare l’effetto reale di questo evento sulla geologia di Io”. La presenza di grandi serbatoi di magma collegati potrebbe spiegare perché le eruzioni qui sono così frequenti e potenti, molto più che altrove nel Sistema Solare.
Io, un laboratorio naturale per studiare i pianeti
Questa scoperta conferma il ruolo di Io come un vero e proprio laboratorio naturale per studiare i vulcani su scala planetaria. Le condizioni estreme di questo satellite potrebbero aiutarci a capire meglio anche i processi che avvengono sotto la crosta terrestre e negli altri pianeti rocciosi.
Con i prossimi sorvoli ravvicinati di Juno in arrivo nei mesi a venire, la comunità scientifica è pronta a cogliere ogni nuova informazione. “Non capita spesso di vedere dal vivo fenomeni così grandi fuori dalla Terra – ha raccontato uno degli ingegneri della missione – ma oggi, grazie alla tecnologia e alla collaborazione internazionale, possiamo farlo”.
