Naudy Carbone: l’accusa shock dell’assassino di Zoe Trinchero e il suo grido di difesa

Naudy Carbone: l'accusa shock dell'assassino di Zoe Trinchero e il suo grido di difesa

Naudy Carbone: l'accusa shock dell'assassino di Zoe Trinchero e il suo grido di difesa

Matteo Rigamonti

Febbraio 9, 2026

Nizza Monferrato, 9 febbraio 2026 – Naudy Carbone, 39 anni, nato in Guinea ma cresciuto in Piemonte, si è trovato al centro di un’accusa infamante: l’omicidio di Zoe Trinchero, avvenuto nella notte tra il 3 e il 4 febbraio. A raccontarlo è lui stesso, che quella notte ha rischiato il linciaggio dopo che Alex Manna, poi confessatosi colpevole, lo aveva indicato come il responsabile. “Era l’una e mezza, stavo dormendo. Ho sentito rumori sulle scale, qualcuno sul pianerottolo, altri fuori in strada con dei bastoni”, ha detto Carbone, visibilmente scosso, ai giornalisti.

Accuse infondate e una notte da incubo

Quando la gente si è radunata sotto casa sua, Naudy non aveva idea di cosa fosse successo. “Non capivo niente, ho chiamato il 112. Mi sono chiuso dentro casa mentre fuori urlavano insulti razzisti”, ha raccontato. I carabinieri sono arrivati in fretta, evitando che la situazione degenerasse. Carbone è stato portato in caserma per chiarire la sua posizione. “Non conoscevo né la ragazza uccisa né chi mi aveva accusato. Quella sera ero a casa, lavoravo sull’iPad e avevo ordinato una pizza. Ho pure lo scontrino”.

Le prime indagini mostrano che Alex Manna avrebbe cercato di sviare le indagini puntando il dito contro Carbone. Una mossa che ha avuto conseguenze pesanti per lui, già vittima di discriminazioni in questa piccola comunità di Nizza Monferrato.

Una vita tra integrazione e musica

Naudy vive in Italia da quando aveva tre anni. È stato adottato da una famiglia del posto e si è diplomato in percussioni al conservatorio di Genova. Ha lavorato con diversi jazzisti famosi, guadagnandosi un posto nel panorama musicale piemontese. “Io sono italiano, parlo piemontese e vivo qui da sempre”, dice con orgoglio. Eppure, nonostante tutto, racconta di essere spesso finito al centro di sospetti e accuse senza fondamento.

“Mi danno la colpa di tutte le cose brutte che succedono a Nizza”, confida. In passato era già stato accusato di molestie da una ragazza del paese: “Sto seguendo un percorso terapeutico, ma non ho fatto nulla di male”. Secondo lui, ogni volta che succede qualcosa di grave in paese, tocca a lui finire nel mirino.

Il peso del pregiudizio e la voglia di parlare

Carbone non nasconde l’amarezza per quanto successo. “La cosa peggiore è che nessuno ha mai dubitato della mia colpevolezza”. Negli ultimi tempi, dice, le sue presunte fragilità mentali sono diventate un pretesto per accusarlo. “Di colore, ovviamente”, aggiunge con un filo di amarezza. Nonostante tutto, non ha ancora querelato nessuno. “Le scuse sarebbero il minimo, ma un confronto sarebbe più utile. Vorrei poter spiegare chi sono davvero”.

La storia di Naudy Carbone mette in luce il tema della discriminazione razziale e i rischi di giudizi affrettati, alimentati da pregiudizi e paure collettive. Nel paese la tensione resta alta: molti ricordano ancora quella notte, quando una folla si era radunata sotto casa sua tra urla e minacce.

Indagini aperte e clima teso nel paese

Le indagini sull’omicidio di Zoe Trinchero hanno portato in breve tempo all’arresto di Alex Manna, che ha confessato il delitto. Gli inquirenti stanno ricostruendo le ultime ore della vittima e valutando se qualcuno abbia contribuito a diffondere false accuse. Nel frattempo, Carbone prova a tornare alla normalità: “Non mi sono mai sentito uno straniero qui. Solo ora mi sento davvero diverso”.

Nel piccolo centro dell’Astigiano, la comunità riflette sulle conseguenze di quella notte segnata dalla paura e dal sospetto. “Vorrei solo poter spiegare chi sono”, ripete Naudy Carbone. Ma non sa se avrà mai davvero questa possibilità.