Sfruttamento dei rider: in arrivo il controllo giudiziario per Foodinho-Glovo

Sfruttamento dei rider: in arrivo il controllo giudiziario per Foodinho-Glovo

Sfruttamento dei rider: in arrivo il controllo giudiziario per Foodinho-Glovo

Matteo Rigamonti

Febbraio 9, 2026

Milano, 9 febbraio 2026 – Il pubblico ministero Paolo Storari ha disposto oggi, con urgenza, il controllo giudiziario per caporalato su Foodinho, la società italiana di consegne a domicilio controllata dal gruppo spagnolo Glovo. La misura, presa nelle prime ore del mattino, riguarda tutta la rete dei rider: circa 40mila lavoratori attivi in Italia, secondo gli inquirenti. Al centro dell’inchiesta ci sono le condizioni economiche e contrattuali dei fattorini, che – dalle verifiche – avrebbero percepito paghe «sotto la soglia di povertà».

Caporalato a Foodinho: scatta il controllo giudiziario

Il provvedimento, firmato dal pm Storari e notificato alla sede milanese di Foodinho poco dopo le 9, prevede la nomina di un amministratore giudiziario che dovrà vigilare su come vengono reclutati e gestiti i rider. La misura si inserisce in un’inchiesta più ampia, aperta dalla Procura di Milano nel 2025, che ipotizza il reato di caporalato – cioè intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro – ai danni dei ciclofattorini impiegati per le consegne.

Dai documenti emerge che i rider sarebbero stati costretti a fare turni lunghi, con paghe minime spesso inferiori a quelle stabilite dai contratti collettivi. «Abbiamo trovato una compressione sistematica dei diritti», ha spiegato una fonte della Procura, «con pagamenti che in molti casi non superavano i 5 euro all’ora». Una cifra che, secondo l’Istat, è ben sotto la soglia di povertà relativa per un lavoratore in Italia.

Sindacati e istituzioni: ora servono risposte

La notizia del controllo giudiziario ha subito acceso le reazioni di sindacati e associazioni dei rider. «È un passo importante per difendere chi lavora ogni giorno sulle nostre strade», ha detto Nadia Rossi, segretaria nazionale della Nidil Cgil. «Denunciamo da tempo condizioni insostenibili. Ora vogliamo vedere fatti concreti anche da parte delle aziende».

Anche il ministro del Lavoro, Giovanni Orlando, ha chiesto «massima trasparenza» sulle condizioni di lavoro dei rider: «Il mondo del delivery non può essere una zona franca», ha detto nel pomeriggio, «occorre garantire diritti e tutele a chi lavora». In serata, una nota ufficiale di Glovo ha confermato la volontà di «collaborare pienamente con le autorità», sottolineando che «la sicurezza e il benessere dei nostri collaboratori sono una priorità».

40mila rider nel mirino: il fenomeno coinvolge tutto il Paese

Secondo la Procura, sono circa 40mila i rider coinvolti nelle attività di Foodinho-Glovo su tutto il territorio nazionale. La maggior parte lavora nelle grandi città – Milano, Roma, Torino, Napoli – ma il fenomeno riguarda anche centri più piccoli. I lavoratori, spesso giovani o stranieri, vengono reclutati tramite app e piattaforme digitali. «È una forza lavoro frammentata e difficile da proteggere», ha spiegato un rappresentante dell’Inps.

Le indagini hanno evidenziato diverse criticità: pagamenti a cottimo, mancanza di coperture assicurative adeguate, pressioni per accettare consegne anche con maltempo. Alcuni rider hanno raccontato agli investigatori di aver lavorato «anche dieci ore al giorno per meno di 40 euro». Una situazione che, secondo gli inquirenti, configura uno sfruttamento vero e proprio.

Cosa succederà adesso: controlli e amministratore giudiziario

Con la nomina dell’amministratore giudiziario – prevista nelle prossime ore – partiranno i controlli sui contratti dei rider e sulle procedure interne di Foodinho. L’obiettivo della Procura è far rispettare le leggi sul lavoro e fermare gli abusi. «Non è solo un’indagine penale», ha spiegato una fonte vicina al dossier, «ma un intervento per riportare condizioni di lavoro dignitose».

Nel frattempo, i rider continuano a pedalare per le strade delle città italiane. Alcuni si dicono «sorpresi ma fiduciosi» dopo la notizia del controllo giudiziario. Altri guardano al futuro con preoccupazione: «Speriamo che qualcosa cambi davvero», ha detto Marco, 27 anni, rider a Milano da più di due anni. La vicenda resta aperta: nei prossimi giorni sono attese nuove audizioni e sviluppi nelle indagini.