Roma, 10 febbraio 2026 – L’Italia scivola ancora nell’Indice di percezione della corruzione (Cpi) nel settore pubblico, il rapporto pubblicato oggi da Transparency International. Dopo il calo già registrato nel 2024, il punteggio passa da 54 a 53 punti nell’edizione 2025. Un dato che conferma la posizione del nostro Paese nella classifica mondiale: 52esima su 182. Nel Vecchio Continente, invece, l’Italia occupa il 19esimo posto su 27 Paesi, mentre la media europea si attesta a 62 su 100.
Italia ferma al 52esimo posto: numeri che non migliorano
Questa mattina sono stati resi noti i dati sull’Indice di percezione della corruzione. L’Italia resta inchiodata al 52esimo posto nella classifica globale che misura quanto il settore pubblico sia visto come corrotto. Un risultato che, come ha sottolineato il presidente di Transparency International Italia, Iole Anna Savini, “non si può ignorare: il trend negativo continua e la distanza dagli altri Paesi europei è ancora molto ampia”. Nel dettaglio, nell’Unione Europea, il nostro Paese è al 19esimo posto, lontano dalla media di 62 punti.
Confronto impietoso con Europa e Ocse
Guardando ai dati dell’Ocse, la situazione non migliora: l’Italia si piazza al 31esimo posto su 38 Paesi. Peggio di noi fanno solo Grecia, Slovacchia, Ungheria, Turchia, Colombia, Messico e Costa Rica. “Siamo ancora molto lontani dagli standard di un’economia avanzata”, ha ammesso un funzionario del Ministero della Giustizia, che ha voluto restare anonimo. In Europa occidentale, solo la Grecia ha un punteggio più basso.
Le ragioni del calo secondo Transparency International
Secondo Transparency International, il punteggio basso dell’Italia deriva da problemi strutturali ben radicati. “Ci sono ancora grosse lacune nella trasparenza della pubblica amministrazione e nella prevenzione dei conflitti di interesse”, si legge nel rapporto. Viene evidenziata anche la lentezza della giustizia e la difficoltà ad accedere alle informazioni pubbliche, elementi che pesano sulla percezione della corruzione. “Non si tratta solo di reati scoperti – spiega Savini – ma di fiducia che manca nelle istituzioni”.
Le reazioni: “Serve un cambio di mentalità”
Il dato ha subito acceso il dibattito a Palazzo Chigi e tra le associazioni civiche. “Prima di tutto serve un cambio di mentalità, non solo nuove leggi”, ha detto il senatore Francesco Verducci (Pd), da tempo impegnato nella Commissione Antimafia. Anche Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, ha commentato: “La lotta alla corruzione non si vince solo con le norme, bisogna rafforzare i controlli e investire nella formazione dei dipendenti pubblici”.
Quanto costa la corruzione all’Italia
Secondo la Corte dei Conti, la corruzione pesa sull’Italia tra i 60 e i 100 miliardi di euro ogni anno, tra mancati investimenti e sprechi. Una zavorra per le imprese e la qualità dei servizi pubblici. “Questa percezione negativa scoraggia gli investitori stranieri”, ha spiegato un esperto di Confindustria. Ma, come ricorda Transparency International, “la corruzione non è solo un problema economico: mina la fiducia dei cittadini e alimenta le disuguaglianze”.
Le richieste delle associazioni: più trasparenza e tutela per chi denuncia
Le associazioni che si battono per la legalità chiedono passi concreti: digitalizzare le procedure, proteggere chi denuncia il malaffare e prevedere sanzioni più severe per chi infrange le regole. “Non basta inasprire le pene – sottolinea Savini – bisogna rendere più facile segnalare senza paura di ritorsioni”. Il tema sarà al centro di un convegno organizzato da Transparency International a Milano il 15 marzo.
Il futuro: le riforme in arrivo
Il governo sta lavorando a una nuova legge sulla trasparenza negli appalti pubblici, che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri entro aprile. “L’obiettivo è adeguarsi agli standard europei”, spiega una fonte del Ministero dell’Economia. Solo così, dicono gli esperti, si potrà cambiare rotta e recuperare posizioni nella classifica mondiale. Per ora, però, l’Italia resta bloccata a metà strada: tra promesse di riforme e una realtà che fatica a cambiare.
