Federica Torzullo: l’ultima notte con Claudio Carlomagno e il dramma dei maltrattamenti

Federica Torzullo: l'ultima notte con Claudio Carlomagno e il dramma dei maltrattamenti

Federica Torzullo: l'ultima notte con Claudio Carlomagno e il dramma dei maltrattamenti

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Anguillara Sabazia, 10 febbraio 2026 – Federica Torzullo, 41 anni, è stata uccisa a coltellate dal marito, Claudio Carlomagno, la sera del 2 febbraio nella loro casa ad Anguillara Sabazia, alle porte di Roma. L’omicidio è avvenuto mentre la coppia stava per separarsi. Ora la Procura di Civitavecchia indaga per fare luce sui motivi dietro al gesto e capire se ci siano stati maltrattamenti precedenti, come sospettano gli inquirenti.

La notte dell’addio

Quella del 2 febbraio doveva essere l’ultima sera di Federica nella casa coniugale. Aveva già preparato le valigie: il giorno dopo sarebbe partita per un battesimo in Basilicata e, al ritorno, avrebbe lasciato la casa per trasferirsi dai genitori. Dopo anni di convivenza ormai solo di facciata, dal 2019 i due erano separati di fatto. “Non dormivano più insieme da almeno due anni”, si legge nell’ordinanza firmata dal gip Viviana Petrocelli, che ha disposto il carcere per Carlomagno.

Un movente da chiarire

Poche ore dopo l’arresto, Claudio Carlomagno ha confessato l’omicidio. Ha detto agli investigatori di aver agito “per paura di perdere la quotidianità con il figlio”, temendo che Federica volesse l’affidamento esclusivo del bambino. Ma questa versione non convince i familiari della donna, che – secondo gli avvocati – sospettano che Federica subisse maltrattamenti psicologici e forse anche fisici. “Non era solo una questione di affidamento”, ha raccontato una cugina fuori dalla chiesa durante i funerali, celebrati sabato scorso.

Gli accertamenti sui maltrattamenti

La Procura sta scavando proprio su questo fronte. Mercoledì scorso il figlio minorenne della coppia è stato ascoltato in un’audizione protetta al Tribunale dei Minori di Roma. Gli investigatori vogliono capire se il bambino abbia visto episodi di violenza o minacce contro la madre. “Stiamo raccogliendo ogni elemento per ricostruire la situazione familiare”, ha spiegato una fonte della Procura. Intanto sono emersi dettagli su presunte reazioni violente di Carlomagno anche sul lavoro: un cliente ha raccontato di essere stato minacciato verbalmente dall’imprenditore per un ritardo nei pagamenti. “Io non do fuoco, io vengo con la ruspa, è diverso”, avrebbe detto, secondo quanto riportato da Il Messaggero.

Una crisi che durava da anni

La relazione tra Federica Torzullo e Claudio Carlomagno era in crisi da tempo. Dal 2019 vivevano separati in casa, limitando al minimo i rapporti per il bene del figlio. Federica lavorava come ingegnere gestionale nel centro di smistamento delle Poste all’aeroporto di Fiumicino; Carlomagno era impegnato nell’azienda di famiglia. Nel 2022 Federica aveva iniziato una nuova relazione, ma era rimasta nella casa condivisa per non turbare il bambino e perché gli orari del marito erano più flessibili.

Negli ultimi mesi, però, Federica aveva deciso di cambiare. Aveva proposto un’alternanza nella casa familiare tra i genitori, con il figlio sempre sotto lo stesso tetto. Una scelta adottata da alcune famiglie in fase di separazione, ma che, secondo chi li conosceva, aveva acuito le tensioni tra i due.

Il paese sotto choc

La comunità di Anguillara Sabazia è ancora scossa. In paese si parla a bassa voce della tragedia. “Sembravano una famiglia normale”, ha detto una vicina incontrata ieri mattina davanti al palazzo dove vivevano i Torzullo-Carlomagno. I funerali, sabato scorso, si sono svolti nella chiesa parrocchiale, con una folla silenziosa e composta. Il parroco ha invitato a “non voltarsi dall’altra parte” davanti ai segnali di disagio nelle famiglie.

Intanto l’inchiesta va avanti. La Procura aspetta gli esiti delle audizioni e delle perizie per capire se si tratta di un femminicidio aggravato dai maltrattamenti. Solo allora si potrà dire se la morte di Federica Torzullo è stata la tragica conclusione di una lunga serie di soprusi mai denunciati.