Furti postali alla Camera: un allarme per la sicurezza dei deputati

Furti postali alla Camera: un allarme per la sicurezza dei deputati

Furti postali alla Camera: un allarme per la sicurezza dei deputati

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Roma, 10 febbraio 2026 – Da qualche giorno, entrare nella propria casella di posta interna alla Camera dei Deputati non è più una semplice formalità. I parlamentari devono farsi accompagnare da un addetto o chiedere la chiave per ritirare lettere, pacchi e inviti. Una scelta insolita, presa – spiegano fonti interne – dopo una serie di furti e smarrimenti che hanno colpito la corrispondenza degli onorevoli nelle ultime settimane.

Lettere sparite e furti: la Camera cambia le regole

La decisione è arrivata dopo che diversi deputati hanno segnalato la sparizione di oggetti e documenti dalle cassette postali. C’è chi ha atteso invii mai arrivati, chi ha visto sparire lettere già date per consegnate. Secondo fonti parlamentari, le denunce sono aumentate tra fine gennaio e inizio febbraio, spingendo l’amministrazione a correre ai ripari.

Fino a poco tempo fa, le chiavi delle cassette restavano infilate nella serratura, dentro l’area riservata ai deputati. Una prassi che doveva semplificare la vita, ma che ha finito per aprire la porta a intrusioni indesiderate. “Abbiamo notato la mancanza di lettere importanti”, racconta un deputato di maggioranza che ha chiesto l’anonimato. “Non è solo una questione di privacy: a volte si tratta di documenti riservati”.

Controlli serrati e chiavi sorvegliate

Ora ogni parlamentare deve rivolgersi all’addetto di Poste Italiane presente a Montecitorio per accedere alla propria posta. In alternativa, può richiedere la chiave personale, ma in quel caso dovrà ricordarsi di portarla sempre con sé. In ogni caso, l’apertura della cassetta avviene sotto lo sguardo del personale incaricato o, a volte, anche davanti ad altri colleghi.

“Non è questione di sfiducia tra di noi”, spiega un deputato dell’opposizione incontrato nei corridoi della Camera poco dopo mezzogiorno. “Ma se spariscono lettere o pacchi, qualcuno deve farsi carico. Questa soluzione, seppur scomoda, almeno mette un freno”.

Secondo quanto ricostruito da Il Fatto Quotidiano – che per primo ha raccontato la vicenda – la misura è stata concordata tra l’Ufficio di Presidenza della Camera e i responsabili del servizio postale interno. L’obiettivo è chiaro: evitare che chiunque possa aprire cassette non proprie e prendere corrispondenza destinata ad altri.

Reazioni tra fastidio e rassegnazione

Tra i deputati si respira un mix di fastidio e rassegnazione. Qualcuno si lamenta per la perdita di tempo: “Aspettare l’addetto ogni volta rallenta tutto”, confida una parlamentare della commissione Affari sociali. Altri fanno notare che si tratta di una misura temporanea: “Ci hanno detto che stanno cercando soluzioni più sicure”, aggiunge un esponente del gruppo misto.

Non sono mancati commenti ironici nei corridoi di Montecitorio. “Sembra di tornare a scuola”, scherza un deputato veterano, “quando dovevi chiedere il permesso per aprire l’armadietto”. Ma dietro la battuta si nasconde la preoccupazione per la sicurezza delle comunicazioni interne.

Indagini aperte e possibili novità

Per ora non ci sono denunce formali alle forze dell’ordine, ma l’amministrazione della Camera ha avviato un controllo interno per capire cosa sia successo negli ultimi episodi. Non è escluso – dicono fonti vicine al servizio postale – che si arrivi a installare telecamere o a introdurre cassette elettroniche con accesso personalizzato.

Nel frattempo, la vita dei deputati si è complicata. Niente più accesso libero alle lettere o ai pacchi recapitati in via della Missione 8. Solo così si capirà se il nuovo sistema riuscirà davvero a mettere fine ai piccoli furti che hanno agitato le ultime settimane in Parlamento.