Milano, 10 febbraio 2026 – Vladyslav Heraskevych, atleta ucraino di skeleton e uno dei portabandiera dell’Ucraina ai prossimi Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina, ha denunciato oggi il divieto imposto dal Comitato Olimpico Internazionale sull’uso di un casco personalizzato, pensato per ricordare gli atleti ucraini caduti durante la guerra con la Russia. La decisione, arrivata dopo le prime prove sulla pista olimpica, ha scatenato reazioni immediate sia tra gli sportivi sia tra i rappresentanti ucraini.
Il casco vietato, un tributo che non passa
La storia è venuta fuori stamattina, quando Heraskevych – 25 anni, di Kiev – ha postato su Instagram la sua versione. “Il CIO ha vietato l’uso del mio casco durante allenamenti ufficiali e gare”, ha scritto. Il casco mostrava i volti di alcuni sportivi ucraini morti dal momento in cui è iniziata la guerra. Un modo, ha spiegato lui, per “onorare chi non potrà più gareggiare”.
Il casco, disegnato da un artista di Leopoli, porta i ritratti stilizzati di cinque atleti ucraini – tra cui il calciatore Vitalii Sapylo e la ginnasta Kateryna Dyachenko – caduti durante l’invasione russa. “Una decisione che spezza il cuore”, ha confessato Heraskevych sui social. “Sembra che il CIO stia tradendo quegli atleti, negando loro l’ultimo saluto nel luogo dove avrebbero voluto essere”.
Il precedente a Pechino e la posizione del CIO
Non è la prima volta che Heraskevych si fa sentire sui temi legati al conflitto. Nel febbraio 2022, ai Giochi di Pechino, aveva mostrato uno striscione con scritto “No alla guerra in Ucraina” dopo la sua discesa, attirando l’attenzione internazionale. All’epoca il gesto era stato tollerato, con il CIO che aveva riconosciuto la natura pacifica della protesta.
Questa volta, però, la risposta è stata diversa. Secondo il Kyiv Independent, il Comitato Olimpico Internazionale ha motivato il divieto con la necessità di mantenere la neutralità politica nelle competizioni. Una posizione ribadita ieri sera in una nota: “Le regole olimpiche vietano qualsiasi messaggio politico o commemorativo sulle attrezzature da gara”.
Reazioni da Kiev e dal mondo sportivo
La notizia si è diffusa rapidamente su media ucraini e internazionali. Il ministro dello Sport ucraino, Vadym Huttsait, ha parlato di “profonda delusione” per la scelta del CIO, sottolineando come “ricordare gli atleti caduti è un dovere morale, prima ancora che sportivo”. Sui social, i tifosi hanno mostrato solidarietà a Heraskevych con l’hashtag #HonorOurAthletes.
Anche altri atleti hanno commentato. La pattinatrice tedesca Anna Seidel ha detto: “Capisco le regole, ma ci sono momenti in cui lo sport dovrebbe fare un’eccezione”. Più prudente il presidente della Federazione internazionale di skeleton, Ivo Ferriani, che ha chiesto “rispetto per le norme olimpiche”, pur riconoscendo “la delicatezza del tema”.
La neutralità olimpica sotto la lente
La vicenda riapre il dibattito sulla neutralità olimpica in tempo di guerra. Da un lato, il CIO insiste sull’importanza di tenere lo sport lontano dalle tensioni politiche. Dall’altro, cresce la pressione perché le istituzioni sportive riconoscano il peso umano dei conflitti. L’Associazione Atleti Ucraini stima che siano almeno 400 gli sportivi ucraini morti o feriti dall’inizio della guerra nel 2022.
Intanto Heraskevych si prepara a scendere in pista con un casco neutro, fornito dagli organizzatori. “Non smetterò di ricordare chi non c’è più”, ha detto ai giornalisti a Cesana Torinese dopo l’allenamento. “Anche senza immagini o simboli, porterò con me la loro memoria”.
Clima teso nel villaggio olimpico, ma senza proteste ufficiali
Nel villaggio olimpico di Milano Cortina si respira un’atmosfera tesa, ma controllata. Gli atleti ucraini hanno deciso di non organizzare proteste ufficiali, almeno per ora. Fonti vicine alla delegazione non escludono però iniziative simboliche nei prossimi giorni.
La cerimonia d’apertura è prevista per venerdì 13 febbraio alle 20:30 allo Stadio San Siro. Heraskevych sfilerà comunque come portabandiera dell’Ucraina. “Sarà un momento difficile”, ha ammesso ieri sera davanti ai compagni di squadra. “Ma dobbiamo restare uniti e mostrare al mondo chi siamo”.
