Iran chiude gli accessi al sito nucleare di Isfahan: paura di un attacco?

Iran chiude gli accessi al sito nucleare di Isfahan: paura di un attacco?

Iran chiude gli accessi al sito nucleare di Isfahan: paura di un attacco?

Matteo Rigamonti

Febbraio 10, 2026

Teheran, 10 febbraio 2026 – Le ultime immagini satellitari mostrano che gli ingressi ai tunnel del sito nucleare di Isfahan, in Iran, sono stati completamente interrati. La notizia, rilanciata dai media israeliani come Times of Israel e i24, arriva dopo il lavoro dell’Istituto per la Scienza e la Sicurezza Internazionale di Washington, che da tempo tiene d’occhio le attività nucleari iraniane. Secondo gli esperti, questa mossa riflette una crescente preoccupazione di Teheran per possibili attacchi contro l’impianto.

Tunnel sigillati: le immagini che parlano chiaro

Le foto, scattate domenica mattina e analizzate dagli specialisti americani, mostrano che due ingressi ai tunnel sono “completamente coperti”. Il terzo, che si trova nella parte nord del complesso di Isfahan, è invece protetto da “ulteriori misure passive”, spiegano i ricercatori. Un dettaglio importante: “Non si vede più movimento di veicoli agli ingressi”, si legge nel rapporto. Il sito, noto per la produzione di gas di uranio destinato alle centrifughe, ora sembra isolato e ben difeso.

Paura di attacchi, Isfahan si chiude

Secondo l’istituto di Washington, sigillare gli accessi serve a proteggersi da possibili attacchi aerei o incursioni da parte di Stati Uniti o Israele. “Riempire i tunnel aiuta a smorzare eventuali bombardamenti”, spiegano gli analisti, “e complica l’ingresso via terra in caso di raid delle forze speciali per prendere o distruggere l’uranio altamente arricchito che potrebbe esserci dentro”. Non è la prima volta che si vedono mosse del genere: “Preparativi simili sono stati notati prima dell’Operazione Midnight Hammer”, ricordano dall’istituto, riferendosi agli attacchi che colpirono gli impianti di Fordow, Natanz e Isfahan.

Teheran si prepara: rifugi e scorte in città

Non solo Isfahan. Nelle ultime settimane, il governo iraniano ha preso una serie di misure di difesa anche nella capitale. Secondo fonti locali, 82 stazioni della metropolitana di Teheran sono state trasformate in rifugi d’emergenza, con scorte di attrezzature essenziali. Una mossa che ricorda quella fatta prima dell’Operazione Rising Lion, quando la tensione con Israele era alta. “Abbiamo messo da parte cibo e acqua nelle stazioni più centrali”, ha detto un funzionario municipale, che ha chiesto di restare anonimo.

Carburante a portata di mano

Un’altra novità riguarda la logistica: fonti iraniane riferiscono che sono pronti camion pieni di carburante, da usare come depositi mobili in caso di attacco. L’obiettivo è assicurare che i servizi essenziali non si fermino, anche se le forniture dovessero subire interruzioni prolungate. “Abbiamo imparato dalle crisi passate”, ha raccontato un dirigente del Ministero dell’Energia, “ora ci prepariamo a tutto”.

Tensioni in aumento: il quadro internazionale

Il rafforzamento delle difese attorno al sito di Isfahan arriva in un momento teso per tutta la regione. Negli ultimi mesi, Iran e Israele si sono scambiati accuse e si teme un’escalation militare. Gli Stati Uniti hanno più volte manifestato preoccupazione per il programma nucleare iraniano, chiedendo maggiori controlli sui siti sensibili. Da Teheran, però, nessuna dichiarazione ufficiale sulle ultime misure. Tra la gente del posto, qualche voce che racconta il clima: “C’è tensione nell’aria”, dice un commerciante del quartiere Shahin Shahr, “ma ormai ci siamo abituati”.

Isfahan, crocevia della strategia nucleare

L’impianto di Isfahan è un punto chiave per la filiera nucleare iraniana. Qui sono partite le prime fasi della produzione di gas di uranio per l’arricchimento. Le misure adottate oggi ricordano quelle viste prima degli attacchi del 2022 e del 2024, quando la minaccia di raid aveva spinto le autorità a blindare i siti più delicati. Resta da vedere se questa nuova ondata di precauzioni durerà o se è solo una reazione temporanea a segnali di allarme dall’estero.

Per ora, le immagini satellitari sono chiare: Isfahan è sotto stretta protezione. E l’atmosfera nella regione resta sospesa tra attesa e inquietudine.